Ma che diavolo succede a Rai Sport? I giornalisti sono in rivolta contro il direttore Paolo Petracca e hanno ritirato le firme e annunciato scioperi alla fine dei Giochi. Sotto accusa gli svarioni del direttore durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, che avrebbero “recato danno nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento”. Ma non solo, la Rai ha incassato anche una pesante sconfitta nella guerra con Mediaset per i diritti televisivi del tennis. Il biscione si sarebbe infatti accaparrato i diritti per la trasmissione delle Atp Finals di Torino, soffiandoli alla Rai che li deteneva fino a questo momento. Nel momento di massima popolarità in Italia del tennis, quando i nostri connazionali vincono in lungo e in largo, la tv di Stato perde i diritti di una delle competizioni principali, che si gioca tra l'altro proprio in Italia. Lo scorso novembre la finale delle Finals di Torino aveva fatto volare Rai 1 a quasi 5 milioni e mezzo di spettatori con il 28,7% di share.
Ma il problema è più profondo. Da decenni ormai la Rai sta infatti assistendo a progressivo depauperamento del suo palinsesto sportivo. La Serie A non è in chiaro ormai dagli anni '90, e da qualche anno Coppa Italia e Supercoppa Italiana sono passate a Mediaset. F1 e MotoGp sono finite a Sky all'inizio degli anni 2010, e ora anche il tennis sulla tv di Stato è ridotto all'osso. I tornei dello Slam sono divisi fra Sky e Eurosport, la Coppa Davis è di SuperTennis. A rai Sport era rimasta fino allo scorso anno, oltre alla Finals ora perse, la possibilità di trasmettere una partita al giorno degli Internazionali di Roma, che resta da vedere se verrà confermata.
Alla Rai sono rimaste le principali discipline olimpiche: i mondiali e gli europei di atletica e nuoto, la Coppa del Mondo di sci, il ciclismo sempre in condivisione con Eurosport.
Addirittura per quanto riguarda le Olimpiadi, l'evento nazionalpopolare per eccellenza, la Rai non ha mai acquisito negli ultimi anni in prima battuta i diritti tv. Dal 2018 sono in mano a Warner Bros. Discovery. Ma il Cio, con un accordo, ha deciso di assegnare i diritti anche al gruppo Ebu (European Broadcastin Union), che riunisce le reti pubbliche europee. Le due società avevano presentato un’offerta congiunta valida per 49 Paesi europei, Italia compresa. La Rai quindi, come tutte le altre emittenti pubbliche europee, trasmetterà un numero limitato di ore in chiaro: 250 complessive in tutta l’edizione. Questo costringe spesso a saltare da un evento all'altro, tagliando le premiazioni o spezzoni di gara e rischiando di perdersi alcuni dei momenti salienti.
La prossima partita ora sarà quella riguardante i Mondiali di calcio che si giocheranno questa estate. Dove la Rai si lotterà i diritti con Mediaset, Sky e Dazn.
Ma la provocazione è, in questi termini Rai Sport ha ancora senso di esistere? Che servizio pubblico offre la rete sportiva della tv di Stato se non riesce a garantire la trasmissione degli eventi di maggiore interesse? Se non riesce quantomeno a garantire agli italiani di vedere l'Italia vincere? Se per la maggior parte dell'anno al canale 58 sono relegati eventi “minori” per visibilità e audience? Rai Sport sta perdendo il suo obiettivo di democraticizzare lo sport, ormai largamente in mano alle pay tv e alle private. L'impressione è che a viale Mazzini siano rimasti con il cerino in mano, e a partire dalla direzione potrebbe essere l'ora di un ampio rinnovamento.