Una ventiquattr’ore perfetta, ma dal risultato deludente. Valentino Rossi a Spa ha dato tutto, come sempre, ma sotto la bandiera a scacchi il risultato è lontanissimo da quello sperato. Fa specie, soprattutto perché parliamo di un sesto posto assoluto, prima delle BMW in pista. Succede ancora una volta, a testimonianza del livello altissimo raggiunto dal Doc anche con le quattro ruote.
Ma quando lotti per la vittoria e alla fine arrivi lontano, senza possibilità di attaccare, funziona così. Al termine della gara regna un consapevole disappunto perché, fino alle luci dell’alba, nell’impresa l’equipaggio #46 del team BMW WRT ci aveva sperato davvero.
Nessuna sbavatura per nessuno dei tre piloti - Rossi, Harper ed Hesse -, nonostante delle condizioni praticamente al limite: 35 gradi la temperatura esterna, 55 quelli dell’asfalto, valori pazzeschi che a Spa non si erano mai visti. Nella prima parte hanno attaccato, poi si sono difesi e, nella notte, è stato proprio Valentino a stupire tutti quanti: per quasi un’ora si è tenuto alle spalle la Mercedes di Jules Gounon, tra i migliori piloti delle GT e compagno di squadra di Max Verstappen al Nurburgring, senza lasciare aperto nemmeno uno spiraglio.
Sembrava il Rossi dei tempi d’oro per difesa, nervi saldi e soprattutto per lucidità strategica. Uno stint spettacolare, oltretutto su pista bagnata, che una volta per tutte ha testimoniato i grossi passi in avanti fatti dall’italiano, non più un “Pro” a metà.
Poi sono arrivati l’alba e il sole, che hanno arrestato la cavalcata della BMW M4 GT3 dai dettagli giallo fluo. Il ritmo dei piloti e delle macchine finite davanti era inarrivabile, rispettivamente Porsche, Mercedes e Ferrari, con l’equipaggio che ha dovuto amministrare fino allo sventolare della bandiera a scacchi.
“Sono felice perché abbiamo fatto davvero un grande lavoro”, ha poi raccontato Rossi una volta terminata l’azione in pista, come riportato da Sky Sport. “È stata una gara praticamente perfetta e avevamo tutte le ragioni per sognare un grande risultato. Quando mi sono svegliato domenica mattina eravamo in testa alla corsa ed è stata una sensazione fantastica”. Momenti che ricorderà per sempre, anche perché in questi primi 4 anni in macchina mai era riuscito a battagliare per la vittoria nella classica belga.
“Poi, però, è stato davvero un peccato perché, con l’asciutto e in condizioni normali, semplicemente non avevamo il passo per lottare per la vittoria o anche solo per il podio. È stato deludente”.
A separare l’equipaggio da quella vittoria tanto sperata meno di un minuto, con 541 giri percorsi. Un nulla per una ventiquattr’ore che, in più, si è rivelata una delle edizioni più combattute degli ultimi anni. Rossi lo sa e, nonostante il disappunto, rimane comunque la soddisfazione per quanto realizzato: “Il team e i miei compagni hanno fatto un lavoro straordinario e io mi sono davvero divertito”.
Alla vigilia del weekend aveva detto di voler migliorare nelle Endurance, un tassello che ancora gli mancava rispetto alle gare Sprint in cui, fin dagli esordi, è sempre stato competitivo. Il risultato finale non lo premia, ma il modo di correre è stato memorabile. Che spettacolo, ancora una volta.