Silenzioso. Chirurgico. Quasi invisibile finché non guardi il tabellone dei risultati e la storia sportiva che ha scritto. Signori, ogni volta che Davide Brivio tocca qualcosa che abbia a che fare con le motociclette da corsa, quel qualcosa diventa oro. Ma più che a Re Mida, uno così fa pensare a Menandro e a quel frammento famosissimo scritto nel IV Secolo avanti Cristo che suonava più o meno così: com’è graziosa l’umanità, quando l’uomo è davvero umano. L’italiano tornato alle motociclette dalla porta americana di Trackhouse è – ormai possiamo dirlo senza possibilità di smentita – il simbolo di quella specie rara di leader che non ha bisogno di promuoversi e celebrarsi o di recitare la parte del guru motivazionale con l’ego ipertrofico. Persone che scelgono l’umiltà come postura e la programmazione rigorosa come unico setting che funziona sempre. Insomma: successo costruito un millimetro alla volta.
Fino a ottenere qualcosa di impensabile: vincere in MotoGP, facendo primo e secondò, a Assen, con due piloti giovani e una squadra nata da poco e presa per mano da due stagioni. Ecco perché nella sala stampa di Assen, Davide Brivio è stato la star. “L’anno prossimo – ha detto – sarò altrove e quindi sono meno coinvolto in maniera diretta. Però è interessante ricapitolare un po’ tutto il progetto: nel 2024 abbiamo fatto un rinnovo dei piloti, puntando su Raul e poi rinfrescando il progetto con un rookie come Ai Ogura. Grazie anche a Aprilia, Raul era arrivato a vincere una gara già nella scorsa stagione, ora è arrivato anche Ai. Ecco, ora si sta realizzando quel progetto: avere due piloti in grado di lottare sempre per il podio. Ora abbiamo metà stagione per provare a divertirci”.
Insomma, se tutti sono sorpresi dalla crescita di Trackhouse Racing e dei suoi piloti, Davide Brivio sembra colui che invece sapeva già tutto. Perché prevede il futuro? No, ma perché la sua carriera e la sua storia, insieme al suo modo, gli hanno insegnato sin dai tempi della scommessa folle con Valentino Rossi in Yamaha, che la cosa da fare è sempre e solo una: sognare e poi lavorare per realizzare quel sogno. “I nostri piloti parlano di possibilità di vincere il mondiale? Di piloti in lizza ce ne sono diversi – ha detto ancora Brivio – Marc Marquez, che ha recuperato sessanta punti in due gare, ha dato una speranza a tutti anche se lui è, appunto, Marc Marquez. Una decina di sono in corsa. Ogura, ad esempio, non abbiamo bisogno di caricarlo. Raul Fernandez ha un carattere diverso: meritava la pole e era molto arrabbiato, però abbiamo lavorato per trasformare quella rabbia in energia positiva”.
La psicologia a uno così lo definirebbe maestro di intelligenza emotiva applicata. La vera forza non è il comando, ma una sintonizzazione affettiva millimetrica: Davide Brivio, come poi ha spiegato anche a Sky lo stesso Raul Fernandez, tocca le corde più profonde dell’umano: vulnerabilità e ambizioni. Che sono quelle che muovono davvero le persone. Davide Brivio, per dirla poetica, crea dedizione e, inevitabilmente, si ritrova a riscuotere successi.
“In questo momento – conclude Brivio dalla sala stampa di Assen – non oso neanche sognare un titolo mondiale MotoGP. Non dimentichiamoci che piloti ci sono lassù, ma è bello per tutti vedere un po’ cosa succederà e noi saremo lì: non è che ci arrendiamo. Andremo sempre in pista a giocarci le nostre carte ogni volta. La cosa bella di quest’anno è che già dal giovedì ci è chiaro che c’è la possibilità di fare bene ogni week end. Dobbiamo solo andare avanti così, portando a casa ogni volta quello che si può. E’ chiaro, poi, che in giornate come oggi ci divertiamo tanto: vincere è vincere”.