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6 giugno 2026

L'epidemia di ritiri al Roland Garros non è normale. Con Arnaldi è record, ma perché?

  • di Michele Larosa Michele Larosa

6 giugno 2026

13 abbandoni in totale, 10 solo tra gli uomini. Un'edizione segnata dal caldo estremo e dal calendario che ha presentato il suo conto. I dati raccontano un torneo fuori dall'ordinario, e il caso Arnaldi ne è il manifesto

Foto di: Ansa

L'epidemia di ritiri al Roland Garros non è normale. Con Arnaldi è record, ma perché?

Dopo Matteo Berrettini, anche Matteo Arnaldi. Due Matteo accomunati da un destino similmente crudele, fermati sul più bello, non dall'avversario ma da un nemico invisibile e letale, il proprio stesso fisico. Arnaldi non è potuto scendere in campo contro Flavio Cobolli alla semifinale del Roland Garros, regalando al romano la top 10 e la prima finale Slam. La notte, dice, è stata un calvario: vomito ripetuto, brividi, febbre, impossibilità di mangiare. "Ogni volta che mi alzavo mi sentivo male, credo sia una sorta di virus". Quello di Arnaldi diventa il nono abbandono tra gli uomini di questa edizione — e il tredicesimo in totale sommando le donne. Un numero che non si vedeva da oltre cinquant'anni.

Da un'analisi delle statistiche il 2026 pareggia il 1971 come totale assoluto di abbandoni in una singola edizione del Roland Garros, con 13. Ma c'è una differenza fondamentale: i sette walkover (i giocatori ritirati prima e non durante un match) di quell'edizione erano in gran parte assenze politico-logistiche di giocatori dei paesi dell'Est che non riuscivano a ottenere i visti di uscita. Con 10 ritiri puri durante i match, il 2026 si avvicina pericolosamente al record assoluto di ritiri mid-match del 2006, quando furono 11, pur non superandolo. È comunque l'edizione più travagliata della storia moderna del torneo, davanti al 2022 con 10 e al 2007 con 9. Una statistica che non tiene conto tra l'altro del caso di Sinner, che il suo match lo ha comunque portato a termine.

Jannik Sinner al Roland Garros
Jannik Sinner al Roland Garros Ansa

Analizzando poi la lista dei ritiri, si distinguono chiaramenti i grandi fattori che hanno trasformato questo Roland Garros in un'ecatombe.
Il primo è il caldo, un problema che si era già palesato durante gli Australian Open e che rischia di imporre delle variazioni al calendario tennistico. L'ondata di calore che ha investito Parigi tra il 23 e il 25 maggio ha registrato temperature fino a 10-15 gradi sopra la media stagionale, con massime tra i 33 e i 36°C. La "heat dome" che ha bloccato l'aria calda sull'Europa occidentale è stata aggravata, secondo il network scientifico ClimaMeter, dal cambiamento climatico di origine antropica. L'ATP aveva introdotto nuove norme per il 2026, ma il Roland Garros, come tutti gli Slam, non è vincolato dal regolamento ATP e segue la propria Extreme Weather Policy. Il risultato è stato che nelle prime tre giornate quattro giocatori si sono ritirati nel solo singolare maschile, con malori che hanno coinvolto anche raccattapalle e spettatori.
Il secondo fattore sono gli infortuni da campo. Certo, una motivazione del tutto normale ma che a Parigi ha avuto cause del tutto eccezionali. Come la distorsione di Blockx, inciampato su un telone antipioggia in allenamento, o la caduta di Sönmez su un pannello pubblicitario Lacoste a bordocampo...
Infine c'è l'ormai onnipresente problema del logorio da calendario. Il caso Berrettini e la sua via crucis di infortuni è l'emblema di una generazione di giocatori che portano i segni di carriere estenuanti. Kokkinakis, a 30 anni, si è fermato per l'ennesima volta sullo stesso pettorale operato. E poi c'è Arnaldi, che in questo torneo aveva giocato 19 ore e 42 minuti complessivi nei suoi cinque match prima della semifinale, il percorso più lungo di qualsiasi giocatore per arrivare a una semifinale in uno Slam da quando esiste il cronometraggio ufficiale. Un record assoluto nell'era moderna. Il medico-fisiatra Andrea Bernetti, interpellato dall'Adnkronos, ha spiegato con precisione cosa accade a un organismo in queste condizioni. Dopo uno sforzo massimale prolungato si verifica un crollo ormonale: i livelli di cortisolo e adrenalina schizzano verso l'alto mentre crollano i linfociti e le immunoglobuline di tipo A, quelle che proteggono le pareti intestinali dai virus. Si crea così una finestra temporale in cui l'atleta è paradossalmente molto più vulnerabile alle infezioni rispetto a una persona sedentaria. A questo si aggiunge un fenomeno chiamato "gut permeability": durante lo sforzo intenso il sangue viene dirottato verso i muscoli, impoverendo l'intestino di ossigeno e danneggiando le giunzioni proteiche che sigillano la mucosa. Il risultato è che batteri, tossine e virus trovano una porta aperta. "Era dal 1992 che un atleta non giocava così tanto in un torneo Slam", conclude Bernetti. "Il suo fisico è stato veramente portato al limite".

Il caso di Arnaldi, quello di Sinner e gli altri ritiri e malori parigini, sono uno specchio per lo sport moderno. "È difficile dire cosa, e se, si sarebbe potuto fare di diverso", ammette il medico Bernetti. Il simbolo di un'intera edizione del Roland Garros, bella, pazza e maledetta, un torneo in cui il vero avversario, spesso, non era dall'altra parte della rete.

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