È l’Italia di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Roberto Vannacci. È l’Italia di destra, che celebra il diverso quando fa comodo, chiudendo un occhio per la gloria, spesso dinanzi a successi di atleti che non corrispondono all’identikit europeo per eccellenza. È l’Italia dell’incoerenza, ma questo di certo non lo scopriamo oggi. D’altronde a Jannik Sinner non è bastato nemmeno essere bianco per scacciare l’arrogante presunzione dei tuttologi. Categoria spietata che troverà sempre cavilli, se non in qualche errore di grammatica, in un accento marcato o una residenza oltre confine. Un genitore straniero, allenamenti all’estero. Per che cosa poi? Il senso ultimo di appartenenza a un Paese non si ottiene necessariamente da un certificato di nascita.
Oggi va a Sara Curtis l’onere e l’onore di ricordarci tutto questo. Come se l’identità nazionale fosse un promemoria qualunque, inamovibile e univoco, cosa che chiaramente non è ma che a qualcuno piacerebbe tanto che lo fosse. Di papà italiano e mamma nigeriana, la classe 2006 di Savigliano, Piemonte, si è presa con forza il record mondiale nei 50 dorso agli Europei di Parigi. 26"63 il tempo sul cronometro, un risultato che supera di 23 centesimi quello ottenuto dall’australiana Kaylee McKeown nell'ottobre del 2023.
Con l’oro appena vinto in vasca quattro, la giovanissima stella del nuoto azzurro sigla una finale da capogiro migliorandosi ancora: è un 26”56 che la consacra ulteriormente tra i grandi. Ribadisce così, con i fatti e il tricolore sul gradino più alto, l’orgoglio sportivo nazionale, la disciplina, il sacrificio. E noi, comodamente da casa, ci chiediamo che senso abbia, ogni volta, fare polemica o rievocare caratteristiche fenotipiche di fronte all’avverarsi di sogni, alla riscrittura di pagine di sport. Al sorriso genuino di una ragazza che vede concretizzarsi il frutto del proprio duro lavoro. Comodamente da casa, ci arrovelliamo sul significato ultimo di grandi storie come questa e di come, in modo simile alla migliore delle partite di Monopoli, torniamo alla casella di partenza.
Un’acqua inizialmente troppo fredda da immergersi, la accoglie a livello juniores e la veste prevalentemente d’oro. Poi il debutto agli Europei in vasca corta in Romania nel 2023 e l’Olimpiade parigina con la staffetta 4x100 stile libero. Successivamente, Sara non tarda a scontrarsi con il muro di Federica Pellegrini: in occasione degli Assoluti 2025, nei 100 stile libero segna un 53”01 che traccia una riga sul tempo della Divina, ferma a 53”18.
Il recente trasferimento negli Stati Uniti rappresenta un passo importante, con studi e allenamenti presso l’Università della Virginia, sotto la guida attenta di coach Todd De Sorbo. E chissà se qualcuno a Roma non si sia già lamentato. Il primo Mondiale arriva sempre lo scorso anno, a Singapore, dove diventa la prima italiana a qualificarsi in una finale dei 100 stile libero, chiusa poi all’ottavo posto.
In terra francese, oltre alla storica vittoria nei 50 dorso, si è aggiudicata un bronzo nei 100 metri stile libero e un argento nella 4×100 stile libero, prendendosi di diritto un posto nell’album dei ricordi, in attesa di quello che sarà un brillante futuro.
Prima di lei, diversi sono stati i destinatari di applausi da tutta Italia e da esponenti volta faccia, con Paola Egonu a fare da voce assoluta (e veritiera) de “l’Italia è un Paese razzista”.
Sarà che non siamo più capaci di gioire dei trionfi degli altri, che ci annoiamo senza nulla da ridire anche dinanzi al più inattaccabile dei lieti eventi. Sarà che l’Italia una questione irrisolta con il passato ce l’ha eccome e affrontarla significherebbe ammettere responsabilità, riconoscere violenze, accettare tracce che continuano imperterrite a contaminare la nostra società.
Sarà che arriveranno i complimenti da chi di nuoto non ne capisce nulla e di orgoglio italiano - quello vero - ancora meno. Sta di fatto che a Parigi, il nuoto italiano trova conferma in una leader carismatica, che nella piccolezza dei suoi sedici anni racchiude la forza adulta di chi non rincorre ma perseguita i propri sogni. Nel nome di una passione e di un rigore che si sposano alla perfezione con l’umiltà di mamma Helen, in modalità ballerina sugli spalti per festeggiare la figlia, e di papà Vincenzo, attonito per quanto appena accaduto. Questo è il vero motore di tutto.