Se non è un terremoto poco ci manca. Uefa, Concacaf e Confederazione asiatica chiedono un cambio di leadership alla Fifa e discutono perfino competizioni alternative. Intanto il fondo sovrano saudita Pif porta sotto il proprio controllo Electronic Arts, proprietaria di Ea Sports Fc, il videogioco di calcio più popolare del pianeta. Questo doppio fronte racconta una guerra di potere che ormai unisce sport, politica e industria dell’intrattenimento. Andiamo con ordine. La rottura è arrivata da uno degli uomini più influenti del calcio asiatico. Lo sceicco Salman bin Ibrahim Al Khalifa, presidente della Confederazione asiatica, ha firmato insieme al numero uno della Uefa Aleksander Ceferin e al presidente della Concacaf Victor Montagliani una lettera aperta che chiede di fatto le dimissioni di Gianni Infantino. Secondo il Guardian, il documento rappresenta l’escalation più pesante dello scontro nato dopo il fallimento del progetto Football Forward Enterprise, il piano sostenuto privatamente dal presidente della Fifa che prevedeva la vendita di una quota degli interessi economici legati al Mondiale. Le tre confederazioni accusano Infantino di avere rotto il rapporto di fiducia con le federazioni e di avere agito senza un mandato collettivo. La frase centrale della lettera è politica prima ancora che sportiva: “Serve una leadership che sia al servizio del calcio, non che cerchi di comandarlo”. Il Guardian scrive che Uefa, Afc e Concacaf hanno già avviato discussioni preliminari su competizioni alternative e che resta sul tavolo perfino l’ipotesi di boicottare eventi Fifa. Il caso più immediato riguarda il Mondiale femminile Under 20 del prossimo mese, che potrebbe disputarsi senza le nazionali europee. Le federazioni chiedono inoltre una revisione indipendente, affidata a un organismo esterno al calcio, e sostengono che la risposta di Infantino abbia trattato la crisi come un problema di comunicazione invece che come un errore di giudizio.
Il presidente della Fifa, scrive ancora il Guardian, non avrebbe finora convocato un confronto chiarificatore con le federazioni più critiche, mentre all’interno della Concacaf quasi tutti i membri, con l’eccezione del Messico, si sono schierati per un cambiamento della governance. Mentre il vertice della Fifa vacilla, un’altra mossa cambia il rapporto di forza tra calcio e industria dell’intrattenimento. La Bbc ha riferito che il fondo sovrano saudita Pif, insieme ad altri investitori, ha finalizzato l’acquisto di Electronic Arts per 55 miliardi di dollari. L’operazione porta sotto controllo saudita il gruppo che pubblica Ea Sports Fc, l’erede della storica serie Fifa, oltre a The Sims, Battlefield e Mass Effect. Andrew Wilson resterà amministratore delegato, ma la società uscirà dalla Borsa e sarà gestita come azienda privata. Per gli analisti citati dalla Bbc il punto non è soltanto finanziario. Ea ha venduto più di 325 milioni di copie dei suoi giochi calcistici dal 1993 e mantiene rapporti commerciali con circa 750 club e 35 leghe professionistiche. George Osborn, autore di un saggio sui videogiochi e il potere globale, sostiene che l’acquisizione rappresenti soprattutto un investimento di soft power: non solo profitti, ma accesso diretto a una piattaforma capace di raggiungere miliardi di persone. Il PIF, controllato dal principe Mohammed bin Salman, ha già investito nel Newcastle, nella Saudi Pro League e negli esports. Con Ea ottiene un collegamento permanente con il pubblico che vive il calcio attraverso console, smartphone e streaming. L’operazione ha però acceso proteste tra alcuni giocatori e associazioni, preoccupati per possibili effetti sulle scelte creative, sulla rappresentazione delle minoranze e sulla libertà espressiva dei franchise più popolari. Le due vicende, lette insieme, raccontano un passaggio che va oltre la crisi personale di Infantino. Da una parte le principali confederazioni discutono nuove competizioni e mettono in discussione l’autorità della Fifa; dall’altra l’Arabia Saudita consolida la propria presenza nel punto in cui calcio, tecnologia e cultura popolare si incontrano.
È questo il paradosso del momento: il presidente che ha costruito il proprio potere sull’espansione globale della Fifa si ritrova contestato da alleati decisivi, mentre il Paese che ospiterà il Mondiale 2034 aumenta il proprio peso economico sul videogioco di calcio più diffuso al mondo. Secondo il Guardian, le candidature alternative alla presidenza Fifa dovranno emergere entro il 18 novembre e Montagliani viene considerato uno dei nomi possibili. Non è ancora una resa dei conti definitiva, perché Conmebol e Confederazione africana hanno confermato il loro sostegno a Infantino. Tuttavia il fronte aperto da Uefa, AFC e Concacaf ha rotto un equilibrio che sembrava solido. In pubblico si parla di trasparenza, governance e responsabilità; in privato si combatte per il controllo del calendario, dei diritti commerciali e del futuro del calcio internazionale. Intorno alla Fifa oggi c’è una guerra di potere che coinvolge federazioni, governi, fondi sovrani e piattaforme digitali. E il fatto che lo scontro si giochi contemporaneamente nelle stanze della politica sportiva e dentro il videogioco che per milioni di persone coincide con il calcio rende il caos ancora più profondo. Per questo la crisi non appare più episodica: è una partita mondiale nella quale potere sportivo, finanza saudita e intrattenimento digitale avanzano ormai sullo stesso campo in parallelo.