In questo avvio di stagione, Kimi Antonelli non smette mai di stupire. L’italiano ha infilato tre vittorie su quattro gare, si è preso la leadership del mondiale e ha lanciato un segnale pesante soprattutto al primo dei suoi avversari, George Russell. Una situazione per certi versi inimmaginabile, che mai come in questi mesi l’ha esposto alla luce dei riflettori. Nel paddock il timore principale era quello di una pressione sempre più forte e difficile da gestire, eppure più si va avanti e più l’italiano sembra tranquillo, in pieno controllo della situazione.
È questa la sensazione che si ha sentendolo parlare a Montreal, alla vigilia del quinto appuntamento stagionale. Una pista che gli piace e dove, la scorsa stagione, ha conquistato il suo primo podio in F1. Kimi inizia riflettendo sul presente, poi sposta l’attenzione sul futuro prossimo, non per forza tutto in discesa: “È stato un grande inizio di stagione e l’obiettivo è continuare così, però è inevitabile che prima o poi arrivi un weekend che non andrà secondo i piani. Per questo è importante restare sempre con i piedi per terra, perché se arriverà un momento difficile, e ovviamente spero di no, non sarà così duro da gestire”.
A colpire, però, è soprattutto il passaggio che arriva qualche minuto più tardi, quando spiega che, a un anno dal suo arrivo in Mercedes, il suo coinvolgimento nel team è sempre più importante, anche a livello tecnico: “Ho cominciato a dare un pochino il mio input. A Miami ho avuto una conversazione abbastanza lunga con un paio di ingegneri che si occupano dello sviluppo della macchina. Ho dato qualche indicazione su ciò che sento e su quello che potrebbe darmi ancora più confidenza. È bello vedere che, con un anno di esperienza in F1, posso iniziare a conquistare più fiducia nel team. È gratificante vedere la squadra che si basa anche sulle tue sensazioni: si sta iniziando a creare questa dinamica nella quale un mio input potrebbe indirizzare lo sviluppo”.
Parole che fanno riflettere: Antonelli fin qui ha dominato, dimostrando una capacità di adattamento impressionante e capace di stupire anche la stessa Mercedes. Lo aveva già fatto lo scorso anno, seppur per certi versi le difficoltà si erano fatte sentire. In queste prime quattro gare ha fatto un salto ulteriore e, a questo punto, viene da chiedersi quanto potenziale l’italiano abbia ancora in tasca, specie quando riuscirà a cucirsi completamente la vettura addosso. Anche perché, come più volte ha raccontato, il suo è uno stile di guida nettamente diverso da quello del compagno di squadra che, almeno fin qui, ha guidato il team.
Kimi è aggressivo, porta tanta velocità in ingresso curva, ama un anteriore sensibile e reattivo. L’impronta del kart è ancora visibile quando lo si guarda dall’esterno: guida spesso al limite, mentre Russell, al contrario, predilige uno stile molto più fluido.
Una macchina costruita anche intorno a questo stile potrebbe diventare un problema per chi gli starà accanto in futuro. Una situazione che, per certi versi, ricorderebbe quella che da anni caratterizza il box della Red Bull: da un lato Verstappen, dall’altro i compagni che cercano invano di imitarne lo stile. Anche perché, quando si guida così al limite, se tutto non viene in maniera naturale il cronometro non sorride.
Kimi sta crescendo alla velocità della luce. Prima la velocità pura, poi la costanza, le vittorie e adesso anche l’input nello sviluppo della vettura. Ogni settimana che passa, questo ragazzo fa un po’ più paura. Non una buona notizia per chi dovrà stargli affianco.