Cosa succede quando il tuo concetto viene penalizzato a causa di quello degli altri? È quello che è accaduto alla Ferrari con la procedura di partenza, uno dei principali punti di forza del progetto SF-26. La scuderia aveva lavorato a un sistema che privilegiava la gestione dell’energia nelle fasi di lancio, accettando consapevolmente un compromesso: perdere qualche cavallo in termini di potenza pura per favorire la reattività allo spegnimento dei semafori.
Una scelta tecnica precisa, ragionata e difesa sin dalle prime uscite invernali in Bahrain, dove si era vista una Ferrari bruciare le altre vetture nei primi metri dopo il via. “Il dilemma era: ‘vogliamo guadagnare un decimo di secondo sul tempo sul giro o perdere cinque posizioni alla partenza?’”, ha raccontato il team principal Frederic Vasseur alla vigilia del GP del Canada. “Se lo chiedete agli ingegneri, vi risponderanno: ‘Facciamo una buona partenza’”.
Il problema è che quella scelta è stata resa in parte obsoleta ancor prima di poterla sfruttare al massimo. Mercedes e McLaren hanno sollevato questioni di sicurezza legate alle differenze di velocità al momento della partenza e la FIA è intervenuta con l’aggiunta di una luce blu come segnale di pre-allerta in griglia.
In pratica, la luce si accende prima dello spegnimento dei semafori per permettere a tutti di preparare al meglio lo start, neutralizzando in parte il vantaggio che la Ferrari aveva costruito grazie all’adozione di un turbo più piccolo capace di entrare prima a regime. Tutto deciso a tavolino dopo le lamentele dei motorizzati Mercedes, con Ferrari e Red Bull messe all’angolo.
Vasseur, però, non ha perso occasione per sottolineare quanto pesante sia stata la decisione presa dalla Federazione. “Immaginate: senza la luce blu, alcune vetture sarebbero ancora in griglia in Cina”, ha commentato con una punta di ironia che lascia poco spazio all’interpretazione. “Ma si possono sollevare questioni di sicurezza, è un diritto della FIA intervenire e io devo semplicemente accettarlo. Però, penso che sia anche un po’ ingiusto nei nostri confronti”.
Il team principal incassa, ma risponde attaccando non tanto la decisione in sé quanto il contesto in cui è maturata. Durante la scorsa stagione, il francese si era rivolto alla FIA chiedendo fin dove ci si potesse spingere in termini di progettazione visto il nuovo regolamento, totalmente rivisto, e la risposta ricevuta era stata netta: bisogna progettare la vettura in base ai regolamenti, non il contrario. Un principio che aveva condiviso e su cui Ferrari aveva basato le proprie scelte tecniche.
“Un anno fa mi sono rivolto alla FIA e ne abbiamo parlato – ha rivelato Vasseur – ne abbiamo parlato nel SAC (Sporting Advisory Committee), ne abbiamo parlato nel PUAC (Power Unit Advisory Committee). E ho apprezzato molto la risposta della FIA, ovvero che bisogna progettare la vettura in base ai regolamenti, non viceversa. Penso che sia un ottimo approccio. Quindi, avere poi metà o il 40% della griglia che si lamenta, dicendo che è estremamente pericoloso e così via… Politicamente è stata una mossa astuta, ma non molto corretta”.
È esattamente ciò che è accaduto a inizio 2026. E a chi gli chiede perché non abbia fatto muro contro la modifica del regolamento, Vasseur risponde con grande pragmatismo: “Era una questione di sicurezza. Non è necessario che io la accetti, ma è stata una decisione basata su motivi di sicurezza. Sta a loro decidere. Anche se tutti fossero contrari, possono comunque decidere”.
Alla fine, però, in pista - e non solo - Ferrari ne è uscita sconfitta. La FIA ha scelto la via della prudenza, ma è l’ennesima occasione in cui si è manifestata una mancanza di coerenza tra ciò che era stato detto e ciò che poi è stato fatto. Non benissimo né per la Ferrari né per l’intera F1.