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12 settembre 2026

Ma quant’è cringe Joseph Comisso? Il vero problema della Fiorentina oltre la classifica

  • di Andrea Spadoni Andrea Spadoni

12 settembre 2026

Ci sono presidenti di calcio che, quando parlano, sembrano presidenti di calcio. E poi c'è Joseph (Giuseppe all'anagrafe) Commisso. Il figlio del patron Rocco, oggi a capo della Fiorentina, sembra un personaggio uscito da un film di Woody Allen. Un mix macchiettistico e cringe, tra un Berlusconi che non ce l'ha fatta, Jordan Belfort e Christopher Guest agli albori della sua carriera in Saturday Night Live. Intanto la Fiorentina, dopo un calciomercato da big, è fra le ultime in classifica...
Ma quant’è cringe Joseph Comisso? Il vero problema della Fiorentina oltre la classifica

Ci sono presidenti di calcio che, quando parlano, sembrano presidenti di calcio. E poi c'è Joseph (Giuseppe all'anagrafe) Commisso. Il figlio del patron Rocco, oggi a capo della Fiorentina, sembra un personaggio uscito da un film di Woody Allen. Un mix macchiettistico e cringe, tra un Berlusconi che non ce l'ha fatta, Jordan Belfort e Christopher Guest agli albori della sua carriera in Saturday Night Live.

Indifferente non ti può restare questo giovane uomo di 45 anni, uscito dal guscio dopo la scomparsa del padre lo scorso 16 gennaio. Può farti sorridere oppure disorientare, ma di certo ti accende l'attenzione. Ereditiero di una fortuna di qualche miliardo di dollari, si è messo in prima linea anche nella guida della società di calcio toscana acquistata dalla sua famiglia nel 2019. Sette stagioni altalenanti, che hanno visto la Viola sfiorare trofei europei, ma anche il rischio di precipitare in serie B, con il fiore all'occhiello del Viola Park, simbolo che, al momento più di tutto il resto, segna la storia della proprietà americana.

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E con Joseph, nonostante l'importante impegno economico per acquistare nuovi calciatori, i risultati sul campo sono un disastro. Questa stagione, con l'arrivo del direttore Paratici, sembrava dover essere quella del rilancio, dell'inizio di una storia nuova. Invece no. Zero punti, sconfitte su sconfitte e l'umiliazione dello 0-3 contro al Frosinone, di fronte a tutte le leggende viola nella notte del Centenario. E stasera, il giorno in cui scriviamo un pezzo, quell'11 settembre poco rassicurante per un americano, siamo già quasi a uno spareggio salvezza contro il Venezia.

Ma Commisso resta lo stesso, nonostante tutto. Sembra sempre sul punto di annunciare qualcosa di enorme: si può parlare del futuro della Fiorentina, del centenario del club oppure semplicemente il fatto che si giochi alle tre del pomeriggio. Non cambia nulla. Joseph potrebbe rispondere con lo stesso tono con cui Kennedy annunciò lo sbarco sulla Luna. Dritto, rumoroso, come un personaggio di un film sugli uomini d'affari americani con la tecnica di trasformare una semplice frase in uno slogan aziendale.

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Il confronto con il padre è inevitabile. Rocco Commisso era un'altra cosa. Pareva più umano, vicino alla gente. Uno one man show del popolo. Rideva, urlava, gesticolava, abbracciava, si arrabbiava. Aveva una straordinaria capacità di parlare contemporaneamente come un imprenditore di New York, un emigrato calabrese e il vicino di casa che ti ha appena incontrato al bar. Joseph sembrerebbe provarci, ma quell'allure sbiadita da tipico gaffeur di Manhattan, crea un cortocircuito che lo rende diverso. Qualcuno a Firenze lo ha associato al Berlusconi che salì sul predellino in piazza San Babila.

A Firenze se lo augurano che ci sia qualcosa del presidente più vincente della storia del calcio italiano. Ma qualche pallone, intanto, dovrebbe andare in rete. In quella degli avversari.

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