A Lewis Hamilton arrivare nel paddock di Monza con una Ferrari non bastava. Voleva farlo a modo suo, con la macchina con cui aveva posato per la prima volta a Maranello. Si tratta della F40, anzi, la sua F40, comprata qualche mese fa e restaurata completamente. Così, intorno alle 10.30, il suono del V8 biturbo l’ha accompagnato fino ai tornelli d’ingresso in tracciato, alle spalle dell’hospitality della Scuderia. Non voleva passare inosservato e c’è riuscito alla grande, com’è solito fare.
Per mezza giornata, qui a Monza è l’argomento più chiacchierato dentro al paddock. Lui risponde in conferenza stampa, ricordando a tutti quanti come in questa F1 sia ancora il Re: “Sono abbastanza sicuro che nessun pilota Ferrari nella storia sia mai arrivato nel paddock guidando una di queste vetture. Mi sono detto: “Bisogna farlo, voglio essere il primo”.
Poi racconta dell’acquisto, con parecchio orgoglio: “La cercavo da tempo. Volevo un esemplare con pochi chilometri e con una storia autentica. Ne ho trovata una il cui proprietario l’aveva guidata da Maranello a casa (appena 69 km) e poi l’aveva parcheggiata senza mai più riaccenderla. La portiera del passeggero non era mai stata aperta! Era coperta di polvere. Alla fine ho deciso di farla rimettere a nuovo perché volevo guidarla per venire qui”.
L’ha fatto e l’ha ribadito, senza mezzi termini, rivelando poi anche una storia piuttosto curiosa: “La cosa assurda è che, quando hanno smontato l'auto per controllarla, hanno scoperto che il motore era il numero 44! Non ci potevo credere, sembrava un segno del destino. È stata un’opportunità unica per omaggiare la storia della Ferrari nel suo GP di casa”.
Un gran premio che ha vinto già cinque volte, al pari di Michael Schumacher di cui veste le sette stelle sulla tuta. L’intero weekend della Scuderia è infatti dedicato al Kaiser, che più di tutti gli altri in rosso ha segnato un’epoca. La Ferrari qui lo ricorda riportando in pista i colori della F310, la vettura con cui il tedesco vinse per la prima volta il GP nel 1996.
Domeniche, quelle, che Sir Lewis ci dice di ricordare perfettamente: “Erano le più felici da bambino, quando sentivi quella musica, la vecchia e bellissima sigla della F1. La sentivi dal piano di sotto e sapevi che correndo giù ti saresti emozionato. Ricordo chiaramente di aver visto Michael sulla macchina rossa e ricordo quando giocavo ai videogiochi: sceglievo sempre lui in quella Ferrari e cercavo di immaginarmi cosa si provasse a essere al suo posto”.
L’ha capito l’anno scorso, nonostante le mille difficoltà della sua prima stagione da pilota Ferrari. Quest’anno, invece, la situazione è nettamente diversa nonostante qui a Monza la Scuderia non ci arrivi da favorita. Davanti, infatti, ci sono la Mercedes e la McLaren, ma per Sir Lewis sognare non è proibito.
“Credo fermamente che la squadra abbia le carte in regola per vincere”, ha continuato a raccontare. “Per riuscirci deve essere tutto perfetto fin dal venerdì. Pensare a cosa significherebbe vincere a Monza per la prima volta con la Ferrari mi fa venire i brividi. Sarei probabilmente il primo pilota nero a vincere con la Ferrari in Italia. La pressione è alta, la passione dei tifosi è ineguagliabile e vuoi dare il massimo per tutti loro e per la gente a casa in fabbrica”.
Un’altra casella da spuntare, prima di pensare ancor più in grande. Poi, prima di salutare la platea fa un ultimo passaggio su quella F40, questa volta però riportando la mente a parecchi anni fa, sempre in Italia: “Tutto questo mi fa pensare a quando correvo sui kart. Ricordo che io e mio padre arrivavamo in pista con una vecchissima FIAT Cinquecento a noleggio, mentre Nico Rosberg su una Lamborghini Diablo gialla! Cercavo di seguirlo con la Cinquecento e pensavo: ‘È la cosa più cool del mondo’. Guardando a dove sono oggi, poter guidare un’auto così invece della Cinquecento è davvero speciale”.
La sua seconda Monza in rosso inizia così. Da protagonista assoluto.