A Jerez è caduto due volte. Poi, per carità, la prima gli è andata grassa col famoso taglio della pista, il cambio moto, il pensiero veloce e la vittoria nella Sprint. Ma il dato di fatto resta quello: in un fine settimane – non uno qualsiasi, ma il primo nell’attesa Europa – sarebbero stati due zero. E questo, per uno che ha vinto nove titoli mondiali e che ha l’esperienza che ha, basta a giustificare una faccia che racconta più di tutto il bene che può uscire dalla sua bocca. Nella sala stampa dell’Angel Nieto, dopo il test di ieri, il 93 è stato chiaro su quello che manca, su quello che è stato fatto e sue quello che c’è da fare ancora. S’è detto ottimista e super sicuro che Ducati saprà aiutare lui e Pecco a giocarsela con le Aprilia, ma gli occhi sembravano quelli di uno che ci crede poco. Sarà una malizia, ma sembra che qualcosa lo preoccupi. Il fisico? A sentirlo pare di no.
“Sono in una condizione normale – dice - sicuramente non aver concluso la gara di domenica mi ha permesso di essere più riposato per il test e ho fatto 80 giri”. Riguardo la caduta, il campione del mondo non ha perso troppo tempo nella spiegazione. La caduta? Non ne ho risentito troppo, mentre per i motivi so solo che non ho fatto nulla di diverso, ma a volte è meglio non perdere tempo ed energie per cercare di capire cosa è successo”. Non sembra neanche convinto che il problema sia la nuova moto come progetto, ma, anzi, ribadisce che per lui non sarebbe una buona idea tornare alla GP24. “Mio fratello Alex Marquez qui a Jerez – sottolinea – è stato più veloce di sette secondi rispetto a quando guidava la 24”. Un modo delicato per dire che sarebbe folle tornare indietro quando gli altri sono andati avanti e anche tanto: “Quando Aprilia ha vinto su tre piste così diverse come Buriram, Goiania e Austin, sapevamo che sarebbe stata una moto molto competitiva. Gli avversari vanno avanti e recuperano di anno in anno”.
Cosa fare, allora? Marc Marquez non conosce una soluzione diversa da quella che ha ritenuto “la soluzione” per tutta la sua carriera: lavorare e andare comunque avanti. E’, di fatto, anche la filosofia di Ducati, anche se nel box del Team Lenovo si sono viste tante soluzioni rimescolate piuttosto che vere e proprie novità nel test di Jerez. “Ducati – piega ancora per chiarire ulteriormente che non c’è nessun mal di pancia, ma solo una situazione di cui prendere atto e a cui ovviare - sta lavorando moltissimo e non potrebbe fare di più. Se ci sono tanti pezzi da provare un pilota è contento e io non ho mai avuto dubbi. Il potenziale c’è anche se siamo più in difficoltà rispetto allo scorso anno. Abbiamo provato tante cose e quasi tutti noi piloti Ducati abbiamo dato feedback simili. Il mio commento è stato chiarissimo relativamente alle reazioni della moto e per capire quello che volevo capire ho cercato di guidare sotto l,37”.
A preoccupare il nove volte campione del mondo e a quanto pare anche gli altri che guidano la Desmosedici è l’anteriore. E è su quello che s’è concentrato tutto il lavoro. “Manca ancora feeling all’anteriore – conclude Marquez - È stato un test molto interessante e ora dobbiamo spulciare i dati per capire se e quando introdurre le nuove soluzioni, perché tra solo tre settimane avremo un altro test a Barcellona. Qualcosa si potrebbe portare subito, altro no, vedremo. Ci siamo comunque concentrati sia sull'aerodinamica che sul telaio, dove abbiamo trovato diverse soluzioni : è stato un test importante proprio per cercare di ritrovare il feeling all'anteriore che ci è mancato in queste prime tappe del campionato MotoGP”. Ma basterà? E’ anche la domanda che sembra leggersi dietro quello sguardo che Marc Marquez s’è portato in sala stampa oltre le solite belle, e doverose, parole.