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2 aprile 2023

Marco Bezzecchi, nella storia “senza tante pugnette”: fa il vuoto in Argentina ed è primo nel mondiale

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

2 aprile 2023

Marco Bezzecchi ha scritto sburoni si nasce sulla sella della moto, e dev’essere così perché nella MotoGP di adesso non si vince con 6 secondi di vantaggio sul secondo. Eppure, quando toglie il casco, è quasi più felice di avere una maglia autografata da Messi, perché continua a fare le cose “senza tante pugnette"
Marco Bezzecchi, nella storia “senza tante pugnette”: fa il vuoto in Argentina ed è primo nel mondiale

Vito Bezzecchi esce dalla griglia di partenza facendosi il segno della croce, lo fa quasi di nascosto ma la telecamera lo prende di spalle. Il figlio accarezza il serbatoio col pollice, poi partono: alla fine del primo giro Marco ha sette decimi di vantaggio, pesta com un assassino e mentre il vantaggio aumenta l’idea è che semplicemente non deve stenderla. Possiamo scendere nei dettagli perché abbiamo preso appunti, già da prima, convinti in qualche modo che potesse essere la sua giornata, che è da venerdì mattina che va fortissimo. A 9 giri dalla fine la moto si muove, è quasi una caduta, Bagnaia la lancia a meno otto. I secondi di vantaggio su Alex Marquez a questo punto sono sette, ma continuano ad aumentare. Verso il finale dalla cabina di commento esce un “Marco, io non ti conosco, io non so chi sei”, citazione di Mina che era stata riservata al capolavoro di Valentino Rossi con Jorge Lorenzo in Catalunya nel 2009.

Marco Bezzecchi, Johann Zarco e Alex Marquez Argentina 2023
Il podio del GP d'Argentina 2023.

È da solo Marco, continua ad esserlo: lui che è il più romagnolo tra quei piloti lì, meno di un mese fa ci ha parlato chiaramente: “Sì, quest’anno l’obiettivo è la vittoria, ma senza tante pugnette”. Quel ruolo lì, scomodo per gli altri e godurioso per sé che l’anno scorso era stato di Enea Bastianini, oggi tocca a lui, che non deve dimostrare niente e proprio per questo può continuare a stupire.

È l’ultimo giro: sei secondi di vantaggio, la moto che un po’ si muove, punta di divano. Uccio già ride, e gli occhi dello scorpione, rossi e accesi, passano davanti a tutti. Non è caduto Marco, si è tenuto dentro la festa senza mai esagerare, semplicemente più veloce di tutti gli altri. “Sono felicissimo”, dice il padre Vito. Piange forte, “È una roba bellissima”, sputa al microfono prima di andarsene verso il parco chiuso. Sburoni si nasce c’è scritto sulla moto di Marco, ma lui che lo è sicuro è anche un ragazzo tranquillo, uno che parla con calma e a bassa voce. Si toglie il casco e ride forte, Paolo Ciabatti va a dirgli bravo, Andrea Migno strappa un capello di Marco per portarlo ad Austin.

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“Sono felicissimo”, racconta lui, con le stese parole del padre, al parc fermé. “Oggi sinceramente mi sono svegliato con una sensazione strana. Sapevo di poter essere veloce ma non pensavo così tanto. Avevo paura della gara bagnata perché di solito non vado troppo forte, invece oggi è stato fantastico, avevo un gran feeling dal mio primo metro del warm-up. Parlavo con la moto per rimanere concentrato, è stata tosta ma bellissimo. Voglio ringraziare tutti i piloti dell’Academy, la Ducati, la famiglia, i fan”. Sul podio gli danno una maglietta della nazionale argentina, lui la guarda e urla: “Mig, è firmata!”.

Ora Marco se ne va dall’Argentina con la prima vittoria in MotoGP e il primo posto in campionato, esattamente come era successo ad Aleix Espargarò lo scorso anno. Ad Austin torneranno i padroni di casa: Pecco Bagnaia, Enea Bastianini, Marc Marquez. E troveranno un altro con cui litigare per quei tre gradini di felicità.

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