Sprint difficile quella di Marco Bezzecchi al Montmelò, anche da interpretare. Lui sbaglia in qualifica scivolando senza avere davvero un tempo all’altezza e si trova costretto a partire dodicesimo nonostante avesse il passo per stare coi primi, poi scatta bene e recupera fino alla 6° piazza. A quel punto, verso metà gara, comincia a perdere ritmo, i tempi si alzano e lui taglia il traguardo in decima posizione. Un violento calo di prestazioni che lascia pensare a problemi di pneumatici, che siano di settaggio o altro. A domanda risponde “Non lo so”.
Sta di fatto che lo zero il sabato sta diventando quasi una costante per Marco, che di sei Sprint ne ha concluse due (Brasile e Francia) e ad ogni modo è tornato sempre forte la domenica. Stavolta per altro non perde nemmeno punti da un Jorge Martín caduto nelle prime fasi della gara. “Io onestamente ai punti non ci ho neanche guardato, ci guardate più voi”, ha risposto quando gli fanno notare la cosa. “Per domani… niente, ci sarà da lavorare tutta questa sera per cercare di far sì che non ricapiti quello che è successo oggi. E poi vedere cosa posso migliorare di guida e dappertutto per essere un po’ più veloci”.
Quando un giornalista spagnolo gli chiede come faccia a recuperare sempre partendo da uno zero al sabato, lui parla piuttosto chiaramente: “Non lo so”, dice. “Ma che magia!”, risponde quando lo incalzano. “Non faccio niente di speciale, fidati”. E ancora: “Non penso che ci sia un particolare segreto, io cerco solo di prestare attenzione a tutto quello che posso. Secondo me bene o male è quello, poi non posso neanche dirti tutto quello che faccio, se no… cazzo, allora vai dagli altri e chiediglielo, poi io leggo il tuo giornale e… così scopro qualcosa di più”.
Eppure a stare attenti ha già detto tutto. Lo ha fatto anche rispondendo a una domanda diversa: “Raul sta andando molto bene e Martín prima di cadere era davanti, o comunque attaccato ai primi. Penso sia un discorso che riguarda un po’ più me, sono io che sto faticando in questa pista… o più che altro oggi, perché ieri ero andato meglio. Non penso sia la moto ad avere problemi qui”.
Marco Bezzecchi sta guidando con un’unica, grossa costante in questa stagione: focalizza tutto il lavoro su sé stesso, a ogni turno. Non dice mai che la moto non funziona, che balla troppo, che non gira alla svelta, che non c’è trazione in uscita di curva o che l’anteriore non lavora come vorrebbe. Zero, niente. Il che non significa che la moto sia perfetta, significa che lui preferisce cercare un’altra strada sapendo che il lavoro sulla moto lo farà il team.
Non basta volerlo, un approccio così: ci devi credere, deve esserci fiducia. Un team in crisi ha i tecnici che chiedono al pilota di fare le cose in un certo modo e il pilota, viceversa, domanda loro di intervenire su questo o quell’aspetto. Nel box di Marco Bezzecchi è il contrario: ognuno fa il meglio per l’altro. Che sembra poco, niente anche, eppure fa tutta la differenza del mondo. È così che in un modo o nell’altro recupera i venerdì andati male, gli zeri al sabato o le qualifiche difficili. È così che ci si gioca il mondiale