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21 maggio 2025

Marotta League? Ora è l’Inter che protesta contro gli arbitri. Troppi episodi hanno sfavorito i nerazzurri in campionato?

  • di Andrea Spadoni Andrea Spadoni

21 maggio 2025

Al termine della partita contro la Lazio, finita 2-2 per il rigore segnato da Pedro e causato da un fallo di mano di Bisseck ritenuto dubbio, l’Inter è rimasta chiusa un’ora nello spogliatoio e la società ha dichiarato silenzio stampa
Marotta League? Ora è l’Inter che protesta contro gli arbitri. Troppi episodi hanno sfavorito i nerazzurri in campionato?

Non sono più i tempi della “Marotta League”. Ora è l’Inter che protesta contro gli arbitri. Alla fine della penultima giornata di campionato, al termine di una domenica dalle emozioni alterne, i nerazzurri si erano trincerati negli spogliatoi in silenzio. Senza rilasciare una dichiarazione ufficiale. Il 2-2 finale della partita contro la Lazio ha praticamente decretato i vincitori del campionato, il Napoli. C’è da aspettare solo la formalità della 38esima giornata perché la classifica sia ufficiale. Fatto sta che l’Inter non accetta di perdere così, tra mille dubbi, animi agitati e cartellini rossi agli allenatori.

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Negli uffici della sede di via della Liberazione a Milano il clima è tuttora rovente, probabilmente per il campionato sfumato al fotofinish ma soprattutto perché la sensazione è quella di aver perso qualcosa per strada, anche a causa di scelte arbitrali quantomeno discutibili. Che, più volte, hanno lasciano spazio a ricostruzioni che hanno poco a che fare con la sana competizione sportiva.

Una situazione ormai insostenibile, che manifesta la difficoltà oggi di una classe di professionisti a trasmettere credibilità. Il calcio ha bisogno di regole certe e un nuovo metodo perché si possano applicare nel miglior modo possibile. Servono linee chiare e comprensibili dalle società, dai calciatori ma anche da chi il calcio lo segue da tifoso. Serve uniformità delle scelte dei direttori di gara e dello staff del VAR durante le partite. Altrimenti diventa difficile credere che tutto si svolga in maniera regolare e godersi lo spettacolo.

Il caos lo ha messo in evidenza proprio l’Inter. Perché alcuni episodi non sono andati giù a Inzaghi e Marotta. In particolare il rigore assegnato alla Lazio, e realizzato da Pedro, che potrebbe aver deciso l’esito del campionato di Serie A. Un fallo di mano ritenuto dai dirigenti nerazzurri un “rigorino”, classico esempio in cui il penalty si può tranquillamente assegnare, ma se confrontato con mille altre situazioni che si possono produrre in un campo di calcio, è si capisce come sui falli di mano si lasci ancora molto spazio all’interpretazione dell’arbitro.

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L’inter fa riferimento, nello specifico episodio, al fallo di Baschirotto contro il Lecce che non era stato richiamato dal Var. Situazione opposta a San Siro contro la Lazio dove l’arbitro Chiffi è stato richiamato dai varisti Di Paolo e Guida per “on Field review”. Dubbi che erano già emersi nel momento della designazione: la presenza appunto di Marco Guida al Var aveva fatto mugugnare in casa Inter, visto le sue origini di Pompei e le dichiarazioni in cui aveva specificato di non voler arbitrare il Napoli perché sarebbe stato difficile per la sua vita privata.

E ora che si fa? Le polemiche erano già iniziate a gennaio quando venne fatto notare alla classe arbitrale che la spinta di Rovella a due mani ai danni di Bisseck, avrebbe meritato almeno una chiamata dal Var. Oppure la trattenuta contro la Roma, praticamente allo scadere della gara. L’elenco dei momenti di tensione sarebbe ancora molto lungo e ci riporta alla finale di Supercoppa contro il Milan, quando I nerazzurri avevano protestato per un fallo su Asslani nell’azione che aveva dato il via alla rimonta dei rossoneri, e anche alla gara casalinga con il Bologna. In questo caso vittima era stato Thuram.

Inter penalizzata? Questo non sta a noi dirlo. Certo è che se non si chiarisce il ruolo della Sala Var in campo, quando può intervenire e come, ci sarà sempre qualcuno che pensa alla macchina della malafede. E questo il calcio non può più permetterselo.

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