Una cannonata dopo l’altra, senza sconti. Si riassumono così le parole di Max Verstappen sulla nuova era della Formula 1, caratterizzata da vetture spinte da motori per metà termici e per metà elettrici. Un cambio epocale che costringe i piloti a reinventarsi, a ragionare diversamente da quanto fatto finora e a diventare a tutti gli effetti degli ingegneri che corrono a 300 km/h. A Max non piace e, nonostante la soddisfazione per una Red Bull che per adesso corre veloce, lo ha chiarito senza mezzi termini, oltretutto con un paragone scomodissimo: “Le sensazioni non sono da Formula 1, piuttosto sembra una Formula E… con gli steroidi”, ha tuonato direttamente dal Bahrain. “A me piace guidare a tutto gas, ma al momento non possiamo farlo. Molto di ciò che fai come pilota ha un impatto enorme sulla gestione dell’energia. Per me questa non è Formula 1. Forse allora è meglio guidare in Formula E, perché è tutta una questione di energia, efficienza e gestione”.
L’unico aspetto a salvarsi è il valore simbolico della nuova power unit Red Bull, motivo d’orgoglio per l’intera squadra: “Dal punto di vista della guida non è così divertente. Ma sono consapevole di cosa ci sia in gioco per il team. Siamo in pista con il nostro motore e vedo l’entusiasmo delle persone che ci hanno lavorato. Quando sarò in macchina darò sempre il massimo, questo è certo. Però, se mi chiedete un parere sulle sensazioni, non sono entusiasmanti”.
A livello di performance l’inizio è stato positivo e la speranza è quella di poter vincere, ma ciò non cambia l’opinione sulle nuove regole: “Per me un’auto vincente non è tutto, deve anche essere divertente da guidare. La macchina è bella, le proporzioni sono corrette, non è quello il problema. È tutto il resto che, per me, è un po’ contro lo spirito delle corse”. Max conosce il peso delle sue parole, ma con quattro titoli Mondiali conquistati e una sfilza di record demoliti l’ultima delle sue volontà è quella di girare intorno ai problemi: “Probabilmente qualcuno non sarà contento di sentirmi dire queste cose, ma sono schietto. Perché non dovrei poter dire cosa penso della mia macchina? Non ho scritto io il regolamento. Se non ci fossero stati aspetti politici nella sua definizione, credo che la vettura sarebbe stata molto diversa”.
Nello specifico, poi, il quadro potrebbe addirittura peggiorare nel momento in cui si arriverà su piste diverse da Sakhir, soprattutto quelle con velocità medie molto elevante, come Monza: “Qui l’energia è ancora gestibile, ma andremo su piste dove sarà un vero disastro. Sono certo che dovremo fare lift and coast anche in qualifica. Come pilota ti adatti a tutto, ma guidare così, secondo me, non è degno della Formula 1”.
A far tremare l’intero Circus, però, non sono tanto le critiche quanto le prospettive future delineate dall’olandese: “Correre in Formula 1 è fantastico. Ma quando hai già vinto e ottenuto tutto ciò che sognavi non devi per forza continuare. Ci sono molte altre cose divertenti che voglio fare, forse già quest’anno o nei prossimi. Questo scenario non mi aiuta a pensare a un impegno a lungo termine. Magari correrò altrove, potremmo fare un bel barbecue e organizzeremo grandi feste sotto un tendone: anche quello può essere divertente”.
Sullo sfondo c’è il mondo endurance, che ha già saggiato lo scorso anno al Nurburgring Nordschleife in vista di una sua partecipazione alla 24 Ore che si corre sul leggendario anello nord del circuito tedesco: “Sono a un punto della mia carriera in cui mi concedo di dedicarmi anche ad altre cose, soprattutto quando la macchina non è piacevole da guidare. Sono impegnato a sistemare la GT3, anche qui ci ho dedicato del tempo perché questa stagione sarà una cosa seria, correrò nella categoria Pro e non voglio fare brutta figura. C'è ancora molto lavoro da fare per lottare al vertice contro team che hanno più esperienza. Correre è ancora la mia passione, ma semplicemente non mi piace guidare questa macchina”.
Parole pesanti, che fanno eco a quelle di Hamilton una volta sceso dalla SF-26 al termine della prima giornata in Bahrain. Anche Sir Lewis non si era risparmiato, pur non dilungandosi come l’olandese: “A Barcellona si fanno 600 metri di lift and coast in un giro di qualifica. Non è questo lo spirito delle corse. Nessuno dei tifosi capirà queste procedure, sono ridicolmente complesse. L’altro giorno me l’hanno spiegata in sette riunioni, è come se servisse una laurea per capirle completamente”. Nuova era sì, a tutti gli effetti, ma non senza polemiche.