Cos’è la destra, cos’è la sinistra, cantava Gaber. Duce o non duce, domandava Lundini. Da che parte stare c’è da chiederselo anche quando guardiamo le Olimpiadi. Il Pd ha scelto di fare campagna per il “no” al referendum puntando sul curling. L’idea era di sfruttare l’entusiasmo per la medaglia di bronzo vinta dalla coppia Amos Mosaner e Stefania Costantini. Il primo, però, ha reagito: “Toglietelo”. E infatti il video è scomparso. Non è l’unica questione di campo aperta a Milano Cortina. Ecco, cos’è di destra e cos’è di sinistra alle Olimpiadi è una domanda che non riguarda solo gli atleti. Il curling è quasi finito sotto l’ombrello della sinistra. Senza successo. Di straordinario successo, invece, è la campagna del pattinaggio di velocità azzurro: Francesca Lollobrigida ha vinto l’oro nei 5mila metri, il secondo dopo i 3mila. Leggenda. E, soprattutto, mamma. Dopo il primo podio infatti siamo partiti forte con il binomio “mamma-campionessa”, perché non bastava il merito di aver vinto. Ci voleva pure l’extra del genitore. Quindi per essere atlete di pattinaggio di velocità bisogna essere donne, madri, veloci sui pattini e cristiane? Così parrebbe. E ci vuole pure la zia che porta il figlio in braccio dopo la conquista dell’oro. Sì, la famiglia al centro. Forse il pattinaggio di velocità è cosa di destra.
Se non fosse che Pietro Sighel, guascone e ultimo a partire nella staffetta mista di short track, si gira sul traguardo e apre le braccia, sprezzante, rivolto agli avversari. Lui ha detto che quel gesto non era un modo per sfottere gli altri ma per festeggiare con i suoi. Gli crediamo. Ma l’attitude è da trash-talker. Lui sì che ha portato un po’ di strada a questi Giochi. E la strada è roba da apolidi: forse lo short track è per chi si astiene. Se poi ci aggiungiamo la frase contro l’autorità, “Arianna Fontana? Chi la conosce”, qualche certezza in più sul non voto ci viene. Ma la faccenda è ancora incerta. Per quanto riguarda il pattinaggio artistico: il pregiudizio direbbe sinistra woke. Non è così sbagliato.
Ecco, Arianna Fontana. Leggenda dello sport, l’atleta italiana più vincente nella storia delle Olimpiadi invernali. In una parola: egemonia. E in Italia l’egemonia è di sinistra, anche se la destra ci sta provando a recuperare terreno. Proprio non si riesce a inquadrarlo il pattinaggio di velocità. E il nuovo che avanza, il giovane Sighel, è l’ostacolo alla conferma della cultura egemone. Insomma, scheda nulla. Lo sci alpino, invece? Forse qui è facile dividere il campo: a pari condizioni vince chi va più forte. Capitalismo in purezza, i migliori prevalgono. Lo Stato (o il Cio) devono solo occuparsi di tenere trascurabili le differenze di partenza. Lo sci di fondo, invece, è passione per il fucile: e le armi piacciono più a quelli come Pozzolo, il pistolero di Capodanno di Fdi defluito in Futuro Nazionale del generale Vannacci. E lo snowboard? Di sinistra. La versione sulla neve di uno sport di strada non può che essere di sinistra. E se non fosse uno sport individuale quasi si potrebbe parlare di comunismo. Una sinistra, quindi, un po’ liberal progressista, da università americana, che tende pericolosamente verso il centro. Botte, legna, duro lavoro e collettivismo. Ce lo immaginiamo così lo sport “rosso”. Come l’hockey magari. Gli americani sono i più forti in materia, il che rende meno immediata l’associazione, ma la storia premia anche i russi: a Cortina d’Ampezzo nel 1956 è l’Urss a prendersi l’oro nel suo debutto olimpico. Il bob e lo slittino, infine, hanno un cappello con su scritto “Salvini premier”: il ministro dei Trasporti si è subito gasato dopo gli ori nello slittino, tutto fiero nel rivendicare la costruzione della pista, contro tutto e tutti.
Rimanendo sullo slittino: certi caschi, il Cio, non li vuole vedere. Specialmente se aiutano troppo l’aerodinamica o portano incise le immagini degli ucraini uccisi. Una capriola non da poco se consideriamo che Russia e Bielorussia sono fuori dai Giochi. Da che parte sta il Cio? A destra o sinistra? Con gli ucraini o i russi? Israele sfila sereno, tra qualche fischio dello stadio San Siro. Ma la bandiera c’è. Ma cosa sono, in fondo, destra e sinistra: una mazza da hockey e una discesa libera.