Le vetture che hanno appena completato la prima giornata di test in Bahrain non sono quelle che vedremo più in là nel corso della stagione. È questa la prima certezza in vista del 2026, l’anno della rivoluzione in Formula 1. Per comprenderlo, basta confrontare l’Audi R26 scesa in pista a Barcellona in occasione dello shakedown e quella che si è vista a Sakhir: due vetture che in comune hanno soltanto la livrea, nulla di più. Quella dei test è una macchina diversa, più estrema e che, viste le pance quasi inesistenti, almeno a primo impatto ricorda la Mercedes del 2022. Audi è stata la prima squadra a introdurre un grosso upgrade aerodinamico, ma pian piano si vedranno cambiamenti su tutte le vetture. E di conseguenza, anche le gerarchie che contraddistingueranno la prima parte di stagione potrebbero modificarsi, anche da una gara all’altra.
Ancor di più della nuova R26, però, a colpire è stata la Red Bull. Nelle mani di Verstappen la RB22 ha completato 136 giri senza accusare alcun problema, un mezzo miracolo se si considera che la macchina è spinta dalla prima power unit progettata e costruita interamente in casa, con il supporto di Ford. Un dato impressionante, al termine di una giornata caratterizzata da un programma di lavoro anche abbastanza spinto rispetto agli avversari, come si evince dalla telemetria della vettura numero #3. L’affidabilità sembra esserci tutta, mentre lato performance l’aver chiuso a soli 129 millesimi dalla McLaren di Lando Norris è senza dubbio una notizia positiva, ma va tenuto a mente che l’1’34’’798 fatto segnare da Max è cinque secondi più lento del tempo che valse a Oscar Piastri la pole nel 2025, 1’29’’841. Sintomo che, come da previsioni, per adesso si sta andando ancora abbastanza piano.
Indicativo è poi anche il riferimento messo a segno dal campione del Mondo in carica, che gli è valso la prima posizione al termine della giornata: McLaren ha lavorato tanto sulla gestione dell’energia, aspetto mai così cruciale come nel 2026, ma la sensazione è che la MCL40 possa essere una degna erede della MCL39 che per larga parte di 2025 ha dominato.
Alle spalle del duo McLaren-Red Bull, poi, c’è la Ferrari di Charles Leclerc: il monegasco paga mezzo secondo da Lando, ma l’unico dato davvero rilevante - almeno al momento - è che ancora una volta la giornata è stata chiusa senza nessun problema, macinando chilometri su chilometri. 80 giri completati al termine della sessione pomeridiana, che sommati ai 52 di Hamilton al mattino fanno 132, per una distanza che supera i due GP e mezzo che normalmente si corrono in Bahrain. In attesa delle performance pure è un dato positivo, anche alla luce dei tanti chilometri percorsi da Haas (114 giri) e Cadillac (104 giri), gli altri due motorizzati Ferrari.
Tutto il resto, invece, resta un enigma. Mercedes ha patito un problema che ha tenuto fermo ai box Kimi Antonelli, sceso in pista soltanto sul finale di sessione pomeridiana, mentre con Russell sembra sia stato portato avanti un lavoro piuttosto differente rispetto a quello degli altri top team. E il secondo e mezzo che l’inglese paga da Lando Norris sembra evidenziarlo. La W17 che a Barcellona aveva fatto paura non si è ancora vista, ma magari, per adesso l’obiettivo è solo quello di nascondersi visti anche i tanti punti di domanda sulla power unit progettata a Brixworth.
Infine, analizzando i primi onboard rilasciati da Formula 1, una cosa è chiarissima. Queste vetture sono davvero più complicate da guidare rispetto alle precedenti, come raccontato anche da Hamilton una volta sceso dalla SF-26: “Sono davvero divertenti da guidare. Con meno deportanza la SF-26 è più corta e leggera: il retrotreno scivola molto ed è quasi come fare rally”. In curva scodano, sui rettilinei - ma non solo - impegnano i piloti con cambi continui sul dashboard del volante: è decisamente una nuova era.