image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
    • MotoGp
    • Tennis
    • Formula 1
    • Calcio
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
    • Sport
    • motogp
    • tennis
    • Formula 1
    • calcio
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Sport

30 luglio 2026

Ci voleva Michele Pirro da Mig Babol per farci capire davvero chi fosse Casey Stoner? No, ma sentire quei racconti fa comunque impressione

  • di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

30 luglio 2026

Stoner era un fenomeno e non ci voleva la benedizione di Michele Pirro per confermarlo, ma ascoltare gli aneddoti di quegli anni in Ducati fa comunque impressione. Seduto con Andrea Migno a Mig Babol, Pirro parla del Casey tornato a Borgo Panigale nel 2017 per fare il tester, un ruolo che, però, a sentirlo gli stava strettissimo. Anche perché, se c’è un pilota inadatto a sviluppare una moto per gli altri, è proprio l’australiano. Il motivo? Sta tutto in quella guida tanto particolare quanto speciale

Foto di copertina: Ansa

Ci voleva Michele Pirro da Mig Babol per farci capire davvero chi fosse Casey Stoner? No, ma sentire quei racconti fa comunque impressione

Che Casey Stoner fosse un fuoriclasse non lo si scopre di certo oggi. Due titoli mondiali con due case diverse, Ducati nel 2007 e Honda nel 2011, trentotto vittorie, un ritiro anticipato a 27 anni e il posto fisso tra i “fantastici quattro” della MotoGP di quegli anni insieme a Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa. Ma soprattutto, un modo di guidare così speciale da essere impossibile da replicare per qualsiasi altro pilota, anche da quei pochissimi di pari livello.

Uno stile devastante e unico nel suo genere, tanto da far rimanere impresso nella mente il modo in cui sbatteva la moto da una parte all’altra dei tracciati, controllandola in uscita di curva e guidando sopra delle righe che per gli altri sembravano irraggiungibili. Casey lo faceva spesso, lasciando ogni volta a bocca aperta chi lo stava guardando o, forse, sarebbe meglio dire ammirando. 

Vale la pena menzionare le magie di Phillip Island, dove quella diversità diventava cinema assoluto: lì l’australiano non aveva semplicemente più margine sugli altri, faceva un altro sport. E non è un caso che, ancora oggi, quando gli chiedono chi vincerebbe su quel circuito tra lui e Marquez, lui risponde: “Penso di avere ancora qualche segreto lì”.

Michele Pirro da Mig Babol, 2026.
Michele Pirro da Mig Babol, 2026. Mig Babol

Casey è sempre stato uno che si è raccontato da solo, con i numeri e con le sue imprese da circo. Non ci voleva quindi Michele Pirro, ospite da Mig Babol, a farcelo capire. Eppure, il racconto del test rider di Ducati ha comunque qualcosa di speciale, spiegando in parole poverissime dov’è che risiedeva tutta quella differenza.

Si parte dalle convinzioni degli uomini di Borgo Panigale, gli stessi che con l’australiano avevano scritto la storia: “Tutti mi dicevano: ‘questa moto la guida lui, vince lui”. Non era un modo di dire, ma la realtà, con una moto costruita attorno a un solo pilota, oltretutto diverso dagli altri sotto ogni aspetto. E infatti, mentre Pirro e gli altri lavoravano per renderla guidabile da chiunque, una volta tornato in squadra nel ruolo di tester Stoner andava nella direzione opposta: voleva una moto “incazzatissima”, senza elettronica a smorzare la sua guida. Zero anti-wheeling, zero controllo di trazione: quello lo gestiva lui, in tempo reale, con il freno posteriore.

Impossibile persino da immaginare, ma erano i numeri a dargli ragione: “Magari perdeva uno o due decimi in ingresso, ma te ne recuperava uno e mezzo in percorrenza. Rischiava meno con l’anteriore perché non era uno staccatore puro: era uno che usava benissimo il gas e il freno posteriore”. Insomma, recuperava grazie a una sensibilità magica, roba che in MotoGP non si vedeva da anni. 

Una caratteristica sua e di nessun altro. Pirro conferma, raccontando di quella volta a Sepang quando provò la sua mappatura elettronica e finì per bruciare un intero treno di gomme Michelin già nel giro di riscaldamento, quello in cui normalmente si scalda tutto senza forzare. “Ho fatto un giro e ho detto: aspettate un attimo, me l’avete spenta?”. E no, non un errore, ma semplicemente il modo in cui Casey usava la moto, a tratti insostenibile.

Casey Stoner Ducati Tester
Casey Stoner durante un test con Ducati nel 2017. Autosport

“Se noi avessimo guidato così - ammette Pirro - saremmo svenuti, perché era faticoso anche mentalmente. Per lui invece era naturale, era nel suo DNA”. Cinquanta, sessanta bar di pressione sul freno posteriore per un giro intero, senza che l’elettronica intervenisse mai. Una guida che oggi, con moto sempre più assistite, non esiste più. 

C’è infine un aneddoto che parla di Casey anche lontano dalle gare, quando c’era soltanto da sviluppare la moto lavorando in squadra. Era così per tutti, tranne che per lui: “Era venuto per dimostrare il suo talento e il suo ego; non gli interessava fare i test o le gare in senso continuativo. Pensava che tutti gli altri fossero inferiori. Lavorava per se stesso”.

C’è spazio però anche per una battuta che, alla fine, spiega meglio di qualsiasi altra statistica perché Stoner resti irripetibile: “Nei primi anni in Ducati scherzavamo dicendo che, se avessero fatto un mondiale a sorteggio in cui a ogni gara cambiavi moto, lui sarebbe arrivato comunque al top”. Su questo ci sono veramente pochi dubbi e no, non ci voleva Michele per dire che Stoner fosse un fenomeno. Eppure, questo ennesimo racconto spiega perché oggi, nella MotoGP moderna, un pilota così non esista più. In parte perché lo sport è cambiato. In parte, semplicemente, perché di Stoner ce n’è stato solo uno

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da OnePodcast (@onepodcast_)

More

Honda annuncia un romantico addio per Motegi, svela il (non) segreto Quartararo e affida l’ultimo arrivato agli uomini di Marc Marquez

di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

MotoGP

Honda annuncia un romantico addio per Motegi, svela il (non) segreto Quartararo e affida l’ultimo arrivato agli uomini di Marc Marquez

Valentino Rossi a Misano come Kimi Antonelli in Ungheria? Tutta questione di un presente vissuto dando tutto, ma anche di un futuro mai dato per scontato

di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

Motori

Valentino Rossi a Misano come Kimi Antonelli in Ungheria? Tutta questione di un presente vissuto dando tutto, ma anche di un futuro mai dato per scontato

David Alonso in MotoGP con Honda: ora è derby Colombia-Brasile per i colori. Mentre Luca Marini…

di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

MotoGP

David Alonso in MotoGP con Honda: ora è derby Colombia-Brasile per i colori. Mentre Luca Marini…

Tag

  • MotoGP
  • Casey Stoner
  • Michele Pirro
  • Ducati

Top Stories

  • Caro Ranieri, sei un grande, ma smettila di raccontarci la favoletta dei ragazzini che non hanno visto la Nazionale vincere i Mondiali. Il vero problema è che oggi il sistema si regge sulla finanza

    di Gianni Miraglia

    Caro Ranieri, sei un grande, ma smettila di raccontarci la favoletta dei ragazzini che non hanno visto la Nazionale vincere i Mondiali. Il vero problema è che oggi il sistema si regge sulla finanza
  • C’è il motore dietro la Ferrari “da incubo” vista a Spa? Per Lewis Hamilton e Charles Leclerc non solo (ed è un bene): “Sappiamo dove poter migliorare”

    di Luca Vaccaro

    C’è il motore dietro la Ferrari “da incubo” vista a Spa? Per Lewis Hamilton e Charles Leclerc non solo (ed è un bene): “Sappiamo dove poter migliorare”
  • Maverick Vinales a 8 secondi da Cal Crutchlow nella Sprint del Sachsenring: l'enorme talento di avere torto anche quando ha ragione

    di Emanuele Pieroni

    Maverick Vinales a 8 secondi da Cal Crutchlow nella Sprint del Sachsenring: l'enorme talento di avere torto anche quando ha ragione
  • Valentino Rossi questo weekend? Farà tremare tutta Goodwood con un mostro che ha fatto la storia di BMW: “Essere al festival è un’esperienza indimenticabile”

    di Luca Vaccaro

    Valentino Rossi questo weekend? Farà tremare tutta Goodwood con un mostro che ha fatto la storia di BMW: “Essere al festival è un’esperienza indimenticabile”
  • L’addio da lacrime di Fabio Di Giannantonio alla VR46 e l’omaggio di Nadia Padovani ad Alex Marquez

    di Luca Vaccaro

    L’addio da lacrime di Fabio Di Giannantonio alla VR46 e l’omaggio di Nadia Padovani ad Alex Marquez
  • La Russia di Pirlo no, ma l’Arabia di Mancini sì? E vi siete dimenticati che il nuovo CT della Nazionale ha anche allenato una squadra di Putin?

    di Michele Larosa

    La Russia di Pirlo no, ma l’Arabia di Mancini sì? E vi siete dimenticati che il nuovo CT della Nazionale ha anche allenato una squadra di Putin?

di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

Foto di copertina:

Ansa

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore moreno.pisto@mowmag.com
  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy