Il franchising della MotoGP viene da anni di leggera, se non addirittura pigra evoluzione. Chi scrive ha cominciato con Motogp 04 a casa di un amico, in versione economica Platinum Games acquistata in qualche bancarella al prezzo di un gelato. Poi è arrivato MotoGP 08, un salto quantico sia in termini grafici che di esperienza di gioco: la moto sembrava andare forte davvero, i circuiti erano disegnati con cura, c’era un effetto bagnato degno dei migliori Need For Speed per le gare sotto il diluvio. Era il secondo anno dell’italiana Milestone, che per il 2026 ha prodotto e commercializzato l’ultima versione del gioco ufficiale sulla MotoGP.
Le prime recensioni parlavano di un titolo rivoluzionato, in cui invece di controllare la moto si controlla il pilota: difficile non prendere la notizia con un filo di scetticismo, specialmente dopo una serie di edizioni molto simili l’una all’altra. Cambiava l’interfaccia, cambiavano i piloti e le moto, eppure il gioco sembrava sempre lo stesso. Non che altre serie sportive facciano diversamente. C’era poi il grosso scoglio che separa i titoli dedicati alle quattro ruote da quelli a due: simulare il comportamento di una moto risulta, per ovvie ragioni, estremamente più complesso rispetto a quello di un’auto. In parte è ancora così.
Come cambia MotoGP 26
Qualcuno deve aver pensato di affrontare il problema della simulazione in modo diverso: inutile cercare di restituire la stessa complessità di un Gran Turismo (o peggio ancora di iRacing) quando a mancare è prima di tutto il supporto fisico: dove per le auto bastano volante e pedali, fare qualcosa di simile con le moto è impensabile anche spendendo una gran quantità di denaro in simulatori da fiera per i quali serve anche la moto stessa. Meglio semplificare quindi, rendere il gioco accessibile e soprattutto immediato.
La bellezza di MotoGP 26 sta tutta qui, nel fatto che risulta estremamente semplice da approcciare ma non per questo priva il giocatore di infiniti approfondimenti tecnici, possibilità stilistiche e aggiustamenti regolamentari per avvicinare, per chi volesse, l’esperienza di gioco a quella di un simulatore vero e proprio. Probabilmente è il titolo della serie che necessita di meno click per passare dal menu di accensione alla griglia di partenza.
Tanto per cominciare si può correre in modalità “Arcade” o “Pro”, con quest’ultima che lavora in maniera nettamente più intuitiva rispetto ai titoli del passato. In MotoGP 21, per esempio, potevi passare diverse ore davanti alla console prima di capire esattamente come frenare senza ribaltarti in avanti. Il che non aiutava. E poi le regolazioni alla moto: ci sono, certo, ma non sono necessarie né per una partita veloce né tantomeno per passare attraverso le varie modalità della carriera.
Simile alle modalità di guida ci sono poi quelle dedicate allo Steward Panel, cioè al regolamento in gra: puoi correre con la Direzione Gara pressoché bendata e tagliare le curve come farebbe il pilota dell’elicottero o rendere i vincoli talmente stringenti da penalizzare anche un innocuo sbuffo di polvere fuori dal cordolo. Il che, di nuovo, rende tutto immediato e piacevole. A cambiare sono anche le gare in sé, perché l’IA che controlla gli avversari riesce ad adattarsi ai tuoi tempi in gara: puoi partire dietro, recuperare, metterti in prima posizione e poi farti superare da tre o quattro piloti nel giro di un paio di giri, perché gli avversari non corrono con un ritmo costante ma si adattano alle tue capacità, rendendo le partite più accese. Il tutto mentre la moto sembra più sincera e meno legnosa rispetto al passato, il freno davanti per fermarti e quello dietro per aggiustare la linea, il corpo per bilanciare.
Una bella carriera in MotoGP
Chiaramente la modalità Carriera è quella che convince di più. Ti costruisci un personaggio e scegli da che categoria cominciare, nel dubbio siamo partiti con la Moto3. Ogni quattro o cinque gare il nostro finisce in conferenza stampa, dove i giornalisti gli fanno le domande che serviranno a dettare gli obiettivi futuri: fai più punti di quel pilota? Avrai aggiornamenti migliori sulla moto, più prestigio nel paddock o una miglior tecnica di guida. Il sistema di sviluppo che in passato si presentava lento e macchinoso ora viaggia liscio, leggero.
Se questa leggerezza di fondo funziona così bene è perché ti spinge a cercare la complessità, esattamente il contrario di quello che succedeva in passato: vuoi ottenere dei bei risultati in gara? Comincerai il tuo weekend di gara a partire dalle qualifiche o addirittura nelle PR del venerdì, passando (tempi sul giro permettendo) direttamente in Q2, anche se potresti correre soltanto il Gran Premio. Stessa cosa per quanto riguarda la messa a punto: non è necessaria, eppure a un certo punto sarai tu ad andarla a cercare per migliorare un pochino i tempi sul giro e la possibilità di fregare i tuoi avversari. Di tanto in tanto si aprono delle finestre di mercato e dei test per portare avanti lo sviluppo, il tutto assieme a inviti e telefonate di altri piloti che propongono piccole gare con moto da allenamento.
Non c’è una complicata squadra di ingegneri da gestire né tantomeno grossa roba manageriale per contrattare su ingaggi o premi. MotoGP 26 è pensato soprattutto per stare in pista. E in pista è dove il gioco dà il meglio di sé, dopo aver preso un po’ di confidenza con i controlli ci si sente davvero in moto, davvero in gara. Cerchi il tuo ritmo, provi a recuperare, migliori col passare dei giri, trovi i tuoi riferimenti, fai bei sorpassi. Ecco, l’IA (che può essere impostata con un valore fisso da 1 a 100 oppure ‘variabile’ in base alla capacità di chi gioca) risponde sempre bene e ogni tanto i piloti sbagliano da soli, prendono i track limits, finiscono nella ghiaia. E la soddisfazione nel fare un bel sorpasso incrociando le traiettorie è nettamente più alta rispetto al passato, dove gli altri piloti diventavano birilli nelle modalità più semplici e succedeva il contrario in quelle più complesse. Bella poi la gestione del flag-to-flag e quindi delle condizioni della pista che variano durante i turni, tremenda invece la soluzione per i long lap penalty: difficilissimi da effettuare correttamente e davvero poveri dal punto di vista del rendimento grafico. Conviene, a quel punto, ricominciare la gara o utilizzare il rewind, mandando indietro il tempo quel tanto che basta da rimediare all’errore.
Tutto il resto è gloria
C’è il multigiocatore in locale, c’è un comparto online e ci sono, non che ne sentissimo la mancanza, altri tipi di moto pensate per l’allenamento di un pilota con cui ti puoi interfacciare durante la carriera: le minibike, il motard, il flat track, le moto stradali. Roba di cui onestamente si sarebbe potuto fare a meno, perché la fisica in questo caso non risponde così bene e le gare sono per forza di cose interessanti. Il tentativo però è pregevole, un po’ come lo era stato per “Valentino Rossi: The Game” uscito nel 2015. MotoGP 26 fa un grande lavoro anche per quanto riguarda la personalizzazione, tanto da aver introdotto il ‘MotoGP 26 Helmet Design Contest’ con cui si disegna il casco di Toprak Razgatlioglu: lo stile più convincente finirà sulla testa del turco per un GP.
In conclusione, se state cercando quell’aggiornamento, quel che di nuovo, prendete MotoGP 26. Non solo sarà un salto in avanti siderale anche rispetto alla scorsa versione, è anche l’ultima in cui potrete innescare l’abbassatore e sparare la moto a 360 Km/h sullo scollino del Mugello. Il prossimo anno, con il nuovo regolamento, tutto questo cambierà: per quanto ci riguarda abbiamo trovato un nuovo classico, un nuovo MotoGP 08. Lo trovate su PlayStation 5, Xbox Series X, Nintendo Switch 2, Nintendo Switch, PC, ROG Xbox Alliance, Steam, Microsoft ed Epic Games Store. Di questi tempi e in alcuni casi anche in sconto.