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MotoGP e mercato impazzito. Ok i
giovani, ma si sta esagerando: Darryn
Binder sulla moto di Valentino Rossi?

10 agosto 2021

MotoGP e mercato impazzito. Ok i giovani, ma si sta esagerando: Darryn Binder sulla moto di Valentino Rossi?
La storia di Iker Lecuona, catapultato troppo presto in MotoGP, non è servita da lezione e l’impressione è che pur di andare a pescare tra i giovanissimi si finirà per bruciare talenti piuttosto che valorizzarli. Nel pazzo mercato della MotoGP, a quanto si dice, stanno per accadere cose assurde

Andrea Dovizioso ha tentennato troppo e quando sul mercato si è improvvisamente liberato Maverick Vinales l’Aprilia ci si è buttata di forza. Comprensibile e sacrosanto. Perché Andrea Dovizioso è un pilota fermo da un anno e Maverick Vinales è quel top rider che (pur con tutti i dubbi del caso) può far fare l’ultimo importante step alla moto italiana. Al momento questa sembra l’unica operazione di mercato che segue i criteri del buon senso dell’intera MotoGP a cui possiamo aggiungere, oggettivamente, anche quella portata a termine da KTM, che ha deciso di promuovere Remy Gardner nella classe regina dopo un paio di stagioni ad altissimo livello in Moto2. Percorsi noti e strutturati, come è sempre accaduto nella storia del motorsport.

Percorsi che, però, la stessa KTM non ha seguito per Raul Fernandez: tanta è stata la paura di perderlo che l’hanno catapultato in MotoGP anche contro la sua stessa volontà. Un giovanissimo pilota che alla domanda “sei contento di correre nella massima classe il prossimo anno?” risponde seraficamente “non correrò dove avrei voluto” è uno che, probabilmente, ha più testa di quelli che invece l’hanno vincolato ad un futuro che suona troppo di scommessa. Eppure in KTM l’esempio che i passi giusti vnno fatti al momento giusto ce l’hanno in casa, con un Iker Lecuona che non ha mai potuto esprimere davvero il suo talento e che, dopo appena due stagioni, appare come un pilota bruciato destinato ad uscire dalla scena del motomondiale o, peggio ancora, ad una retrocessione in Moto2.

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Il giovanilismo come criterio quasi ideologico di scelta dei piloti sta diventando qualcosa che oscura il buon senso e che rende possibile ciò che fino a ieri sarebbe stato impossibile. La questione non è relativa solo a KTM, ma è generale e generalizzata, se si pensa che Razlan Razali, patron del Petronas Sepang Racing Team, avrebbe posto a Yamaha, proprio come paletto insormontabile, il vincolo di andare a pescare solo tra i giovanissimi. L’ipotesi Andrea Dovizioso in Yamaha, quindi, non è concreta come si era creduto fino a ieri e non lo è nemmeno quella di Danilo Petrucci che, comunque, ha solo 31 anni ed è un pilota che due volte sul gradino più alto del podio della MotoGP ci è anche salito (i fratelli Espargarò, ad esempio, non ci sono mai riusciti). Risultato? Yamaha e Petronas non prendono in considerazione Dovizioso (e fin qui sarebbe anche comprensibile visto l’anno di stop) e Danilo Petrucci e valutano, piuttosto, l’ipotesi Iker Lecuona. Roba che fino a qualche anno fa non sarebbe stata nemmeno ipotizzabile. Ma non è tutto, perché è di oggi la notizia che sempre il team malese potrebbe compiere una scelta interna per una delle sue moto, puntando non su uno dei suoi due piloti in Moto2, ma addirittura su Darryn Binder, che si troverebbe così catapultato in MotoGP dalla Moto3 (dove è sesto – non primo, secondo o terzo, ma sesto – nella classifica mondiale).

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Eppure la storia del motomondiale su una cosa è stata sempre costante: i grandi campioni non hanno saltato i passaggi, soprattutto quando il loro talento non era così cristallinamente evidente. Persino un certo Casey Stoner, che dopo un paio di comparsate in 125 era stato buttato nella mischia della 250, dovette fare un passo all’indietro e ricominciare. Magari il sudafricano è un fenomeno e scriverà la storia della MotoGP, ma il rischio di bruciarlo non è troppo alto anche solo a parlarne? Un conto è provenire dalla Superbike, un altro saltare gli step quando si è ancora poco più che ragazzini, ma ormai lo schema sembra definitivamente saltato. Così come è saltata anche la sacralità dei contratti, come più volte lamentato da Carlo Pernat, storico manager del motomondiale, negli ultimi mesi. Al punto che adesso gli accordi presi potrebbero non valere più neanche all’interno della stessa azienda se è vero, come si dice e come riporta gran parte della stampa straniera, che Lin Jarvis avrebbe definito “ancora possibile” l’operazione Garrett Gerloff. Il pilota americano ha già firmato con Yamaha per restare un ulteriore anno in Superbike, ma ora la stessa Yamaha, disperatamente alla ricerca di piloti da mettere in sella alle M1 del team Petronas, potrebbe sottrarlo a se stessa per portarlo in MotoGP. I paradossi cominciano ad essere un po’ troppi. O no?

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