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30 gennaio 2022

Nadal è leggenda: il primo a vincere 21 slam, grazie anche alla cacciata dall’Australia di Djokovic (che avrebbe potuto fare altrettanto)

  • di Boris Sollazzo Boris Sollazzo

30 gennaio 2022

Né Federer, né – causa cacciata dall’Australia, dove si presentava da grande favorito – Djokovic: a sfatare per primo la maledizione dei 21 slam è stato Rafa Nadal, dopo una finale epica durata cinque ore e ventiquattro minuti vinta contro Medvedev. Ce l’ha fatta senza la classe di Roger e senza l’integrità fisica di Novak, dopo sei mesi di sofferenza e inattività, e dopo tre anni che ad altri sportivi avrebbero fatto passare la voglia. E ora è leggenda, un inno allo sport e all’essere uomini
Nadal è leggenda: il primo a vincere 21 slam, grazie anche alla cacciata dall’Australia di Djokovic (che avrebbe potuto fare altrettanto)

Dopo sei mesi di sofferenza e inattività (e dopo tre anni che ad altri sportivi avrebbero fatto passare la voglia anche solo di pensare a continuare a giocare).

Dopo i quarti faticosissimi e la semifinale con Berrettini che non è stata una passeggiata.

Dopo la maledizione dei 21 slam, che proprio contro Medvedev aveva già tagliato le gambe a Novax Djocovid.

Dopo tutto questo, cinque ore e ventiquattro minuti di grande, immenso tennis, uno sport epico ed etico, se pensi che una finale così la puoi giocare, ricordare e amare solo se lo sconfitto è un secondo vincitore (il russo non mi è simpatico, ma che ingiustizia è che non esista l’ex aequo in questa disciplina?)

E però Nadal è leggenda. Senza la classe di Federer e neanche l'integrità fisica e il talento di Djokovic, lui si è costruito un tennis tattico e allo stesso tempo tecnico di bellezza cristallina, di feroce costanza, di inesorabile tenacia, che non si sfalda neanche quando mentre serve per il torneo e chi gli è di fronte infila 4 punti consecutivi mentre a te ne mancano solo due.

Nadal è uno che non lascia al caso neanche un punto sul 3-0, è uno che sul 30-0 cambia angolo di battuta per spezzare il ritmo delle risposte altrui, è uno che ricorda ogni punto debole degli avversari, anche quelli che questi ultimi non sanno di avere.

Ma oggi Rafa hai fatto il tuo capolavoro, la tua cappella Sistina e lo sapevi quando l'ultimo punto sei andato a prenderlo a rete. Tu. E quando la palla di Dani non è arrivata neanche a rete e tu hai lasciato andare la racchetta e hai messo le mani in faccia incredulo.

Non riuscivi neanche ad esultare. E non riusciva a far provare rabbia al tuo avversario, uno che di solito ne ha da vendere.

Lo hai fatto perché oggi ci hai messo il cuore, hai superato le sconfitte assurde (un paio proprio qui a Melbourne), i dolori fisici e le paure degli ultimi 18 mesi, ripetiamolo un avversario incredibile.

Eri sfinito. I dieci anni di più rispetto all'avversario, i sei mesi di stop li abbiamo visti solo durante la premiazione. Quando non ce l'hai fatta e nei primi 10 minuti ti sei seduto.

Grazie pure a quello che si è fatto ridere dietro da tutto il mondo. Con lui questa meraviglia forse non l'avremmo avuta.

Ventuno Rafa, ventuno. E se pure soffro che non sia Roger ad avercela fatta, ti meriti questo record. Sei un inno allo sport, all'essere uomini, a quelle imprese che solo lo sport ti può regalare.

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