Strano ma vero. Tra le oltre tre milioni di pagine di documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti riguardanti Jeffrey Epstein c'è anche un po' di Serie A. Infatti il finanziere americano, morto suicida in carcere nel 2019 e condannato per reati sessuali, sarebbe stato per un periodo interessato all'acquisto del Milan. Lo testimoniano numerose mail che aiutano a ricostruire la rete di contatti di Epstein, anche in Italia. Ce n'è una per esempio, indirizzata a Eduardo Umberto Teodorani Fabbri, manager italiano figlio di Maria Sole Agnelli. Epstein gli chiede semplicemente “Milan-Inter. Vai a vedere la partita?”. Il finanziere americano cercava compagnia allo stadio per vedere il derby di Milano del novembre 2014. Per la cronaca, uno dei punti più bassi raggiunti dal derby della Madonnina, partita finita 1-1 con gol di Menez e Obi. Epstein non deve aver assistito ad un bello spettacolo.
È ancora il Milan di Berlusconi. Epstein inizia a fiutare, ma il vero interesse arriva nel luglio 2018. Nel frattempo il Cavaliere si è fatto da parte, è arrivato il fumoso imprenditore cinese Yonghong Li. L'imprenditore orientale per acquistare il Milan chiede un prestito al fondo speculativo Elliott, della famiglia Singer, si prende il club rossonero e fa una campagna acquisti faraonica per la Serie A di quei tempi. Poi, inspiegabilmente, Mr. Li sparisce nel nulla, il debito non viene ripagato e il Milan diventa proprietà di Elliott. È proprio in questo periodo che la questione arriva sulla scrivania di Epstein. Il 13 luglio riceve una mail con oggetto “AC Milan”. Il messaggio è firmato da Jide Zeitlin e recita semplicemente: “Come discusso”. In allegato c’è un documento intitolato Ac Milan Acquisition – July 2018, un vero e proprio teaser finanziario firmato dalla società di consulenza Keffi Group. Il sottotitolo è “L'opportunità unica di acquisire l'ultimo super club europeo”.
Dentro c'è tutto: i trofei del Milan, qualche cenno storico, una classifica che lo pone al secondo posto dopo il Real Madrid fra i super club europei (unico in vendita), una panoramica sulla situazione proprietaria e i motivi per cui sarebbe conveniente comprarlo. Si potrebbe intitolare “Ac Milan for dummies” o “Il Milan spiegato a chi di calcio non capisce nulla”. Tradisce anche qualche ingenuità che a un europeo non sarebbe scappata. Ad esempio, il documento sostiene che il Milan abbia vinto tre volte la Champions League e sia stato per quattro volte “campione europeo”, riferendosi alla vecchia Coppa dei Campioni. Una distinzione che, nel calcio europeo, non esiste: Champions League e Coppa dei Campioni sono la stessa competizione, e la dicitura utilizzata per quest’ultima non è mai stata ufficialmente adottata. Epstein tra l'altro per capirci qualcosa inoltra la mail a vari interlocutori, tra cui David Stern, storico ex commissioner della NBA.
Alla fine il finanziere statunitense non comprò il Milan, che restò in mano ad Elliott per poi passare a RedBird, e a conti fatti meglio così. Ma quel dossier rimasto in allegato dice comunque molto più di quanto sembri. Rivela un certo modo di vedere i club e in generale lo sport da parte degli americani. Infatti, al di là della lista della spesa dei trofei non viene fatta menzione alla parte sportiva. Al perchè il Milan sia un super club, alla sua storia, ai suoi giocatori e ai suoi tifosi, a quello che in Italia chiamiamo il blasone. Una parola che da sola racchiude il prestigio di una squadra di calcio. Il Milan per Epstein e i suoi interlocutori non è una storia centenaria, né un patrimonio sportivo e culturale, è un asset da comprare perchè conviene, perchè a prezzo di saldo. Un prodotto di mercato, un bene di consumo. Numeri, margini e opportunità. Non c'è anima. È il punto d’incontro, e spesso di scontro, tra due visioni dello sport profondamente diverse: quella europea, fondata su identità e appartenenza, e quella americana, che legge anche il calcio attraverso le lenti del mercato. Un cortocircuito che continua a segnare il presente del nostro calcio.