Mettere Nicolò Bulega su una Ducati Panigale quest’anno significa metterlo davanti a tutti, a prescindere dal circuito e dagli avversari. Così la Lenovo Race of Champions organizzata da Ducati per il WDW 2026 diventa la sua 26° vittoria consecutiva, giusto per non perdere il ritmo in attesa dell’appuntamento a Donington il prossimo weekend. Dietro di lui ci sono Alberto Surra e Lorenzo Baldassarri, anche loro sul passo del 1’34 con la Ducati Panigale V4 S di serie, tempo .
“Al via ho pensato di voler finire la gara”, ha detto Bulega con una risata dopo il podio. Lorenzo Baldassarri gli ha risposto alla svelta: “Io invece volevo essere il Marc Marquez di due anni fa”, riferendosi alla sportellata che lo spagnolo diede a Nicolò all'ultimo giro. Pecco Bagnaia festeggia il suo ultimo WDW lasciando lunghe lingue nere sull'asfalto ed è il primo pilota MotoGP davanti a Yari Montella, mentre Tommy Bridewell precede Franco Morbidelli e Fabio Di Giannantonio, protagonisti dell’unico vero duello in pista. Per vedere Marc Marquez bisogna scendere fino alla 12° posizione, dopo Lukas Tulovic, Hafizh Syahrin e Tarran Mackenzie. Chiudono il gruppo l’americano PJ Jacobsen e l’australiano Joshua Waters. Michele Pirro e Alvaro Bautista invece si ritirano.
Che Marc Marquez non avesse davvero voglia di spingere, magari per mettersi in una situazione simile a quella del 2024, è stato piuttosto evidente da subito, con le prime libere del sabato. Ma che tutti i piloti MotoGP si trovassero così in difficoltà rispetto ai piloti di Superbike e campionati nazionali lascia con qualche interrogativo: non ci hanno provato? Non c’erano le condizioni? Nicolò Bulega fa notare, a domanda, che la fornitura Pirelli prevista per tutti i piloti (quando i piloti MotoGP sono. abituati a Michelin, anche sulle moto da allenamento) non fa tutta questa differenza, anche perché Bagnaia lo scorso anno aveva vinto proprio così. Le gomme quindi non sono. Le moto, tutte uguali, neanche.
Evidentemente per alcuni c'era il bisogno di dare tutto davanti a un pubblico per cui le gare sono le gare, non importa con cosa, per quanto e in che condizioni, mentre per altri preservare la propria forma fisica senza prendere rischi è stata la priorità assoluta. C'è poi una sorta di circolo vizioso in tutto questo: se un pilota spinge, spingi anche tu. Se chiude, chiudi anche tu. Il che rende la vittoria di Nicolò ancora più significativa, perché non ne aveva certo bisogno ma l'ha fatto lo stesso.
Quando abbiamo chiesto ai piloti sul podio di questo nuovo atteggiamento di Marc Marquez, che forse per la prima volta in carriera riuncia a una battaglia per scendere in guerra, Lorenzo Baldassarri ci dà una risposta chiarissima: “Penso che a questo punto Marc abbia fatto uno step. Prima avrebbe voluto vincere qualunque cosa, era molto competitivo su tutto. Ed è stato uno dei suoi grandi punti di forza per la velocità e tutto il resto, ma penso che dopo tutti questi anni voglia rischiare meno, sta usando molto di più la testa, anche perché sta invecchiando. E per giocarsi il 10° titolo mondiale questo approccio è molto importante, il campionato è molto lungo. Se vai in full attack mode sei più competitivo, ma a fine anno sono più rischi che altro”.
Lorenzo ha ragione, forse questo Marc Marquez più essere ancora più pericoloso in ottica mondiale. Per scoprirlo ci vorrà pcoo: tra una settimana la MotoGP corre al Sachsenring, la Superbike a Donington.