Della partita tra Matteo Berrettini e Grigor Dimitrov non c’è molto da dire, se non che è stata costruita sulla complementarità dei due. Da un lato l’eleganza del bulgaro, dall’altro la potenza dell’italiano, entrambi però aiutati da un servizio che, quando entra, non fa sconti. Un tennis tutto sommato nella media, non estremamente speciale ma nemmeno troppo deludente, il risultato parla chiaramente di un gioco altalenante. Così sono le partite Slam dai prologhi inequivocabili, dove, avanti di due set a zero, un giocatore viene successivamente travolto da un avversario redivivo, con poche probabilità di recupero a suo favore ma tanta voglia di contestarle. In fondo, stiamo pur sempre parlando di uno sport dove l’ultima parola non è mai detta, neppure quanto tutto sembra spingere in una direzione ben precisa. Grigor Dimitrov domina 6-3, 6-4 in apertura, ma si piega nei due set successivi (3-6, 5-7), sotto il giogo di un Berrettini che, nell’intimità dello spogliatoio all’alba del terzo set, ritrova quella determinazione necessaria per salvare l’incontro e portarlo al quinto. Se con Stan Wawrinka Matteo era riuscito a imporsi dopo una maratona di tre tie-break all’ultimo sangue, questa volta la formula vincente non è stata la sua. La rimonta non vede il lieto fine, 6-3 a favore di Grigor Dimitrov è quello che riporta l’ultima colonna del punteggio sul Centre Court: i ruoli si invertono ed è l’ex numero 3 al mondo a ingranare nuovamente la marcia nel momento decisivo. Ma possiamo davvero parlare di sconfitta e di vittoria? Al di là del risultato, Matteo Berrettini e Grigor Dimitrov, così diversi in campo, fuori dalle righe del tennis hanno in comune molto più di quanto si possa pensare. Per anni gli infortuni hanno impedito a entrambi di tornare a esprimersi al massimo delle loro possibilità. Per questo è difficile individuare un vero perdente al termine di un incontro in cui i protagonisti non hanno lottato soltanto per un posto agli ottavi ma anche, e soprattutto, per dimostrare a se stessi che non è mai troppo tardi per tornare a sorridere in faccia a uno sport che li ha fatti soffrire.
Grigor Dimitrov raggiunge il suo best ranking nel 2017, quando diventa numero 3 al mondo alle spalle di Roger Federer e Rafael Nadal. Trionfa alle Atp Finals, la conclusione perfetta per un anno di grandi soddisfazioni: quattro sono i titoli conquistati tra cui il Masters 1000 di Cincinnati, e poi ancora una semifinale agli Australian Open e i quarti a Wimbledon. Le prime vere assenze arrivano tra il 2018, anno di netto calo, e il 2019, quando un infortunio alla spalla destra lo costringe a saltare alcuni appuntamenti. I ritiri pesanti cominciano nel 2021, salutando Roland Garros e US Open, per poi fermarsi a causa di problemi prima alla coscia e poi al ginocchio rispettivamente nel 2022 e nel 2023. I ritiri si ripresentano negli anni successivi, ma uno lo segna in particolare: lo scorso anno, in vantaggio due set a zero contro Jannik Sinner, è costretto a soccombere a una lesione al pettorale. Matteo Berrettini controbatte con un ottimo 2019 che gli vale la semifinale agli Us Open e la Top10, un anno che nonostante ciò è scandito da problemi a ginocchio e caviglia. La sua carriera tocca il punto più alto nel 2021, quando raggiunge la finale di Wimbledon, poi persa contro Novak Djokovic. Le lesioni però non si fanno attendere, coscia e addominali sono le zone che più a lungo gli daranno problemi. Un’operazione alla mano destra segna il suo 2022, anno che gli regala però la sesta posizione del ranking, da qui la discesa per una grave lesione alla caviglia e altri stop muscolari, il più recente all’anca con l’addio al Roland Garros. Capite bene che viene difficile assegnare l’etichetta del perdente a chi lotta quotidianamente contro il proprio fisico. In serate come quella di ieri, a restare non è il fermo immagine dei numeri finali ma piuttosto il confronto speculare tra due giocatori che conoscono bene il significato di ‘caduta’ e che, proprio per questo, sanno leggere con orgoglio anche il più piccolo passo in avanti. Wimbledon diventa così il luogo dove il talento contrastato dagli infortuni ritrova una sua dimensione. Nella vittoria di Grigor Dimitrov come nella sconfitta di Matteo Berrettini.