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No, neanche Max Verstappen può vincere da solo

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

1 ottobre 2022

No, neanche Max Verstappen può vincere da solo
Li abbiamo visti combattere per una stagione intera, Charles Leclerc e Max Verstappen, chiedendoci se - a parti invertite - avrebbero ottenuto le stesse vittorie, fatto gli stessi errori, portato la squadra a ottenere gli stessi risultati. E a mondiale quasi concluso nel caos di Singapore, per una volta stupiti da un inatteso pasticcio Red Bull, abbiamo finalmente trovato una risposta

di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

Sta per vincere il suo secondo mondiale di Formula 1 consecutivo a 25 anni appena compiuti, Max Verstappen, ma il weekend di gara di Singapore, quello del suo compleanno e di un primo possibile match point stagionale, è il peggiore che la scuderia del Toro abbia vissuto in questo 2022 di vittorie, successi, gioie e domini. I problemi, quelli grossi per davvero, sono iniziati il venerdì. 30 settembre, 25esimo compleanno di Max Verstappen. Il paddock si sveglia, tra l'umidità di una Singapore dal meteo incerto, con una bomba mediatica inattesa che rimbalza tra televisioni, giornali e siti internet: la Red Bull sarebbe sotto investigazione da parte della FIA per aver sforato il budget cap del 2021. 

Si parla di penalità (anche se non si sa esattamente quali), di personale extra non dichiarato, di milioni di euro di esubero che non tornano nei conteggi della Federazione. Toto Wolff alza subito la voce, Mattia Binotto si accoda, gli altri team esigono chiarezza mentre la FIA alza le mani: "Stiamo indagando, nessun commento per ora". 

Ed ecco l'ombra di un mondiale falsato, di una squadra che - per il secondo anno consecutivo dopo il finale di stagione ad Abu Dhabi 2021 - si ritrova a conquistare un titolo (quello ormai vicinissimo di Verstappen in questo 2022) tra le polemiche e le incertezze. Non il miglior compleanno possibile per Max che, impotente, osserva la situazione politica senza fare commenti. Lui fa il pilota: guida, vince, lo fa da campione assoluto, da talento senza precedenti. Altro non può fare. 

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E così risponde in pista, fregandosene di tutto il resto. Le cose però anche lì, in un sabato di qualifica fondamentale in una pista come Singapore che la domenica non consente molti sorpassi, non vanno bene. La sua Red Bull è una scheggia, nel Q3 Max ha la pole nel piede e gli mancano due curve per passare da ottavo a primo, soffiando il miglior tempo all'avversario di una vita intera e di tutta una stagione: Charles Leclerc. 

Ma dal suo muretto alzano la voce via radio e gli ordinano immediatamente di tornare ai box. Lui grida, insulta, si dispera, ma sa di non poter fare altro. Parcheggia la macchina in pit lane e si accontenta di un'ottava posizione che è una condanna, salvo miracoli o disgrazie altrui, a una domenica anonima nella notte di Singapore. 

La sua squadra, quella delle strategie perfette e del muretto impeccabile, ha sbagliato i conti: poca benzina, insufficiente per Verstappen per chiudere il giro e avere sufficiente carburante per passare i controlli della FIA. Pena la squalifica e partenza dal fondo della griglia nel GP di domenica. Tra le due cose quindi Red Bull è costretta a richiamarlo ai box: rinunciare alla pole ma tenere un ottavo posto che è comunque meglio di una squalifica. Un inghippo che proprio non ci voleva in un weekend da dimenticare per la Red Bull ma anche un punto nero che l'olandese, comunque vicinissimo al titolo mondiale, presto dimenticherà. Sono umani anche i suoi, sbagliano anche loro, fanno male i conti, le previsioni. Non è solo Ferrari, con le strategie sbagliate e le critiche sempre dietro l'angolo. 

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Non è solo Leclerc, ad avere le sfortune addosso. Ogni tanto tocca anche al suo avversario. Ed è negli errori altrui, nelle cose che questi ragazzi tutti talento e voglia di dominare non possono controllare, che possiamo finalmente metterli a confronto in questa stagione di colpi di scena e tempi serrati. Guardiamo Verstappen, arrabbiato in radio, irascibile nelle interviste, mentre accusa il suo team di aver commesso un "errore gigantesco" e di avergli "compromesso il weekend" e riconosciamo la rabbia che per mesi ha accompagnato i fine settimana storti del monegasco della Ferrari. 

Guardiamo Max, talento puro. Dominatore di uno sport che ha cambiato, arrivando a 17 anni in Formula 1 e sbaragliando le carte con il proprio carattere e con una forza impressionante già pronta ad esplodere. Lo guardiamo e tiriamo un sospiro di sollievo: neanche lui quindi, può vincere da solo. Anche lui è preda degli errori e figlio dei meriti della sua squadra, anche lui risponde alle regole di questo mondo, di questo sport, di un universo in cui dire "vince solo grazie alla macchina" non ha mai avuto senso e mai ne avrà. 

Anche Max, come Charles, chiude gli occhi dentro la sua monoposto e fa i conti: la macchina deve andare bene, il passo gara deve essere ok, le gomme non devono degradare troppo, serve fortuna con eventuali safety car o strategie azzeccate, il muretto non deve commettere errori e la monoposto deve reggere senza problemi tecnici, non devo essere coinvolto in incidenti e non li devo provocare, soprattutto al via. Sono dieci, cento, mille le variabili, le cose che non possono andare storte. 

Senza una di queste, anche una sola, va tutto a quel paese. Qualche litro di carburante in più e la pole è di Verstappen, qualche litro in meno e la pole è di Leclerc. Non c'è talento, nel sabato di Singapore. C'è stato altrove, c'è stato spesso e spesso ancora ci sarà in questa stagione. Ma c'è anche altro. E un sabato da dimenticare per il futuro campione del mondo lo ha finalmente ricordato a tutti. 

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