Che la MotoGP non correrà più a Phillip Island Casey Stoner non vuole proprio accettarlo. D’altronde, chi se non il Re di quei saliscendi può scagliarsi contro la decisione del Motomondiale di andare a correre ad Adelaide, riportando in auge quel circuito, cittadino, che per anni ha ospitato la F1. Quello di Schumacher contro Hill nel 1994, per intenderci, seppur con delle dovute rivisitazioni. Duro era stato nel commentare la decisione una volta confermata, a febbraio, e duro è stato nel farlo un’altra volta nei giorni scorsi, in un video promozionale su YouTube insieme all’ex MotoGP Chris Vermeulen.
Casey lì ci ha vinto per ben sei volte di fila su sette partecipazioni, dal 2007 al 2012, dimostrandosi negli anni inarrivabile. Lo racconta lui stesso parlando di quanto quel circuito così speciale, affacciato sul mare, l’abbia aiutato nel diventare un’icona del Mondiale. A casa sua, col posteriore sempre fumante in Curva 3, diventata poi la Curva Stoner, per gli altri non ce n’era. E il fatto che quei tratti mitici scompariranno dal calendario lo manda in bestia: “È estremamente deludente per me, lotterò per farla tornare”.
Nello specifico, per far sì che uno scenario del genere possa essere considerato, il primo passo in avanti da fare è a livello logistico e infrastrutturale. “Capisco che alcune cose debbano cambiare a Phillip Island”, racconta lui con piena consapevolezza. “Ha bisogno di un po’ di rinnovamento dei box e cose di questo tipo. Inoltre, dobbiamo rendere l’evento un po’ diverso, suppongo, per dargli un po’ più di smalto”.
Sul cosa ci sia da fare per migliorarlo a livello di format non si espone più di tanto, ma un’idea ce l’ha ben chiara: sostituire quella pista con Adelaide non ha senso e non si trattiene dall’affermarlo senza troppi giri di parole: “Anno dopo anno, Phillip Island produce alcune delle gare più belle che si possano mai vedere. E togliere una cosa del genere dal calendario è molto, molto sorprendente per me. Sostituirla con un circuito cittadino non è qualcosa con cui io sia davvero d’accordo”.
Promette battaglia, la stessa che anni fa MotoGP non fece quando iniziava a manifestare la volontà di ritirarsi, seppur in giovanissima età. Un talento cristallino, forse troppo, travolto da tutto ciò che un mondo come il Motomondiale riesce a tirarti addosso. Pressione, stress, tutta quella roba che l’ha portato ad appendere il casco al chiodo senza mai valutare davvero un ritorno, se non in veste di collaudatore prima con Honda e poi con la “sua” Ducati nei primi anni di Gigi Dall’Igna.
Per certi versi incompreso, verrebbe da dire, a quasi tredici anni da quella decisione che scosse il paddock quando fu annunciata. Aveva 27 anni e fa incredibilmente strano pensare a quel numero. 27, gli stessi che, per dire, oggi hanno Marco Bezzecchi e Fabio Quartararo. Nessuno se li immaginerebbe lontani dalla MotoGP, e invece per lui fu così. Senza se e senza ma. Per quel mondo, e soprattutto per casa sua sportivamente parlando, sembra pronto a rimettersi in gioco. Non con il casco in testa, ma per tornare a vedere sfrecciare le sue amate moto laddove lui ha fatto la storia.