La curva Sud non dimentica. Nella notte della seconda giornata di Champions League, la Roma ha perso 4 a 3, dominando per lunghi tratti, contro il Real Madrid di José Mourinho, che nel recupero ha segnato il gol decisivo con Antonio Rudiger al novantesimo, in pieno stile Special One. Così come è mourinhiano il dito medio rivolto al pubblico, contraltare agonistico del saluto di inizio partita. Gli ultras giallorossi, infatti, hanno salutato l’ex allenatore con una coreografia: l’immagine di Mourinho con la Conference League del 2022 alzata a Tirana. E diversi striscioni: “Chi porta gloria a Roma, Roma lo onorerà per sempre. Oggi le tue mani consacrano le spolia opima (le armi del generale nemico) e il popolo ti tributa la gloria eterna”. L’allenatore avversario, oggi al Real, saluta la sua gente. Poi la partita va come va, la Roma è superiore, Donyell Malen dopo il rosso in campionato contro il Como segna due gol, tutti sono al massimo. Ma il Madrid la riprende, e alla fine porta a casa i tre punti. Siamo comunque alla fase campionato di questa Champions e l’epicità non è quella delle gare a eliminazione diretta, in fondo va bene così.
Vincono gli spagnoli. Restano l’enorme prestazione e la consapevolezza della squadra di Gian Piero Gasperini, apparso comunque soddisfatto nel post-partita: “A me sembra che se qualcuno non ne poteva più quelli erano loro. Potevamo fare anche qualche altro gol. Sono stati surclassati in tutto. Loro hanno fatto i gol e giustamente valgono, sono stati bravi a metterci fisicità. Per il resto non sono stati sicuramente all’altezza”.
“A Budapest ci ha difeso fino all'inferno, bentornato José, romanista in eterno”. Roma parla di eternità, per le vie del Foro e all’interno dello stadio Olimpico. Con la mano appoggiata sul cuore, Mourinho ha ringraziato l’omaggio più prezioso. “Per il mondo Special per Roma immortale. Ave Mou”. A fine partita, José resta José, dito medio “solo per esultare”, ma non contro la curva Sud, “non potevo farlo” per una questione di “rispetto”. La città della lupa l’ha salutato. Lui, senza complimenti, ha ricambiato così: facendo Mourinho.