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24 gennaio 2024

Ok, ma che cos'è il Super Sick Monday del lunedì post Super Bowl?

  • di Cecilia Strati

24 gennaio 2024

Il Super Bowl 2024 si avvicina e con lui anche il temutissimo lunedì post partita con quello che negli Stati Uniti è conosciuto come il Super Sick Monday. Ecco che cos'è e perché in America è così conosciuto
Ok, ma che cos'è il Super Sick Monday del lunedì post Super Bowl?

Ben lontano dall’essere un giorno in cui sono tutti a casa con l’influenza, il Super Sick Day è in realtà una delle conseguenze più conosciute della domenica del Super Bowl americano. I giocatori danno il tutto per tutto in campo per portare a casa la vittoria, svegliandosi il lunedì mattina coperti di lividi e con i muscoli stanchi, dopo una stagione durata mesi. Il resto dell'America si ritrova invece con un problema ben diverso: smaltire i postumi dei festeggiamenti del giorno prima porta infatti a risultati simili a quelli dei giocatori in campo, pur non avendo contribuito attivamente alla partita. Gli americani si organizzano al meglio per supportare le due squadre finaliste e colgono così l’occasione per ritrovarsi e festeggiare, in perfetto stile USA. 

I tifosi che non si danno appuntamento nei bar di tutta America organizzano feste nelle proprie case, a cui si uniscono anche persone che vogliono solo vedere le famose pubblicità del Super Bowl e lo show dell'halftime, il seguitissimo spettacolo che si tiene a metà partita e che negli anni ha ospitato artisti di fama mondiale che vanno da Beyoncé agli Aerosmith. Insomma, guardare la partita non è un obbligo, ma la voglia di unirsi alla festa di sicuro non manca.

E in puro stile americano, durante queste feste due cose hanno un’importanza fondamentale per trascorrere la giornata al meglio: tanto cibo e qualcosa da bere. Si stima che la quantità di cibo consumata durante l'intera giornata in cui si tiene il Super Bowl sia seconda solo a quella del giorno del Ringraziamento. È un vero proprio banchetto, in cui non manca nulla e la quantità di cibo a disposizione rispecchia in pieno le abitudini americane per quanto riguarda le porzioni. Per rendere meglio l'idea, basta sapere che mediamente vengono mangiate un miliardo e mezzo di alette di pollo e la birra che viene bevuta potrebbe riempire quasi 2000 piscine olimpioniche. Ma gli americani non si limitano a queste due cose. Un altro must have per guardare la partita è la pizza, alcune statistiche indicano che durante quel giorno, gli ordini a domicilio di pizza possono aumentare anche del 60%. Colossi come Dominos e Pizza Hut non perdono certo l'occasione, proponendo super offerte e opzioni formato extra large per festeggiare in compagnia senza preoccuparsi di rimanere a stomaco vuoto.

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L'unico problema è che la partita si gioca la domenica e i festeggiamenti, che spesso iniziano nel pomeriggio, si protraggono anche dopo la fine del match. Il lunedì mattina però la voglia di alzarsi dal letto e andare al lavoro è difficile da trovare con i postumi dei festeggiamenti che si fanno decisamente sentire. Da qui l'idea di darsi malati, ricorrendo alla scusa più vecchia del mondo per non andare al lavoro. Nel corso degli anni sempre più persone hanno iniziato ad adottare questa tecnica, al punto che il lunedì dopo il Super Bowl è ormai ufficialmente noto come Super Sick Monday.

Molti tifosi vorrebbero che il giorno dopo il Super Bowl fosse festa nazionale, e non sono i soli. Heinz -la famosa marca di ketchup- aveva lanciato una petizione per portare al Congresso degli Stati Uniti la proposta di una nuova festa nazionale, lo "Smunday", rendendo festivo il lunedì dopo la partita. Nonostante l'intento goliardico e pubblicitario dell'idea, la petizione aveva raccolto oltre 75.000 firme.

Nello stato del Tennessee invece, due legislatori avevano presentato la proposta per rendere il Super Sick Monday un giorno festivo nel loro stato. Anche in questo caso però, la proposta non si è trasformata in legge. Nonostante i vari tentativi e le varie proposte, il lunedì dopo la grande partita continuerà a restare un giorno lavorativo. I tifosi e non dovranno quindi continuare ad inventare una scusa credibile per saltare il lavoro, anche se sicuramente saranno ben pochi a crederci.

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