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Ok, ma cos’è il bivacco della Dakar 2025? Tempeste di sabbia, odio e amore, un freddo caino: il reportage dall'Arabia | EP3

Irene Saderini

2 gennaio 2025

Irene Saderini ci racconta il rally più pericoloso del pianeta visto dalla cabina di un camion. Ci racconta di una Dakar che gira attorno al bivacco, un miraggio che si vive 800 chilometri alla volta. Docce fredde, motori accesi alle 3 di notte e un letto che odi al mattino e ami la sera schiaffeggiato da tempeste di sabbia

Giornate di continui avanti e indietro, una piccola civiltà nel deserto, milionari che dormono in tenda. È il bivacco della Dakar 2025. La vita qui dentro va presa 7-800 chilometri alla volta, due briefing al giorno, una conferenza stampa, una doccia, almeno un pasto vero, in equilibrio sulle tracce di chi è passato prima di te.

Guardo e riguardo le immagini che scandiscono questi primi giorni.

In questi anni sono passata con disinvoltura dalla nobiltà del paddock con le hospitality gourmet al riso al cardamomo nella polvere del bivacco, ma su questo torneremo più avanti. Mentre scrivo c’è una tempesta di sabbia, può darsi che rinuncerò a raggiungere le docce, o la cena.

https://mowmag.com/?nl=1

Il bivacco è un paesone precario fatto di camion e plexiglass e tende e generatori, ha le strade numerate proprio come una piccola città, esiste per 20 giorni all’anno in mezzo al deserto, compare e scompare in una notte: oggi lo montano a Bisha, domani si materializza uguale identico a Shaybah, a Ryad, a Hail. Il bivacco è inafferrabile come lo skyline di Manhattan: ti rendi conto che esiste se lo guardi da Brooklyn, ma quando cammini sulla quinta ti rimane solo l’idea.

Il bivacco è una replica sempre uguale a se stessa, con le proprie regole, le proprie leggi non scritte.

Qui non esiste il tempo, quantomeno non come lo intendiamo a casa. Il giorno si confonde con la notte, l’adrenalina falsa il percepito e così capita di star sveglia finché viene giorno, sotto le tende i generatori non si sono mai fermati, i meccanici hanno continuato a battere tutta la notte, qualcuno accendeva il motore verso le 3.30AM arriva l’alba, bisogna andare.

Prima il guanto destro, si sale solo da sinistra, c’è chi si fa il segno della croce.

20250102 105345367 1114
La cabina di guida del camion.

E’ tutto un odio-amore: parti al mattino maledicendo il tuo “letto” e torni la sera guardandolo come se fosse il rogito della tua prima casa.

Bestemmi per la doccia fredda, ma già sai che per quell’acqua gelata dopodomani daresti un braccio.

La vera conquista di oggi è il sacco a pelo locale recuperato nel villaggio vicino (costo dell’operazione circa 20 petecchie locali): è fatto di petrolio e sostanze tossiche MA tiene molto più caldo del mio modello ultra tecnologico che stanotte, però, ha fatto cilecca. Un freddo caino fino alle 6.30.

Irene Saderini camion Dakar 2025
Preparativi. Foto courtesy dei vicini.
https://mowmag.com/?nl=1

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