Gunter Steiner, che in KTM c’è arrivato passando dalla porta del team privato, ma con la chiara intenzione di rilevare da Bajaj tutto il progetto MotoGP, l’ha detto chiaramente: “è stato uno strano inverno”. Adesso, però, il 2026 è cominciato davvero: presentazione ufficiale, livree svelate. Ma pure facce tirate e sorrisi controllati perché ci sono presentazioni che segnano anche l’inizio di un lungo addio. Lo vedremo più avanti. Quello che c’è da dire subito, invece, è che Red Bull KTM e Tech3 KTM ripartono insieme, come due squadre ufficiali di fatto, in un clima che mescola ambizione e cautela dopo un 2025 che ha lasciato più scorie del previsto. “La stagione scorsa è stata complicata – ha ammesso Aki Ajo - soprattutto nella prima metà, quando la RC16 non era dove avrebbe dovuto essere e la pressione , tecnica e psicologica, è salita in modo evidente”. La svolta, secondo il finlandese, è arrivata solo in estate, con Brno come punto di rottura, quando KTM ha iniziato a ritrovare una direzione chiara. E la moto 2026, almeno nelle intenzioni, nasce da lì: non è una evoluzione, ma un progetto “ricostruito da zero e con tanto materiale da provare a Sepang”.
Di non nuovo, semmai, ci sono le livree: non sorprendono e restano fedeli a una continuità visiva che KTM rivendica come identità.
Solo che è il contesto intorno a essere cambiato. Tech3 ha vissuto mesi sospesi, con il passaggio di consegne da Hervé Poncharal alla nuova proprietà guidata da Gunther Steiner. Un inverno strano, appunto, in cui si è lavorato quasi in autonomia, senza veri riferimenti decisionali, ma anche senza strappi. “Dal punto di vista tecnico e sportivo – ha spiegato Nicolas Goyon - nulla è cambiato. Il vero impatto della nuova gestione si vedrà più avanti”. Ma in quel “più avanti” entra inevitabilmente in ballo Pedro Acosta. Il volto di KTM. Il talento di KTM. Ma anche il punto interrogativo più grande. Ha parlato poco durante la presentazione e in quel poco ha evitato in ogni modo di rispondere alle domande sul futuro. KTM è stata la sua storia, ma che resterà in arancione anche nel 2027 ormai non lo crede più neanche KTM.
Ecco perché la presentazione di ieri ha fatto pensare, un po’, al 2021 di Valentino Rossi, a quella presentazione della Yamaha Petronas con il 46 che era stata sì un primo atto, ma il primo atto di un addio lungo una stagione intera. E Valentino Rossi, inutile negarlo, è facilmente accostabile a Pedro Acosta perché proprio la Ducati del Team VR46 dovrebbe essere la sua prossima moto (anche se c’è chi ipotizza un passaggio direttamente in rosso, con Pecco Bagnaia sempre più vicino a Yamaha). Il 2026 sarà l’ultimo anno e nessuno, nemmeno in KTM, fa più finta di niente. Pit Beirer è stato diretto: “Non abbiamo ancora fatto abbastanza per convincerlo”. Tradotto: serviranno risultati, sensazioni, una moto che parli chiaro già dai test per provare a capire se ci aranno i margini per tornare indietro su decisioni che, almeno stando a quanto si dice nel paddock, sono in verità già prese. Acosta, con quel modo lì che ha lui, s’è limitato a parlare “di lavorare a testa bassa, di basse aspettative, di concentrazione sul presente”.
Se Acosta è il futuro in bilico, Brad Binder rappresenta –almeno per ora e sognando Alex Marquez - la continuità. Il sudafricano arriva da una stagione difficile, forse la più complessa da quando è in MotoGP. Risultati altalenanti, fiducia da ricostruire, una moto che non sempre gli ha restituito quello che chiedeva. “Quando sei in difficoltà – ha detto Aki Ajo - la pressione aumenta molto”, ma Binder quella pressione se l’è portata dietro per mesi, spesso senza dirlo. Ora, però, le prospettive sono differenti e c’è un posto in MotoGP da garantirsi ancora. “Penso che quest’inverno sia stato molto importante per me - ha ammesso il sudafricano - Ho molta esperienza e la sto usando per ricostruire la mia fiducia. La RC16 2026, rispetto a quella dello scorso anno, promette più materiale e meno compromessi”.
Anche per Enea Bastianini il 2026 sarà l’anno della verità. Il 2025, lo dice lui stesso, “è stato un anno complicato”, soprattutto perché sono mancati i punti di riferimento. “All’inizio è stato difficile, non avevo riferimenti – ha spiegato - ma sono comunque riuscito a essere competitivo e il primo podio nella Sprintha rappresentato molto. Questo 2026 sarà differente, perché sono più concentrato sulla moto e sulla squadra. So molto bene dove posso migliorare”. Bastianini parla di motivazione, di voglia di tornare a lottare “per qualcosa di importante” e di una KTM che sente più forte. “Sono curioso di andare a Sepang e vedere la nuova moto per la prima volta – ha concluso - avere una squadra cresciuta in casa è una delle chiavi della MotoGP”. Suona, in qualche modo, anche di promessa per il futuro, con Bastianini che è perfettamente consapevole che lo spazio che Pedro Acosta lascerà vuoto non ha già, come si dice in giro, una ipoteca in favore di Maverick Vinales.
E’ innegabile, però che proprio Maverick Vinales s’è apertamente candidato a diventare il riferimento per KTM. Il lavoro fatto durante l’inverno insieme a Jorge Lorenzo è stato intenso, quasi maniacale. “Ho lavorato sui dettagli tecnici – ha spiegato - per poter esprimere al meglio il mio talento. Sto spingendo al limite per arrivare a Sepang pronto al cento per cento. Ora peso tra i 65 e i 66 chili, la forza è tornata e non ho più dolore. Jorge è un bonus, sto cercando di sfruttare al massimo la sua presenza, mi sta aiutando a migliorare sotto ogni aspetto e io voglio diventare un punto di riferimento per KTM”.