Per Lorenzo Musetti questo Australian Open non è uno Slam come tutti gli altri. È un'altra grande prova di maturità. Il carrarino ha vinto senza problemi al secondo turno il derby dei “Lorenzo” contro Sonego. Un secco 3-0 senza particolari difficoltà. Ma l'anomalia non era in campo, bensì fuori. All'angolo del numero 5 del mondo infatti non c'erano il suo allenatore Simone Tartarini e il preparatore Damiano Fiorucci. Quest'ultimo è stato costretto a casa da un problema di salute, mentre Tartarini è dovuto rientrare in Italia per la morte della madre. Un'assenza che, per uno come Musetti, pesa come un macigno. Lo ha detto lui stesso nell'intervista dopo il match: "Non è stata una settimana semplice dal punto di vista umano. Simone è dovuto rientrare in Italia per motivi familiari e Damiano ha avuto problemi di salute”. Un momento per stringersi attorno al dolore del suo allenatore, a cui ha anche dedicato la vittoria. Sì, perchè quello fra Simone Tartarini e Lorenzo Musetti non è il semplice rapporto che c'è tra un allenatore e il suo giocatore. È un rapporto strettissimo, paterno, quasi simbiotico. I due sono nati e cresciuti insieme, da quando Lorenzo a otto anni è arrivato al circolo di tennis a La Spezia dove Tartarini insegnava. Non un allenatore, ma un maestro di tennis, e c'è una bella differenza. Ma anche un maestro di vita. Musetti ha detto di aver passato “più tempo con lui che con la mia famiglia”. Proprio Tartarini, con la sua idea di tennis, ha plasmato un tennista atipico per i tempi odierni e lo ha portato al successo. Il suo rovescio a una mano e il gioco elegante e creativo probabilmente sarebbero stati appiattiti se si fosse rivolto alle “solite” fabbriche di campioni. Non solo, Tartarini su Lorenzo Musetti ha scommesso tutto. Ha fatto all in, rischiando di perdere. Quando Lorenzo aveva 14 anni ha lasciato il suo posto come maestro di tennis a La Spezia per girare con lui l'Europa e il mondo inseguendo il sogno del professionismo. “Andavamo spesso in Francia, cercando sparring partner, preparatori atletici, persone che potessero aiutarci: quello è stato il primo passo di questo grande progetto che è cresciuto sempre di più nel tempo”. Hanno condiviso la stanza quando i tempi erano duri e bisognava risparmiare, hanno mangiato insieme, si sono allenati, sono cresciuti. Perchè come Musetti con Tartarini ha imparato a diventare giocatore anche Tartarini con Musetti ha imparato a diventare allenatore. Non gli sono state certo risparmiate le critiche, quando Lorenzo era un grande talento ancora inespresso. Tartarini è stato bollato come inadeguato, inesperto, ma il tempo ha fatto il suo corso... Proprio a Melbourne nel 2019 Musetti ha vinto l'Australian Open junior, poi una scalata lunga e tortuosa, fino all'exploit dello scorso anno che lo ha portato fino alla posizione numero 5 del mondo. Con Simone Tartarini al suo fianco Lorenzo Musetti era un bambino, è stato un adolescente ed è poi diventato un uomo e un padre, con tutte le difficoltà e i cambiamenti che questo comporta. “Tra me e Lorenzo c’è un rapporto molto forte, costruito su valori solidi. Per questo abbiamo dovuto chiuderci nel nostro cerchio e concentrarci su ciò che conta davvero” ha dichiarato Tartarini. Un percorso di crescita passato per le enormi difficoltà psicologiche mostrate in campo dal toscano. Musetti è sempre sembrato un tennista dotato di una certa gravitas. Non è mai apparso divertirsi particolarmente in campo. Sembrava più che le partite per lui fossero una grande lotta, fra imprecazioni, sbraitate e momenti bui. Uno scontro fra il suo potenziale e quello che poi realmente gli riusciva. Musetti è stato capace di grandi vittorie così come rovinose sconfitte, indiscriminatamente dal ranking dell'avversario. È stato per la maggior parte della sua giovane carriera un giocatore dagli acuti meravigliosi e dai bassi profondi e oscuri. Soprattutto è ancora un giocatore con un rapporto molto complicato con la pressione. Lo ha detto lui stesso alla vigilia dello Slam australiano: “Sicuramente Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, anche Holger Rune nell’anno in cui è arrivato al numero 4 del mondo, hanno gestito la pressione meglio di me”. E, nel tennis, l'esperienza della generazione “buia”, quella degli Tsitsipas, i Rublev e gli Zverev, la dice lunga su quanto le aspettative possano logorare un giocatore.
Proprio per questo motivo nella stagione 2026 Musetti ha deciso di affidarsi a un “supercoach”, un allenatore con già una lunga esperienza al fianco di grandi campioni. Parliamo di Josè Perlas, uno che ha avuto fra le mani Carlos Moya, Albert Costa due campioni al Roland Garros. Ma anche Guillermo Coria, l'ex coach di Alcaraz Juan Carlos Ferrero, Janko Tipsarevic e pure Fabio Fognini negli anni della massima crescita del ligure. Una scelta per la sua crescita tecnica ma soprattutto mentale, che lo potrà aiutare a trovare la continuità che fino ad ora gli è sempre mancata. Ma anche con l'arrivo di Perlas Simone Tartarini rimane una colonna dell'angolo del tennista di Carrara. Ora agli Australian Open Musetti dovrà però farne a meno, almeno per un po'. L'assenza per uno come lui non è banale. Musetti perde il suo riferimento, il suo punto fermo, ed è chiamato ad un'altra prova di maturità. Deve camminare sulle sue gambe. Non ci sarà Tartarini a dirgli di mantenere la calma, quello sguardo severo da intercettare nei momenti di difficoltà. Lorenzo Musetti non è più quel bambino di otto anni al circolo di La Spezia. Lorenzo Musetti deve dimostrare di essere diventato grande.