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4 giugno 2023

Piero Taramasso e la questione gomme Michelin: "Se i team della MotoGP si lamentano vuol dire che sbagliano qualcosa"

  • di Tommaso Maresca

4 giugno 2023

Il responsabile Motorsport Moto di Michelin ha fatto chiarezza sui limiti e sui sensori della pressione delle gomme anteriori imposte dal fornitore unico francese ai team della MotoGP. Taramasso, svelando diversi e interessanti dettagli tecnici, ha risposto in maniera ferma a chi accusa Michelin di essere troppo rigida su alcuni parametri
Piero Taramasso e la questione gomme Michelin: "Se i team della MotoGP si lamentano vuol dire che sbagliano qualcosa"

Il tema della pressione delle gomme anteriori continua a tenere banco in MotoGP, anche adesso che tutti dispongono di un sensore unico. Un sistema di misurazione uniformato, che fornisce gli stessi dati all'intero schieramento. Il problema è il solito: in gara, i flussi di aria calda emanati dagli scarichi della moto che precede fanno salire la pressione della gomma anteriore della moto immediatamente dietro. Se la pressione dell'avantreno oltrepassa una certa soglia (2,2 bar), i piloti perdono sensibilità e feeling in frenata e in percorrenza curva. La moto, praticamente, diventa inguidabile. Michelin, fornitore unico di gomme in MotoGP dal 2016, impone ai team della top class un limite minimo (1,88 bar) al di sotto del quale - in gara - la pressione della gomma anteriore non può scendere. 

Piloti e squadre, ciclicamente, puntano il dito contro Michelin. Accusano l'azienda di Clermont-Ferrand di poca elasticità nell'imposizione di quel limite minimo di bar al di sotto del quale si rischiano penalità, o squalifiche. I team vorrebbero ridurre ulteriormente la soglia di 1,88 bar, così da avere un margine di più consistente per scongiurare un aumento repentino della pressione, che inficerebbe la prestazione puramente sportiva di moto e pilota, oltre a comprometterne la sicurezza (sopra i 2,2 bar il rischio di caduta è elevato). Piero Taramasso, responsabile del settore Motorsport Moto per Michelin, ha fatto chiarezza a riguardo in un'intervista ai colleghi francesi di Paddock GP. Piero, in particolare, ha specificato come il fatidico margine sia più ampio di quanto si pensi: "Parliamo principalmente della gomma anteriore, perché è quella un po' più sollecitata. È vero che quando la pressione è di 2,2 bar o più il pilota perde sensibilità, e quindi in quel momento è costretto a cambiare traiettoria o a spostarsi di lato per raffreddare il pneumatico o frenare meno forte. I team, per evitare questa situazione, hanno lavorato molto. Ad esempio, prima mettevano coperture (flange) sui freni anteriori e queste coperture mantenevano molto calore, e tutto questo calore andava sulla ruota che si riscaldava molto, quindi la pressione aumentava. Oggi ci sono prese d'aria e sistemi di ventilazione per ridurre questo fenomeno. Inoltre è un fenomeno un po' più evidente su certe moto, meno su altre, e un po' più fastidioso per certi piloti mentre ce ne sono altri per niente sensibili. Ma se parliamo di valore puro, il valore minimo oggi è di 1,88 bar. Ciò significa che con la tolleranza del sensore che è 0,03, possono scendere fino a 1,85. Quindi possono giocare; hanno un margine tra 1,85 e 2,15 per esempio, quindi 0,3 bar, che è ancora un grande margine. Quindi, prima che le moto diventino 'inguidabili', c'è un grande margine e devi davvero aver fatto qualcosa di sbagliato per salire così in alto. Faccio un esempio perché a volte le persone non capiscono, a volte pensano che 1,88 bar sia la pressione minima della gomma anteriore sulla griglia di partenza. Quella infatti non è la pressione delle partenze, è la pressione a cui chiediamo di arrivare per almeno il 50% della gara. Quindi, se facciamo un esempio, possono partire con 1,45 o 1,50 bar. Dopo cinque o sei giri, solitamente, la pressione si stabilizza intorno ad 1,9 bar. Quindi possono correre con 1.9 bar per metà gara e va bene. La pressione minima data (1,88 bar) è il picco che devi toccare e mantenere per almeno metà gara. Il limite, quindi, non è eccessivo. Non stiamo chiedendo miracoli. Inoltre, questo metodo di lavoro è quello che usiamo da 4 o 5 stagioni, quindi non abbiamo cambiato nulla. i valori sono gli stessi, il modo di lavorare è lo stesso, il comportamento delle gomme è lo stesso. È solo che prima, poiché c'erano sensori diversi, tolleranze diverse, non avevamo un sistema unificato e la situazione era meno chiara, più critica". 

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