Con le dovute cautele, i numeri di questo Mondiale sono tutti dalla parte di Kimi Antonelli. Basta dare un’occhiata alla classifica per capirlo: dopo il fine settimana di Sepang, l’italiano comanda con 310 punti, Russell lo segue a 226 e tra i due c’è un buco di 84 lunghezze. Hamilton a quota 191, Norris 186 e Leclerc 167 sono già troppo indietro per rientrare nei discorsi iridati. La corsa al titolo, di fatto, è diventata una questione tutta interna alla Mercedes, ora più che mai.
In Malesia, però, sembra aver preso una traiettoria piuttosto definita. Antonelli ha chiuso secondo e ha portato a casa altri 18 punti, mentre Russell, quando occupava la quinta posizione, si è fermato a cinque giri dalla fine per un guasto alla power unit. È uno zero che pesa come un macigno sulle speranze dell’inglese, quando restano sette Gran Premi e una Sprint al finale di stagione, con poco più di 180 punti ancora in palio.
Inevitabilmente, già dal dopo gara si è iniziato a parlare di possibili match point e la cosa interessante è che a Kimi non servirebbe nemmeno vincere. Gli bastarebbe restare stabilmente nelle prime posizioni, così da spegnere prima le speranze di Ferrari e McLaren e poi quelle di Russell. I conti si possono fare già adesso: anche se George vincesse tutte le gare da qui alla fine, all’italiano basterebbero due secondi posti a Singapore tra Sprint e gara, un terzo e cinque quarti per diventare campione.
I giochi non potranno chiudersi già a Singapore, visto che Qatar e Abu Dhabi resteranno in calendario come confermato dal presidente di F1 Stefano Domenicali. Il primo match point, sulla carta, è Austin, nel weekend del 23-25 ottobre. Servirebbero però due settimane quasi perfette: doppietta a Marina Bay, almeno un sesto posto in Texas e un passo falso di Russell, fuori dalla top 7 o addirittura a zero. Molto più realistico pensare a Messico o Brasile, dove Antonelli può arrivarci gestendo l’ampio vantaggio fin qui accumulato.
Nella cavalcata verso un eventuale primo titolo mondiale, c’è poi un altro alleato: il ritiro di Russell a Sepang, più pesante dei quindici punti persi. Per sostituire il motore rotto sulla sua W17, infatti, la Mercedes monterà una nuova power unit a Singapore, la quinta della stagione, sforando il limite di quattro. Il risultato è la partenza dal fondo della griglia domenica, mentre la Sprint del sabato non ne risentirà.
Uno scenario che complica ancor di più la situazione dell’inglese. Già a Baku il team aveva pensato di cambiare motore, ma aveva deciso di tirare avanti fino ad Austin, dove dovrebbe debuttare il nuovo turbo sviluppato con i margini dell’ADUO. In pratica, con una sostituzione già programmata, il piano era quello di pagare una sola penalità invece di due. Il cedimento ha rovinato tutto, anche se nel paddock circola la voce che il turbo possa arrivare già a Singapore, come riportato da Motorsport.com. Da Brackley nessuna conferma o smentita, ma se fosse vero la penalità servirebbe almeno a montare subito l’intero pacchetto già aggiornato.
Resta però il problema della pista. Marina Bay non è il posto ideale per rimontare: il record appartiene a Vettel, 22° al via nel 2016 e quinto al traguardo con la Ferrari; basta questo per capire quanto sarà dura. Servirebbe un’impresa, ben più ostica di quella realizzata a Monza da Antonelli, o anche a Baku, quando l’italiano da sedicesimo era risalito fino alla quinta posizione. Questa volta i ruoli sono invertiti e molto dipenderà anche dalla competitività di Red Bull, Ferrari e McLaren. Qualora dovessero essere tutte vicine, il Mondiale di Kimi potrebbe avvicinarsi ancor di più.