C’è stato un tempo, in questo 2026, in cui Nicolò Bulega ha faticato. Erano i primissimi test, prima ancora che iniziasse la stagione, in una giornata di pioggia che aveva sì lasciato intendere quanto Nicolò Bulega ne avesse più di tutti gli altri, ma anche quanto la pioggia avrebbe potuto essere la sua unica nemica. Solo che nella favola del principe biondo delle corse che s’è messo in testa d’andare a prendersi il trono del regno dopo anni di denti raschiati sull’asfalto e delusioni, anche quel tempo è finito. E s’è visto oggi a Assen, quando qualche goccia di pioggia ha provato a metterglisi di traverso mentre andava a conquistare l’ennesima vittoria in solitaria in questo sabato di Assen, in Race1. Adesso sono sette su sette in totale.
Oltre la pioggia – che a quanto pare ormai non è più un limite - oggi c’ha provato in tutti i modi anche Iker Lecuona, con un primo duello chiuso dopo tre giri e il secondo chiuso quando invece ne mancavano poco più di due e lo spagnolo era riuscito a rifarsi sotto proprio approfittando della pista che cominciava a bagnarsi. “In partenza Iker è scattato meglio di me e quindi sono stato dietro per un po’ – ha raccontato Bulega in sala stampa – poi sentivo di avere un forte vantaggio, ma quando ho visto la pioggia ho avuto un attimo di esitazione. Non avevo tutto sotto controllo”.
L’italiano, a dispetto di una supremazia impressionante, ha spiegato che il feeling con la moto non è ancora perfetto e che, avendo una Panigale nuova, anche i riferimenti con i dati del passato servono solo come base da cui partire per poi limare direttamente secondo la pista tutto quello che c’è da limare. Con la pioggia che, quindi, è diventata una variabile pericolosa in quel frangente di Race1. “La situazione – ha spiegato ancora - è stata complicata per due o tre giri, c’erano dei punti dove non era veramente bagnato, ma stava piovendo mentre il resto della pista era asciutto. Negli ultimi giri è tornato tutto asciutto e ho ripreso il mio passo: da fuori forse è sembrata facile, ma non commettere errori non è stato affatto facile. Iker? E’ un gran pilota, non corri in MotoGP se non lo sei e lui ci ha corso. Prima o poi mi batterà, ma per ora non è ancora successo e farò di tutto perché non succeda”.
Tra i due compagni di squadra c’è un bel rapporto, s’è visto anche nell’abbraccio dopo la bandiera a scacchi e nello scambio di battute in sala stampa. Quel “farò di tutto” è solo l’inconfondibile fame di un pilota che ha capito non solo di poter mettere le mani sul titolo mondiale, ma anche di poterlo fare lasciando il segno nella storia, vincendo quanto e come non ha mai vinto nessuno.
Dietro i due piloti Aruba, Sam Lowes ha conquistato il terzo posto, seguito da un Alvaro Bautista che, zitto zitto, riesce a trovarsi comunque sempre tra i primi. Lo spagnolo ha preceduto un folto gruppo di inseguitori guidato da Locatelli, mentre Danilo Petrucci ha vissuto una gara tormentata, tra una sanzione per partenza anticipata e un'uscita di pista maledetta durante il long lap a cui è stato costretto proprio nel bel mezzo di un giorno in cui la pioggia – da sempre suo elemento naturale – avrebbe potuto fargli da alleata.