Forse, i tifosi della Ferrari hanno imparato ad accontentarsi, a festeggiare le vittorie dei GP come se fossero mondiali, gli stessi che anni fa arrivavano a raffica. È chiaro, la F1 è fatta di cicli e non sempre si può vincere come negli anni di Schumacher, dominati, ma negli ultimi sei la situazione è impietosa. A raccontarlo sono le percentuali di successi conquistati in ogni decennio, dal primo mondiale in F1 nel 1950 fino a quello ancora in corso, che si chiuderà nel 2029.
A pubblicare l’analisi, piuttosto interessante, è stato l’account statistico Holiness su X. Il quadro che emerge è chiarissimo: dal 2020 in poi la Ferrari sta vivendo il suo peggior periodo in termini percentuali dall'inizio della sua storia in F1.
I numeri sono questi: negli anni Cinquanta la Ferrari vinceva il 34,5% dei Gran Premi disputati, 29 su 84; negli anni Sessanta il 13%, 13 su 100. Negli anni Settanta, poi, la percentuale torna a crescere, pari al 25,6%, 37 su 144. Negli anni Ottanta si torna a poco più del 10, precisamente 11,5%, vale a dire 18 Gran Premi su 156 disputati. Anche negli anni Novanta, periodo tutt’altro che dominante, si arrivava al 17,2%, con 28 vittorie su 162 gare. E poi c’è il decennio Schumacher, quello dal 2000 al 2009: 85 vittorie su 174 Gran Premi, il 48,8%. Quasi una gara su due.
Al contrario, dal 2020 ad oggi solo 12 vittorie su 140 Gran Premi: l’8,5%. È il dato più basso di sempre, peggio degli anni Sessanta e degli anni Ottanta. Nel 2020, nel 2021 e nel 2025 la Ferrari ha chiuso la stagione intera senza vincere nemmeno una gara. Il mondiale piloti manca dal 2007, quello costruttori dal 2008.
Per contestualizzare ulteriormente, Holiness ha messo a disposizione altri dati: nello stesso periodo dal 2020 ad oggi, la Red Bull ha vinto il 48,5% delle gare, 68 su 140. La Mercedes il 25,7%, 36 su 140. La McLaren il 15%, 21 su 140. La Ferrari si trova al quarto posto, davanti solo ad Alpha Tauri - oggi Racing Bulls -, Alpine e Racing Point - oggi Aston Martin -, ognuna con una vittoria ciascuna.
Certo, c’è un margine per migliorare questa statistica perché il decennio 2020-2029 non è ancora finito: mancano tre anni e mezzo alla conclusione e la Ferrari ha mostrato segnali di crescita con gli aggiornamenti portati in questa stagione, con un passo nettamente diverso rispetto a come si era chiusa la scorsa. L’obiettivo minimo, quello che eviterebbe l’onta del peggior decennio di sempre, è superare l’11,5% degli anni Ottanta. Servono altre vittorie, non poche.
Forse, l’unico dato positivo è arrivato la scorsa settimana, a Silverstone: con la vittoria di Charles Leclerc, la Ferrari ha tagliato il traguardo delle 250 vittorie in F1. Un primato assoluto, con nessuno che ne ha di più. La McLaren insegue a 203, la Mercedes è a 138, la Red Bull a 130. La storia del Cavallino Rampante in questo sport continua a non aver paragoni, ma è pur vero che quando la Scuderia dominava con Schumacher, Red Bull praticamente non esisteva e la Mercedes - come team a sé - si era ritirata da decenni, in pista solo grazie alla collaborazione con McLaren.
I numeri, quindi, sono chiarissimi e raccontano di una Ferrari che ha sì 250 vittorie nella storia, ma anche una percentuale di successi nelle ultime sei stagioni che fa rabbrividire. Due facce della stessa medaglia, una bellissima e una difficile da guardare. Servirebbe una svolta che, per adesso, fatica ad arrivare.