C'è una categoria di “professionisti” che da qualche anno a questa parte prolifera prima dei grandi eventi sportivi: gli oracoli. Sedicenti veggenti, spesso animali, che cercano di prevedere in anticipo vincitori di Mondiali, Europei, SuperBowl. Il grande capostipite della categoria, entrato nella memoria collettiva tanto da dare (quantomeno in Italia) il soprannome a Paul Pogba, è il “polpo Paul”. Un polpo che viveva nell'acquario Sea Life di Oberhausen, in Germania. La sue doti divinatorie emergono per la prima volta agli Europei 2008, quando pronostica correttamente 6 delle 8 partite della nazionale tedesca. Ma la fama internazionale arriva ai Mondiali in Sudafrica nel 2010. Nella vasca gli vengono messe due scatole di cibo, ciascuna con la bandiera di una squadra, la nazionale della scatola aperta per prima era quella pronosticata vincente. Paul indovinò l'esito di tutte e sette le partite della nazionale tedesca, comprese le sconfitte contro Serbia e Spagna, e poi pronosticò correttamente anche la finale tra Paesi Bassi e Spagna, terminando con un perfetto 8 su 8. Una carriera gloriosa quanto breve tragicamente interrotta al suo apice, con la morte di Paul nell'ottobre del 2010. La scomparsa del polpo indovino ha portato all'ossessiva, quanto vana, ricerca di un suo erede, altri polpi ma anche armadilli, cammelli, tartarughe, pappagalli, una coppia di panda e un orango. Ma nessuno ha dimostrato le stesse doti profetiche.
Curiosamente l'eredità di Paul l'ha raccolta, involontariamente, un'economista tedesco. Nel 2014 Joachim Klement sviluppò un algoritmo capace di prevedere chi avrebbe vinto il Mondiale. Il suo obiettivo era provare a dimostrare che il calcio è imprevedibile, e influenzato da un'altissima dose di fortuna. Peccato che non gli riesca benissimo... Da allora il modello ha indovinato tre vincitori su tre, Germania, Francia e Argentina, e il suo ideatore è diventato un improbabile e involontario vate calcistico. L'algoritmo funziona attraverso quattro variabili: “La popolazione di un Paese (quanto è ampio il bacino di talenti), il Pil pro capite (quanto è ricca una nazione e se può permettersi infrastrutture adeguate per sviluppare i giovani), il clima (se le temperature consentono ai ragazzi di allenarsi e giocare tutto l’anno) e infine il ranking Fifa, che serve a misurare la qualità della generazione di calciatori attualmente a disposizione” spiega a La Stampa. “Questi quattro fattori spiegano circa il 50% del risultato di una partita. L’altra metà sta alla fortuna: la forma della squadra nel giorno della gara, le decisioni arbitrali e tutti quegli elementi impossibili da prevedere con i numeri”. O almeno, questa è la teoria.
Per il Mondiale 2026 l'algoritmo ha predetto una finale fra Olanda e Portogallo, con vittoria degli orange. Sarebbe una prima, storica volta, gli olandesi sono considerati la migliore squadra a non aver mai vinto un Mondiale (fino a qualche giorno fa si diceva lo stesso di Zverev, il miglior tennista a non aver mai vinto una Slam, chissà che porti fortuna). I bookmakers sono di diverso avviso, sono considerate favorite Spagna e Francia, più indietro Inghilterra e Portogallo, poi Brasile i campioni in carica dell'Argentina e bisogna superare anche la Germania per arrivare finalmente all'Olanda, quotata intorno a 20. Insomma, chi si fida dell'algoritmo di Klement potrebbe mettere su un bel gruzzoletto. Chissà se questa volta ci azzeccherà. Che poi, azzeccarci è relativo, cosa vuol dire? Indovinare che l'Olanda vincerà i Mondiali o dimostrare davvero che il calcio è caos e imprevedibilità? Intanto una puntatina...