“Penso che Bezzecchi abbia fatto un errore grave. Però è un errore di reazione, ha visto una situazione di pericolo”. È domenica, Simone Battistella guarda la gara del suo pilota, Tayo Furusato, e intanto dice la sua sul caso Bezzecchi. È domenica mattina e nel paddock di Brno non si parla d’altro. Lui, che è sempre pacato e misurato nelle sue valutazioni, ha perso la pazienza, il che succede sempre quando una persona con una morale forte si trova davanti a quella che crede essere un’ingiustizia. A fianco di Battistella c’è seduto Andrea Dovizioso, il pilota che ha seguito da una vita e che continua a seguire: Dovi ascolta, non dice niente.
Il discorso è piuttosto lineare: “I marshal stavano intervenendo sulla moto in maniera scorretta: la moto era accesa, la prima marcia era inserita e toccando l’acceleratore il motore andava fuori giri, la ruota lanciava sassi. Se avessero inclinato la moto quella sarebbe partita come un missile. Nella concitazione del momento Bezzecchi ha corso per far capire questa cosa, poi naturalmente ha sbagliato perché si è incazzato e ha reagito male, l’errore sicuramente c’è. Ma è una reazione nata dall’errore del marshal e in un momento in cui era appena caduto durante una gara. Quando sono cose successe cose del genere, come a Quartararo un anno fa, lui prese duemila euro di multa, il nulla. Quando Aleix Espargarò diede una sberla sul casco di un altro pilota ci fu solo una piccola sanzione. Perché? Perché sono situazioni che vanno contestualizzate. Il pilota sbaglia ma è pieno di attenuanti. In questo caso non solo il pilota non ha causato pericolo, ha anche evitato che a causarlo fossero i marshal. L’ha fatto nel modo sbagliato, però quella era la sua vera intenzione. Non c’è stato un comportamento antisportivo in pista, come per esempio nel 2015. E anche in quel caso il pilota ebbe la possibilità di correre, nonostante la penalità. Ma pensiamo anche ad altre situazioni, come in Ungheria: il pilota fa un errore, stende altri quattro piloti e prende due long lap”.
Poi Battistella fa una riflessione che, per quanto a parlare siano stati in tanti, si è sentita ancora poco: “Tagliare fuori un pilota dalla gara per qualcosa che che succede fuori dalla pista in seguito a un errore dei commissari è gravissimo, crea un precedente terribile”. E ancora: “Non c’è uniformità di giudizio, ma solo fretta di agire. Dal mio punto di vista si sarebbe dovuto riflettere di più e considerare tutti gli aspetti di incidenti simili in cui il pilota ha evidentemente un po’ perso la testa. Ma se è cambiata la regola dei contatti, per cui la penalità è automatica quando c’è una caduta dopo un contatto, significa che la conseguenza è fondamentale nel soppesare la sanzione. E la conseguenza di quello che ha fatto Marco è che almeno hanno spento la moto e non sono volati sassi a 150 Km/h in faccia agli altri marshall o, peggio ancora, non è partita una MotoGP addosso a qualcuno. Bisogna soppesare anche le conseguenze di azioni così, che comunque rimangono in qualche modo da punire”.
A suo modo di vedere poi, la Direzione Gara avrebbe potuto sfruttare il ricorso fatto da Aprilia per valutare la situazione con più calma: “Accettare il reclamo avrebbe dato il tempo di far partecipare il pilota alla gara e poi prendere le sue decisioni, magari azzerando poi i punti fatti qui da Marco la domenica. Non credo sia una scelta politica, credo sia incompetenza. Il regolamento dovrebbe essere scritto in maniera più corretta. Oppure bisognerebbe che ci fosse qualcuno che con grande esperienza di corse e intelligenza valuti veramente quello che è successo, anche la pericolosità di quello che fanno i marshal in quel momento, così anche come soppesare la reazione del pilota. Perché sarebbe potuto succedere un disastro. L’unico in mezzo a quel gruppo di cinque o sei persone che sapeva cosa stesse succedendo era il pilota. Ed è sbagliato che i marshal non sappiano come intervenire su un mezzo che è pericoloso, una bomba. L’unico che lo sapeva era il pilota. Se chi segue la sicurezza deve applicare le regole, deve anche fare comunicazioni per i marshal per mezzi complessi e pericolosissimi”.