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4 maggio 2026

Sinner, Antonelli e Nicolò Bulega c’hanno consumato le parole: beccatevi il folle week end (e la storia) di Lorenzo Baldassarri

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

4 maggio 2026

Sinner, Antonelli e Nicolò Bulega c’hanno consumato le parole: beccatevi il folle week end (e la storia) di Lorenzo Baldassarri

Sul Tennis c’è solo Jannik Sinner. Sulla Formula 1 c’è solo Kimi Antonelli. Portano la bandiera italiana in cima a tutti come non ha fatto (quasi) mai nessuno e l’alterego di questi due fenomeni, in Superbike, è Nicolò Bulega. Ecco, a lui sta riuscendo qualcosa di allucinante e impensabile nello sport: vincere sempre. Vincere senza storia. Vincere facendo sì che accadesse quello che accade solo ai maestosi: lasciare senza parole. Sì, nell’ultimo fine settimana è andato in scena il round di Balaton della Superbike. Il problema, per chi deve raccontarlo, è che basterebbe prendere le cronache delle puntate precedenti e copiaincollare: ha vinto Bulega. In Gara1, in Superpole Race, in Gara2. Praticamente sempre. Raccontarlo significherebbe ripetersi con in più la fatica di trovare parole diverse, non raccontarlo sarebbe, invece, non riconosce a Bulega la roba enorme che gli sta riuscendo. Che fare allora? L’unica è non ignorare e rispondere a quelli del “eh ma vince sempre Bulega e non succede niente” raccontando che invece no, la Superbike ha sempre storie pazzesche pure quando la storia principale ha lo stesso copione.

Ecco, la storia potente, a Balaton, è stata quella di Lorenzo Baldassarri. Marchigiano trapiantato a San marino che con Bulega c’ha pure condiviso anni alla corte di Valentino Rossi, in quella VR46 Riders Academy che culla campioni a Tavullia, e che con Bulega c’ha spartito pure il dramma di un sogno che s’era fatto incubo. Predestinati entrambi. Persi entrambi. Rinati, adesso, entrambi. Bulega prima e Baldassarri esattamente in questo 2026, quando ha accettato la sfida (e la fiducia) che Go Eleven ha voluto per lui: salire sulla moto che era stata di Andrea Iannone. In molti, troppi, erano pronti a scommettere sul fallimento garantito. Non solo dal punto di vista sportivo, visto che Baldassarri aveva dimenticato da un pezzo il profumo della bandiera a scacchi quando sventola, ma pure da quello dell’immagine. Perché Lorenzo è uno “pane e salame” come è pane e salame la Superbike. Ha pure quell’accento lì, Maceratese, che penalizza anche un po’ e come lo avrebbe retto il confronto con l’iper social Iannone?

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Invece l’ha retto. Sia sul piano sportivo. Sia su quello dell’immagine,. Presentandosi esattamente per quello che è: un ragazzo normale che ha sfiorato l’Olimpo e s’è ritrovato su un anello di terra a Montecosaro prima di riscoprire, complice un anno in MotoE, quell’amore e quella passione che da ragazzino gli avevano fatto sognare di diventare un pilota. Semplice e sul pezzo. Genuino e pure di coccio. Sì, perché dopo i podi e i risultati più che buoni dei primi round, il week end di Balaton era cominciato decisamente male per lui: un botto clamoroso in gara1. Di quelli in cui di solito, in Superbike, si abbassa la serranda del box e arrivederci alla prossima. Solo che, quando tutti si chiedevano se Baldassarri c’avesse provato o meno e se i suoi uomini sarebbero o meno riusciti a rimettere insieme la moto, il Balda s’è presentato sui social, tablet in mano con la replica di Gara1, per spiegare d’essere acciaccato, ma pure pronto. Reel pane e salame, insomma.

Il resto, la sostanza vera, è arrivata il giorno dopo: terzo in Superpole Race, dietro all’imprendibile Bulega e all’altrettanto imprendibile Lecuona. E, poi, quarto in Gara2, questa volta alle spalle anche di Yari Montella. “Temevo non mi facessero correre dopo il volo di ieri – ha scherzato il marchigiano con GPOne – Io avevo dato una gran bella botta: sono stato a un passo dal non avere l’idoneità per correre, ma poi questa mattina nel warm up mi sentivo carico. l team ha fatto un grande lavoro per sistemare tutti i danni e della mia povera Lady, la mia moto. Insomma dai: c’era rimasto poco”. Ecco, nel giorno dei grandi eroi a cui va riconosciuto tutto, Antonelli, Sinner e Bulega, c’è pure la lezione di un ragazzo: nel poco che a volte resta, spesso c’è tutto davvero. O comunque tutto quello che conta.

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