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28 aprile 2024

The Racing Masterpiece: a Jerez Pecco Bagnaia ha demolito una leggenda per prenderne il posto

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

28 aprile 2024

Francesco, Pecco Bagnaia: il numero uno. Ce l’ha scritto sulla moto, sulla tuta, nel box. E nella domenica del GP di Spagna c’è scritto anche in classifica vicino al suo nome. A Bagnaia serviva un Marc Marquez così per produrre un capolavoro, che sembra solo l'inaugurazione di una stagione storica
The Racing Masterpiece: a Jerez Pecco Bagnaia ha demolito una leggenda per prenderne il posto

La sala stampa di Jerez è strapiena di giornalisti e fotografi spagnoli. Di fronte alla nostra scrivania sono in cinque a lavorare per Marc Marquez. E se il clima del venerdì è buono, il sabato migliora: Marc scivola a quattro giri dalla fine, ma dopo aver messo in banca una pole position che gli mancava da più di un anno è più l’attesa per la domenica che la delusione per l’occasione persa. Poi però è arrivato Francesco, Pecco Bagnaia. Così bravo da riportarci indietro di 15 anni, forse anche qualcosa in più: da quando non lo si vedeva, al primo giro, un doppio sorpasso all’esterno? Solo quello è il capolavoro di una carriera, che si ricorda a vita, che valida il biglietto. Pecco partiva dalla terza fila, fuori da curva 6 al primo giro era secondo dietro a Jorge Martín. Lì è rimasto, senza pensare alla gomma davanti e a tutto il resto, finché all’11° giro Martín si è steso.

A questo punto Marc Marquez, dalla terza piazza, comincia a risalire. Passa Bezzecchi al 14° giro, poi si mette a picchiare duro per riprendere Bagnaia. Lo spagnolo è più forte nel T3, l’italiano risponde al T4. I due cominciano a produrre tempi senza criterio: record, record, record. Al 2q1° giro lo scontro, inevitabile, dopo che Marquez ha finalmente ripreso Bagnaia, apparentemente condannato a resistere chiudendo tutte le porte. Quella, forse, è la sorpresa più grande: Bagnaia che non resiste, contrattacca. Se serve, sportella. Perché queste sono le corse e lui preferisce dirlo che farselo ricordare. E quell’altro, preso quasi di sorpresa, fatica a reagire, recupera, ci riprova, si perde.

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Perché nel frattempo Francesco Bagnaia fra segnare un 1:37.499 sul finale, è il giro veloce della gara. Lo fa mentre altri piloti viaggiano due secondi e mezzo più piano. Scontato dire che quello di oggi è stato un duello impossibile e irripetibile, come l’emozione che produceva un Valentino Rossi nelle sue giornate più giuste quando contro aveva Jorge Lorenzo, Casey Stoner, Dani Pedrosa.

La sala stampa in tutto questo è come Wall Street nei primi anni duemila, alla fine però applaudono tutti. Noi, quattro italiani seduti vicini, un po’ di più. L’inno suona forte. Il GP delle Americhe ad Austin era stata la gara dell’anno ed è stata superata a piè pari dalla domenica di Jerez. Ecco perché ci sono buone possibilità che questo sia solo l’inizio di un’era d’oro per il motociclismo e per Pecco Bagnaia: i mondiali non si perdono con una scivolata, ma si vincono con gare come questa.

Certo si potrà dire che non ce n'era bisogno, che a un tre volte campione del mondo non serve confrontarsi con un fuoriclasse per misurare il proprio valore. Tant'è che Bagnaia ha vinto tre titoli mondiali, due in fila. Eppure, se vuoi entrare nella leggenda devi prendere il posto di qualcuno: Pecco l'ha fatto.

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