Mettiamo in chiaro le cose fin da subito: Psg-Bayern Monaco è stata una delle partite tecnicamente più belle che abbiamo visto negli ultimi anni. Ritmo altissimo, giocate di livello, gol spettacolari, i giocatori migliori al mondo. Ma l'impressione è stata quella di assistere a una partita di basket. Campo aperto fin dai primissimi minuti, ventidue tiri totali, ribaltamenti continui. Non stiamo parlando di accettazione del rischio, di squadre che giocano a viso aperto, parliamo di un totale disinteresse verso la fase difensiva. A dirlo è anche Thierry Henry, un'esteta del gioco, uno che della tecnica sopraffina, dell'uno contro uno, della fantasia al comando, ha fatto un'arte: “Tutti sui social gridano: 'Oh, che partita!' Ma lo è davvero? Sul serio? Dobbiamo fermarci e smetterla di chiamare questo 'grande calcio'. Quella che abbiamo visto stasera non è stata una semifinale di Champions League. È stato calcio di strada. Dov’è la qualità? Dov’è la struttura difensiva? Ho visto una semifinale stasera in cui l’approccio tattico era essenzialmente: 'tu segni, poi segniamo noi'. È caotico. È da un’area all’altra, sì, ma per tutte le ragioni sbagliate. Ho grande rispetto per il gioco, ma questo… non è ciò che dovrebbe essere una semifinale europea di alto livello”.
È il calcio TikTok, scrollando da un'area all'altra. Un concentrato di novanta minuti di highlights, spettacolare certo, ma l'errore è pensare che tutto il calcio debba andare in quella direzione. Verso un All Star Game che, al triplice fischio, è fine a sé stesso. Perché a calcio si gioca per fare gol certo, ma i gol sono emozionanti proprio per la loro rarità. Un gol deve essere cercato, costruito, sofferto, solo quella ricerca spasmodica e ossessiva può portare all'esplosione in estasi dell'esultanza. Con partite del genere c'è il rischio di assuefarsi al gol, di averne così tanti dal perdere il senso della singola giocata. Ma non è ugualmente emozionante vedere una squadra che difende strenuamente il risultato? Letture difensive che possono essere belle quanto quelle offensive. Meglio del calcio cortomusista, meglio di Milan-Juventus... Sì, ma dov'è la via di mezzo? Proprio quella in cui noi italiani, tacciati di difensivismo, siamo stati i maestri. Noi che avevamo in campo Maldini e Nesta, ma anche Del Piero e Totti, ugualmente campioni, ugualmente spettacolari. “Io non voglio un 5-4. Datemi un 1-0 in cui ogni contrasto sembri una guerra. Datemi una partita in cui i difensori difendano davvero”, continua Henry. “Non ho visto due squadre che sapessero come chiudere una porta e gettarne via la chiave. È spettacolare, è 'calcio da TikTok', ma il gioiello del gioco sta scomparendo. Tutti inseguono momenti, giocate da highlights, numeri. Ma il calcio non riguarda solo il talento individuale che brilla. Riguarda controllo, disciplina e responsabilità collettiva”.
L'alternativa non è un ricordo sbiadito degli anni '90. Esiste, oggi si chiama Atletico Madrid, con Simeone che trasforma la pressione in arte collettiva senza rinunciare a colpire quando serve. Si chiama Arsenal di Arteta, una squadra che costruisce dal basso, pressa alto, ma sa anche quando tenere il risultato. Basta ricordare Real Madrid-Manchester City del 2024: intensità, equilibrio tattico, gol che arrivano come liberazione dopo minuti di tensione, non come conseguenza automatica di una difesa assente. E sarà illuminante lo scontro di stili che avremo nella finale di quest'anno, con due semifinali che hanno messo contro il massimo dell'una e dell'altra scuola.
Il punto non è che PSG-Bayern sia stata una brutta partita. È stata bellissima, in un certo senso. L'errore è quello di imporre questo o quello come unico calcio possibile, non deve diventare il modello, il formato ideale, l'estetica dominante. Perché se ogni partita è un highlight, nessuna lo è davvero.