Uno dei rimpianti di questa Ferrari non può che essere non aver portato in squadra Kimi Antonelli. Sarebbe stato il binomio perfetto, quello che per anni si è cercato ma che è sfuggito quando l’italiano era solo un bambino. E la storia, ormai, è nota a tutti: la Scuderia ci ha provato, ma a convincere la famiglia e il management del tempo è stata la Mercedes, con un programma super definito e, soprattutto, esclusivo.
Aspetti che hanno fatto la differenza, con tutto il resto che poi è venuto da sé negli anni. Prima le vittorie in kart, poi quelle all’esordio in monoposto e, alla fine, la rapida ascesa verso la F1. Un percorso quasi sempre vincente e dominante, lasciando tutti quanti a bocca aperta. E se oggi ci sono i record e la testa nel Mondiale, gran parte del merito è di quell’intuizione di Toto Wolff e Gwen Lagrue, all’epoca a capo del programma giovani delle Frecce d’Argento.
Ai due e alla Mercedes l’italiano è da sempre riconoscente, ma in futuro tutto potrebbe cambiare, senza esclusione di colpi: “Siamo consapevoli di questa possibilità”, ha affermato lo stesso Wolff in un’intervista a Rtbf parlando di un possibile interesse della Ferrari nei confronti di Antonelli, aggiungendo: “Però, Kimi è un pilota Mercedes da quando aveva 11 anni. Avrebbero dovuto prenderlo 6 o 7 anni fa, invece di rendersi conto solo ora di avere un bravo pilota italiano. Certo, faranno di tutto per averne uno in squadra”.
Racconta la verità, ma al tempo stesso lancia una frecciata non indifferente nei confronti della Scuderia, che Kimi se l’è fatto scappare, parlando in perfetto stile Wolff. Lo fa anche quando riflette sulla gestione di questo momento, da sogno ma altrettanto complicato: “I suoi genitori si stanno affacciando in un mondo che non conoscono. I media italiani gli hanno messo molta pressione, paragonandolo ad Ayrton Senna già dalla seconda gara. Ho chiesto loro di calmarsi un po’ perché parlavamo di un 19enne che aveva vinto 2 gare e non 3 mondiali. Ma l’Italia è orgogliosa di avere un giovane pilota. Da molto tempo non ne hanno uno così competitivo”.
Un mix tra presente e futuro, che vede già Mercedes e Ferrari battagliare. Negli ultimi fine settimana di questa stagione è successo più volte, con la W17 quasi sempre davanti, ma a Budapest lo scenario potrebbe cambiare. Tutta questione di layout della pista che, in Ungheria, potrebbe favorire la SF-26.
Dopo Spa ne hanno parlato un po’ tutti e, arrivato nel paddock, un punto della situazione l’ha fatto anche Charles Leclerc: “Penso che questi ultimi weekend siano stati decisamente merito dell’esecuzione. Queste vetture sono estremamente sensibili anche alla minima imperfezione. Fa davvero una grande differenza in pista”, ha spiegato il monegasco ai media presenti in circuito. “Credo fermamente che negli ultimi due weekend abbiamo sfruttato al massimo queste caratteristiche ed è la cosa più importante, anche più della macchina”.
La Scuderia arriva in fiducia e, sulla sfida con i rivali, Charles è chiarissimo: “Personalmente mi aspetto ancora che la Mercedes sia il punto di riferimento e che sia molto difficile batterla nel giro di qualifica, ma è anche vero che sulla carta è una pista che dovrebbe adattarsi un po’ meglio alla nostra vettura. Probabilmente il nostro punto di forza sta nell’equilibrio in curva e nel grip che abbiamo. Su una pista come questa, è fondamentale. Quindi potremmo essere un po’ più vicini, ma alla fine dei conti tutto dipende dall’esecuzione”.
Sarà il fattore chiave, ancora una volta. “Se si è anche solo un po’ fuori dalla finestra di funzionamento della vettura, come abbiamo visto a Monaco, si perde più di quanto le caratteristiche della stessa macchina permettano di guadagnare. Ed è proprio su questo che cerchiamo di concentrarci”. Non parla esplicitamente di obiettivi, ma dopo le ultime gare non ci sono dubbi: quando l’occasione c’è, la Ferrari vuole e deve coglierla. È già successo a Barcellona e a Silverstone e chissà che non ricapiti anche all’Hungaroring.