Lo sport agonistico è mosso da una cosa: spingere l'essere umano al suo limite. Superare i record, essere l'uomo più veloce del mondo, quello che salta più in alto, più in lungo, che nuota più veloce. Lo sport è una continua tensione verso la perfezione umana, del gesto atletico, dell'allenamento, dell'alimentazione, del mindset. Una tensione che incontra un muro apparentemente invalicabile, l'essere umano appunto, e i suoi limiti imposti dalla natura. In America hanno deciso di abbattere questo muro, e come al solito negli States lo hanno fatto in pompa magna. È l'obiettivo degli Enhanced Games, un gigantesco progetto di sport-performance biotech travestito da evento sportivo. In parole semplici, le Olimpiadi dei dopati. Domani a Las Vegas, in un'arena costruita appositamente per l'evento, cinquanta atleti gareggeranno in gare di nuoto, atletica e sollevamento pesi senza controlli antidoping, anzi sotto protocolli farmacologici supervisionati da medici, con l'unico obiettivo di abbattere con la scienza i limite del corpo umano.
A metà tra l'affascinante e l'inquietante, gli Enhanced Games sembrano usciti da una distopia di fantascienza. Nei mesi precedenti all'evento i partecipanti si sono trasferiti in un hotel di lusso ad Abu Dhabi per prendere parte a una preparazione che ricorda l'addestramento del supersoldato di Capitan America. Un'enorme sperimentazione clinica, dove sono stati sottoposti ad un mix di sostanze personalizzate: testosterone e steroidi anabolizzanti, ma anche ormoni come l'EPO, modulatori metabolici, l'Adderall (noto come "droga dello studio") e i peptidi. Tutto sotto l'osservazione e la somministrazione di un team di medici che li ha sottoposti a monitoraggi continui del sangue e supervisione medica costante. Insomma, delle cavie da laboratorio sportive.
Dietro il progetto c'è quel mondo della Silicon Valley di imprenditori ossessionati dal transumanesimo, il movimento culturale e filosofico che promuove l'uso della tecnologia e delle scienze per superare i limiti biologici, fisici e cognitivi dell'essere umano. Un mondo che piace ai CEO delle Big Tech come Elon Musk e Peter Thiel. Non è un caso infatti che il fondatore dei "Giochi" sia l'avvocato ed imprenditore australiano Aron D'Souza, vicino a Peter Thiel, il co-fondatore di PayPal, e tra i maggiori investitori figurino Donald Trump Jr., il miliardario tedesco Christian Angermayer, che si occupa di blockchain ma ha anche fondato Life Sciences, una start-up di medicina psichedelica che investe sulla ricerca per la longevità, e il cripto-investitore Balaji Srinivasan.
Se dal lato degli imprenditori l'obiettivo è la ricerca di una sorta di superomismo tecnocratico, i motivi che spingono gli atleti a partecipare agli Enhanced Games sono decisamente più terreni. Gli atleti olimpici infatti, salvo rare eccezioni, vivono di gloria e qualche spicciolo. Gli Enhanced Games hanno offerto loro compensi milionari: fino a un milione di dollari per un record del mondo e centinaia di migliaia per le singole vittorie. Tra i "caduti in tentazione" tantissimi atleti di alto livello. Il nuotatore britannico Ben Proud, argento a Parigi, ha ammesso: "Dovrei vincere per tredici anni di seguito un titolo mondiale per guadagnare la stessa somma che viene offerta per una sola vittoria qui". Il nuotatore greco Kristian Gkolomeev ha già nuotato 20.89 nei 50m stile libero durante lo "showcase" degli Enhanced Games nel 2025, stabilendo la prestazione più veloce mai registrata su quella distanza, anche se il tempo non è stato riconosciuto da World Aquatics in quanto realizzato in un contesto dopato, e anche lui spiega la sua scelta in termini economici: "Ho nuotato per tutta la vita e non ho mai guadagnato soldi". Ma non solo "dopati", a fianco agli atleti "Enhanced" gareggeranno anche gli atleti "non enhanced". Fra loro il velocista americano Fred Kerley, rivale di Marcell Jacobs ai Giochi di Tokyo, che ha dichiarato: "Il record del mondo dei 100 metri è sempre stato l'obiettivo finale della mia carriera. Questo mi dà l'opportunità di dedicare tutte le mie energie a spingermi oltre i miei limiti per diventare l'umano più veloce della storia", però senza aiuti: "Non ne ho bisogno. Dio mi ha dato piedi veloci per una ragione. E sono qui per mostrare il mio talento".
I più critici sottolineano lo scenario inquietante, sportivi trasformati in topi da laboratorio. La vera obiezione, però, è un'altra: gli Enhanced Games vengono presentati come un evento sportivo, ma di sport — nella definizione più sana del termine, quella del mens sana in corpore sano — non c'è traccia. Lo sport nasce dalla sfida tra l'atleta e il proprio limite, dalla fatica, dalla dedizione, dalla fragilità umana che si trasforma in eccellenza. Togliere quel limite svuota lo sport del suo significato più bello e profondo, e rimane uno show in cui i protagonisti non sono atleti ma dati da battere.
È sicuramente un progetto affascinante, sarà curioso vedere dove si spingeranno gli "atleti". Come affascinanti sono i suoi possibili risvolti dal punto di vista medico e scientifico. È anche una grande provocazione culturale, uno specchio deformante puntato su un sistema — quello olimpico — che di doping ne ha visto fin troppo, solo nascosto e ipocrita. E sicuramente solleva un tema, quello dei compensi degli atleti olimpici. Perché se i migliori velocisti e nuotatori del mondo decidono di rinunciare alle Olimpiadi per gareggiare da dopati non possiamo dare la colpa solo all'élite tecnologica e finanziaria che ha costruito questo circo. E forse qualcuno dovrebbe interrogarsi su questo. Intanto, godiamoci gli Enhanced Games, ma per favore, non chiamatelo sport.