George Russell a Zandvoort è stato profetico. Tutto comincia dal giovedì, in conferenza stampa. L’inglese è nel secondo gruppo e, quando arriva nella sala adibita qui in Olanda, è sorridente. Scambia qualche battuta con Lando Norris e Nico Hulkenberg, riceve gli auguri per il futuro matrimonio e poi torna a parlare di F1 dopo una pausa estiva che dice essere stata fondamentale. Sono state tre settimane in cui ha staccato la spina, dopo una prima parte di stagione molto più tosta del previsto e, ascoltandolo, si ha sensazione di avere di fronte un ragazzo estremamente consapevole del momento che sta vivendo.
Rimanda al mittente tutti i commenti sul titolo Mondiale, dicendo di volersi concentrare solo sulle sue prestazioni e che, poi, tutto il resto verrà da sé. L’importante, continua, “è tornare a guidare seguendo l’istinto”, convinto che solo così potrà lasciarsi alle spalle le difficoltà affrontate fin qui.
Detto, fatto. Terminato il venerdì qui in Olanda, l’inglese artiglia la pole position Sprint con una zampata dell’ultimo secondo, beffando Lando Norris e Charles Leclerc. Gli sono bastati 41 millesimi sul connazionale e 55 sul monegasco per tornare a festeggiare in parco chiuso, seppur con estrema moderazione.
È una pole che vale tanto, soprattutto dal punto di vista psicologico. A confermarlo è lui stesso, appena sceso dalla sua W17 ai microfoni di F1TV: “Ad essere sincero, è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che sono stato in cima alla lista dei tempi in una sessione. Non riesco nemmeno a ricordare quando sia stata l'ultima volta”, ha esordito il britannico.
“Quindi, è bello ricordare a me stesso che non ho dimenticato come si guida. La pausa è arrivata al momento giusto. Certo, è solo la sessione Sprint e c’è ancora del lavoro da fare domani. La qualifica principale sarà quella fondamentale. La McLaren sembra davvero veloce, la Ferrari sembra rapida. Per noi come team è stata una vera sorpresa in queste ultime gare. Ma sì, siamo in una buona posizione”.
Conferma quanto raccontato ventiquattrore prima, prendendosi il cinque da tanti addetti ai lavori dietro le quinte. “Devo essere onesto, sono arrivato in questo weekend con la mente davvero aperta perché non avevo idea di come sarebbe andata”, ha poi ammesso con grandissima onestà.
Ancora una volta, tutto ruota intorno alle sensazioni dentro la sua vettura, quest’anno piuttosto altalenanti: “Il livello di fiducia non era esattamente al massimo. Ma ho solo cercato di ricordare ciò di cui avevo bisogno da me stesso e dalla macchina. Sono entrato in pista quasi trattandola come se fosse di nuovo la prima gara della stagione, senza pensare troppo. Sembra funzionare bene per me. È molto difficile tradurre queste parole in pratica, ma so sempre quando sono con la testa nel posto giusto. Quando si arriva al Q3 riesco sempre a dare il massimo: si tratta solo di assicurarsi di essere nella giusta disposizione mentale prima di quel momento”.
Tutta una questione di testa, la stessa che in questo avvio di Mondiale è stata messa in dubbio più di una volta. In Olanda, però, viene da pensare che prima della macchina e del team, a fare la differenza sia stato lui, soprattutto accettando ciò che è successo fin qui. Sulla garetta, invece, è stato lapidario: “Ad essere sincero, penso solamente a fare una buona partenza”. Per certi versi, e con tutte le incognite del caso, a guardarlo sembra un George Russell 2.0: prima di pensare agli altri, come più volte successo in questo 2026, ha pensato a sé stesso. E almeno stavolta ha funzionato.