Saremo pure reazionari, bacchettoni, nostalgici e tradizionalisti, ma a noi, il Generali Stadium, fa altamente cagare. E, chiariamo subito, l’attuale San Siro è un impianto vecchio e fatiscente, che necessita di un ammodernamento o di una ricostruzione, ma il problema del nuovo stadio di Milan e Inter non è nell’essere “nuovo”, lì sì che saremmo passatisti per partito preso. Ma il problema, piuttosto, è quello di barattare sull’altare del denaro l’iconicità e l’identità di uno stadio e di un’intera città. Possiamo dire, senza alcun timore di smentita, che il vecchio San Siro è uno degli stadi più iconici del mondo. Con le torri, la sua struttura a spirali concentriche, le tribune da cui magicamente la visibilità è ottima anche dalla cima del terzo anello (esperienza personale). Un capolavoro di architettura che ha ospitato la storia del calcio mondiale e le due squadre di Milano dalla seconda metà degli anni ‘20. Un manifesto dell’architettura meneghina, uno dei pochi stadi al mondo capaci di diventare monumento cittadino, al pari del Duomo e del Castello Sforzesco.
Be’, dove è finita quell’identità? Scambiata per la solita struttura emirateggiante, per un cilindrone bianco, uno stadio vuoto, anonimo, uguale a tutti gli altri, che sta a Milano ma che sarebbe potuto essere benissimo a Londra, Parigi, Los Angeles e Dubai.
Dov’è finita l’estetica italiana? Il liberty milanese? Ci ritroviamo con il solito centro commerciale del pallone. Sì, perché ai nuovi padroni del calcio, gli sceicchi e i fondi di investimento, sai che gliene frega della storia di San Siro, l’importante è riempire la pancia degli impianti di negozi e ristoranti.
E poi, a proposito di mercanti nel tempio (del calcio), il nome... Siamo passati da stadio Giuseppe Meazza, le due anime di Milano, il Milan e l’Inter in un solo giocatore, leggenda del calcio italiano, a Generali Stadium. Se non si voleva preservare l’iconicità della struttura lo si poteva almeno fare con il nome, si poteva quantomeno “istituzionalizzare” il nome San Siro, il nome del quartiere che è diventato poi nella vulgata il nome dello stadio. Lo ha fatto il Barcellona con il Camp Nou, l’Inghilterra con Wembley, il Benfica con l’Estádio da Luz, gli Yankees con lo Yankee Stadium. Ma meglio i 600 milioni in 20 anni di Generali, che dopo CityLife si prende a suon di danari un’altra parte della città.
Ma poi, quando la finiremo con questa mania di chiamare gli stadi italiani Stadium? Che i più paraculi diranno che è latino, ma che forse quelli che lo hanno deciso nemmeno lo sapevano, inseguendo la spinta internazionalista.
Ma di che ci sorprendiamo, è solo l’ennesimo passo sul viale del tramonto dei valori (calcistici). Una perdita di identità che per Milan e Inter è iniziata già da anni, dalla svendita a mercanti stranieri. Ci manca solo che, con i dindini del prossimo sponsor, tolgano strisce e colori... a qualcuno è già successo, per info chiamare Red Bull.