Inter-Bruges è finita 3-4, e non è un refuso. L'Inter campione d'Italia ha perso in casa, alla prima a San Siro in questa Champions, contro il Club Brugge di Ivan Leko. Dopo il ko di settembre al Bernabéu, 2-1 per il Real Madrid con gol di Mbappé e Valverde e la rete inutile di Carlos Augusto, fanno due sconfitte su due. La Gazzetta di stamattina ha riassunto tutto in tre parole: «Inter a zero». Zero punti, ovviamente, perché di gol l'Inter ne ha fatti tre. Il problema è che ne ha presi quattro. La partita, in sintesi, è la storia di Tresoldi. Il centravanti italiano del Bruges prima aveva preso una traversa, poi alla mezz'ora ha trasformato il rigore che Calhanoglu gli aveva regalato stendendo Forbs in area. Lautaro ha pareggiato al 44' su invito di Dimarco, e a quel punto sembrava una serata storta ma raddrizzabile. Nella ripresa, invece, al 63' un'uscita sbagliata di Josep Martínez ha lasciato la porta vuota a Tresoldi per il 2-1, e al 74' è arrivata la tripletta, sulla respinta del portiere a un tiro di Forbs. Lautaro ha riaperto all'81', Vermant ha chiuso nel finale con un pallonetto, il gol di Bonny in pieno recupero è servito solo per il tabellino. Prima della partita Tresoldi l'aveva chiamata «un derby», ricordando di essere stato tifoso del Milan. Non serve molto a mandar già più facilmente la sconfitta…
Su Josep Martínez si concentrerà la rabbia, ed è comprensibile: a Madrid era già arrivato un suo errore, ieri un altro, in una partita in cui l'Inter ha anche sbagliato occasioni con Lautaro e Dimarco e preso una traversa con Calhanoglu. Ma fermarsi al portiere è comodo. Una squadra che a San Siro concede un rigore in contropiede, due gol in dieci minuti e un 2-4 a tempo quasi scaduto non ha un problema di singolo, ma di equilibrio. Chivu alla vigilia aveva detto che in Champions «bisogna sempre aggiungere qualcosa in più». Ieri, semmai, l'Inter ha tolto. Ed è un peccato, perché la squadra che ha vinto il ventunesimo scudetto e che sembrava aver trovato la direzione giusta in Europa sembra ancora un'altra cosa.
Il Napoli, invece, si è fatto male da solo in tre minuti. All'Estadio de la Cerámica era partito bene: all'8' Rrahmani ha ribadito in rete il pallone della sua stessa traversa, su cross di Gilmour. Poi Hojlund ha preso un'altra traversa al 22', e un minuto dopo è cominciato il crollo. Un retropassaggio corto di Politano intercettato, Mikautadze che salta Milinkovic-Savic e pareggia al 23'; al 26' Mouriño dalla distanza fa 2-1. Il Napoli ha continuato a tirare, il portiere del Villarreal ha detto di no, e all'86' Oluwaseyi ha chiuso i conti sul 3-1. «Chivu e Allegri battuti», titola la Gazzetta, che quasi quasi ci gode. Massimiliano Allegri da quest'estate allena il Napoli, la scelta di De Laurentiis per il dopo Conte che qui su MOW non avevamo preso benissimo. Anche per lui due partite e zero punti: alla prima, il 9 settembre, era arrivato lo 0-1 casalingo contro l'Arsenal, deciso da Ødegaard al 75'. Contro l'Arsenal ci può stare. Contro il Villarreal, dopo essere passati in vantaggio, molto meno. Il "corto muso" funziona quando il vantaggio lo difendi. Se lo butti via in tre minuti, resta solo il corto.
Ma cosa vuol dire in classifica? Con la formula a 36 squadre, due sconfitte alla seconda giornata non eliminano nessuno: restano sei partite, le prime otto vanno dirette agli ottavi e dalla nona alla ventiquattresima si passa dai playoff. Ma la strada per gli ottavi senza spareggi, come scrive la Gazzetta, adesso è in salita, e il margine d'errore è finito. Inter e Napoli sono entrambe ferme a zero punti. Il calendario offre subito una occasione: il Napoli ospita il Bodø/Glimt martedì 20 ottobre, l'Inter riceve lo Shakhtar mercoledì 21. Sono due partite da vincere e basta. Poi c'è il ranking, che è il conto che paghiamo tutti. Il coefficiente UEFA stagionale decide quali due federazioni avranno un posto in più nella prossima Champions, e l'Italia ci tiene chiaramente molto. Dopo la prima giornata di settembre era decima, con 4,071 punti, a circa mezzo punto da Inghilterra, Spagna e Germania. A tenerla su erano state soprattutto le altre: il 4-1 del Como al Lipsia e il pareggio della Roma a Istanbul con il Fenerbahçe. Ieri le due squadre italiane con più storia europea recente hanno portato zero punti al movimento. Un aggiornamento ufficiale dopo questa giornata non c'è ancora, ma la direzione è chiara. Stasera tocca di nuovo alle altre due: Feyenoord-Como alle 18:45 e Roma-Real Madrid alle 21.
Il paradosso è tutto qui. L'Inter è la prima italiana nel ranking per club, quinta in Europa con 115 punti, il Napoli è il campione d'Italia di due stagioni fa. Sono le squadre che dovrebbero fare da traino. Due giornate non sono una stagione, e chi ha visto l'Inter arrivare due volte in finale negli ultimi anni sa che in Champions le partenze contano meno degli arrivi. Ma una cosa la notte di ieri l'ha detta con chiarezza: in Europa nessuno ti regala niente per il nome che porti. Nemmeno un ragazzo che da piccolo tifava per i tuoi cugini.