Il comunicato ufficiale è arrivato, confezionato nella solita, impeccabile, patina istituzionale: Fabio Quartararo e Alex Rins non saranno più piloti Yamaha dopo la fine del 2026. In termini matrimonialisti si parlerebbe di un mezzo divorzio consensuale, ma somiglia molto più a una liberazione bilaterale. Il legame tra la casa di Iwata e i suoi piloti ufficiali è, nei fatti, un matrimonio di facciata già da tempo, logorato da un infinito elenco di promesse mai mantenute e da una YZR-M1 cronicamente incapace di fare male. Troppo nuova, con quel V4, per pensare di giocarsela davvero.
Nelle note ufficiali, il direttore generale Paolo Pavesio ha cercato di dare il giusto peso storico a un'era che comunque ha toccato vette altissime, spiegando che "sia Fabio che Álex hanno avuto un ruolo significativo nel progetto Yamaha in MotoGP e siamo molto grati per il loro impegno, la dedizione e la collaborazione dimostrati in questi anni". Parole nobili. Necessarie per congedare soprattutto il pilota francese che con il marchio del diapason ha condiviso una parabola umana e sportiva intensissima. "Il percorso di Fabio con Yamaha dura da otto anni, durante i quali abbiamo condiviso grandi successi e momenti difficili. Insieme siamo cresciuti, abbiamo celebrato traguardi che hanno segnato la nostra storia e abbiamo affrontato sfide che ci hanno reso più forti. Al di là dei risultati, è questo percorso che definisce il nostro rapporto e, in definitiva, Fabio rimarrà per sempre una delle vere leggende Yamaha in MotoGP" - ha aggiunto Pavesio. Il palmarès, d’altronde, parla per il nizzardo: undici vittorie, 32 podi e quel titolo mondiale conquistato nel 2021 che sembrava l'inizio di una dinastia. E che invece si è rivelato il canto del cigno della moto e del team che hanno scritto la storia con Valentino Rossi e Jorge Lorenzo.
Da quel trionfo in poi, la luce si è progressivamente spenta. Quartararo ha esaurito la pazienza e le metafore; ha masticato amaro per stagioni intere (con le tasche comunque sempre ben riempite), assistendo all’inesorabile sorpasso tecnologico dei costruttori europei. Oggi Fabio non ha semplicemente terminato gli stimoli, ha finito le parole: la sua mente è già proiettata verso il box della Honda, dove cercherà di ricostruire una carriera e una storia. Per lui, il tempo che manca alla scadenza sarà una lunga, lunghissima transizione. Nel frattempo, i vertici di Iwata si sforzano di mantenere un profilo costruttivo, sottolineando che "Yamaha ed entrambi i piloti restano pienamente impegnati nell'obiettivo comune di raggiungere i migliori risultati possibili fino alla fine della stagione 2026", ringraziando i piloti "per aver contribuito con la loro esperienza e determinazione, aiutando a guidare lo sviluppo della moto e a rafforzare le prestazioni complessive del team".
La situazione sull'altro lato del box, tuttavia, brucia di un fuoco diverso. Álex Rins, arrivato nel 2024 per portare linfa nuova, si trova in una posizione decisamente più scomoda. Lo spagnolo non ha ancora una sella garantita per il futuro e lo spettro di un 2027 a piedi lo costringe a scalpitare. Rins non ha il lusso di poter attendere passivamente la fine del contratto; ha bisogno che la Yamaha gli metta subito tra le mani qualcosa che funzioni, non per vincere il mondiale, ma per dimostrare al paddock di essere ancora un pilota d'élite e autopromuoversi sul mercato. Pavesio ha speso parole d'elogio anche per lui, riconoscendo che “da quando è entrato in Yamaha nel 2024, Álex ha portato una preziosa esperienza, una profonda conoscenza del settore e un impegno incrollabile, giocando un ruolo chiave nello sviluppo del progetto YZR-M1”. Eppure la realtà della pista è ben più.
A Assen, Rins ha chiuso in una anonima nona posizione. Un weekend che lui stesso ha definito produttivo solo per il fatto di aver raccolto qualche punto, ma che ha rimarcato i soliti storici limiti della moto. "È stata durissima –ha detto - All'inizio ero abbastanza contento perché riuscivo a vedere Marc. Abbiamo avuto più o meno gli stessi problemi delle ultime gare. Ho cercato di dare il massimo per rimanere lì, in una posizione sterile. Avrei potuto fare qualcosa in più, ma la moto era molto lenta. Avrei potuto provare a sorpassare, ma non è stato possibile". Sì, sarà pure la fine di una carriera in MotoGP, ma è di quei “the end” che sanno di liberazione. Jorge Martìn e Ai Ogura, che prenderanno il posto di Quartararo e Rins, sono avvisati…