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18 giugno 2026

Un mastodontico Jorge Martín sotto Fentanyl: la madre che faceva braccialetti, Aprilia contro Ducati, la sfida con Bagnaia, Valentino e tutto il resto

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

18 giugno 2026

Due ore e mezza con Jorge Martín per capire tutto di lui. È questo il regalo che ci ha fatto Jase Macalpine, l’australiano host di Gipsy Tales. Jorge, che in studio ci è arrivato direttamente dall’ospedale con i postumi del Fentanyl in corpo, ha parlato di tutto e lo ha fatto in maniera nuova, inedita, anche potente: Norris che lo chiama ‘Ibiza little bastard’, i dati nascosti a Bagnaia, i retroscena del suo mancato passaggio in Ducati ufficiale e non solo

Il podcast Gipsy Tales è una delle cose migliori che sia capitata alle corse in moto. E non solo alla MotoGP, visto che l’australiano che se l’è inventato, Jase Macalpine, è soprattutto un appassionato di fuoristrada, motocross e Supercross. L’arrivo della MotoGP in Spagna, anzi a Barcellona, è stata l’occasione giusta per mettere insieme un paio di interviste, la prima con Pedro Acosta e la seconda con Jorge Martín. Tre ore una, due ore e mezza l’altra. Lui, Jorge, arriva direttamente dall’ospedale dov’era ricoverato in seguito ala caduta nei test di Barcellona. Gli hanno dato del Fentanyl e, racconta, uscendo dalla macchina ha avuto un calo di pressione che lo ha quasi portato a vomitare.

Il tipo gli chiede subito del Supercross, Jorge confessa di vedere gare, documentari, tutto: è bello, spiega, perché le cose cambiano in un attimo. Sulla sua relazione con le moto da fuoristrada invece è molto chiaro: “Ho l’istinto e tenevo aperto anche quando andavo piano, anche se non sono veloce. Uno come Jack Miller mi dà quattro secondi”. Dice anche che allenarsi col cross è pure più conveniente, visto che in pista paghi ogni volta 500 euro di gomme a cui aggiungere benzina, moto e tutto il resto.

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Poi comincia a parlare di MotoGP. Per Jorge l’Aprilia ha ancora margine di miglioramento, è giovane, Ducati invece aveva raggiunto il suo apice l’anno scorso: “Questa è la miglior moto che io abbia mai guidato in vita mia”, spiega. E ancora, a proposito del nuovo regolamento: “Vorrei continuare con queste moto, vanno fortissimo”. Sulla 850 dice che Ducati ha preso un secondo e mezzo al Mugello dalla 1000, mentre KTM: “È veramente avanti, ci sta lavorando da molto tempo”. Difficile però essere d’accordo fino in fondo con lui.

Ad ogni modo Jorge spiega anche, a più riprese, di come si sia convinto che il 2027 sarà l’anno delle giapponesi, che poi è il motivo per cui ha ceduto alle lusinghe della Honda prima e della Yamaha poi, con cui ha firmato lo scorso inverno. “Il mio manager (Albert Valera, ndr) mi aveva detto che c’era questa possibilità con Honda mentre ero a letto dopo l’incidente del Qatar”, ricorda. “Gli ho detto che volevo aspettare e la mia idea a un certo punto è stata di rimanere fermo per tutto l’anno. Ma non sapevo quanto veloce sarei tornato e in quel momento mi era sembrata una alternativa”. A questo si aggiunge il fatto che “Spesso prendo le decisioni sulla mia carriera pensando ai miei genitori”, per poi raccontare di come nei suoi primi anni di carriera la madre vendesse braccialetti a cinque euro e il padre fosse rimasto senza lavoro dopo la crisi del 2008. Cosa sarebbe successo, gli chiede Jase, se non fosse riuscito a vincere la Red Bull Rookies Cup e arrivare nel motomondiale senza valigia? “I guess we’ll never know”, risponde Jorge riprendendo una frase celebre di Kanye West: immagino che non lo sapremo mai.

Martín parla anche molto di sé. Dice di aver dubitato a lungo delle sue capacità e spiega che oggi il suo obiettivo non è vincere, è fare tutto il possibile per vincere. “In questi due anni sono cresciuto di più che negli altri 26”, dice. Questo in buona parte grazie al titolo perso contro Pecco Bagnaia nel 2023: “Dopo aver perso il mondiale a Valencia ho pensato a smettere di correre. Ho detto ‘va bene, ho dato il massimo, ci ho messo le palle lottando come un pazzo per 25 anni’. E cazzo, finisco secondo all’ultima gara. Sono andato alle Maldive con la mia compagna, ho ripreso ad allenarmi, la stagione stava iniziando e… non avevo più voglia di correre. Lì ho pensato di avere bisogno di aiuto. Ho parlato con degli psicologi che mi hanno detto che quella era paura. La paura di perdere perché non volevo che succedesse ancora. Lì ho capito che magari non avrei più vinto ma che non era importante. E ho cominciato a godermela di più, anche perché guidavo perché era il mio lavoro e non perché mi piaceva. Ora è cambiato”.

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Un post condiviso da Jorge Martin Almoguera (@89jorgemartin)

Su quegli anni Jorge parla anche del rapporto con Bagnaia: “Nel ’23 quando ho perso il mondiale con Pecco ero anche contento per lui perché sapevo a cos’era andato incontro per farcela. In Moto3 stavamo in camera assieme, io sono fiero di lui e lui è parte di me, della mia carriera. Anche quando ho vinto io, lui è stato sul podio mentre festeggiavo. Ci portiamo rispetto, non ci siamo mai dati una sportellata”. L’anno dopo però le cose sono andate diversamente: “Puoi pensare che Ducati mi stesse supportando, ma stava supportando Pecco. In Ducati puoi guardare la telemetria degli altri piloti e quindi Pecco poteva vedere la mia. Così in alcuni momenti ho rallentato durante le libere in modo che non potessero guardare i miei dati. Pensavo tipo ‘Ok, ora spingo nei settori uno e tre, mentre il prossimo giro nel settore due e nel quattro’. Poi mettevamo insieme i giri col team, cercavo di nascondermi. Se potevo vedere i dati di Pecco? Sì, anche se magari pure loro nascondevano qualcosa. Ma non puoi farlo sempre, l’ho fatto in due o tre gare in cui avevo un livello completamente diverso dagli altri”. Sulle feste: “Sto con la mia gente, a volte lavoriamo e altre facciamo festa. Non ne faccio tante ma nelle occasioni non mi trattengo mai: Lando Norris, con cui mi trovo spesso a Ibiza, ha cominciato a chiamarmi Ibiza Little Bastard”.

A questo punto racconta anche di quando, nel 2023, aveva firmato per il team ufficiale, che poi gli preferì Bastianini. Stessa cosa l’anno dopo con Marc Marquez. “Mi è successo un po’ quello che è successo a Carlos Sainz con Hamilton: arrivava Marc, solo lui a quel punto avrebbe potuto togliermi il posto”. Jorge dice che Ducati gli ha fatto un favore, perché dal Mugello (quando firmò con Aprilia) è riuscito a concentrarsi soltanto sulla stagione. Poi affonda: “Oggi contratti non sono niente per i costruttori, giocano con noi piloti che diamo il 100%. È difficile da capire per un pilota, ma loro faranno tutto il possibile per vincere. E se loro sono convinti che tu non valga niente, quello è il tuo valore”.

Bello infine quando gli viene chiesto come cambierebbe lui il regolamento. Jorge, che se pensa a una cosa quella è andare più forte, risponde con grande semplicità: “Toglierei la regola sulle pressioni della gomma perché è impossibile sorpassare e toglierei pure il tetto ai litri di benzina disponibili sulla moto, perché voglio sfruttarla al massimo”. Altro che ridurre la cilindrata e il rischio, l’aerodinamica e gli abbassatori. Lui vuole correre e farlo il più veloce possibile, solo quello.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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