Stati Uniti, Canada e Messico stanno ospitando il terzo Mondiale di calcio di fila senza Italia. Noi ci disperiamo, ma intanto l'Italia sta vivendo il momento sportivo migliore nella sua storia. Un italiano è il numero uno nel tennis, nella MotoGP, nella Formula 1, l'Italia domina la pallavolo, vince nella vela, persino nell'atletica che un tempo era un terreno aridissimo per gli azzurri. Ora, addirittura, c'è un Italiano che ha vinto anche nel surf. Parliamo di Leonardo Fioravanti, 28 anni e il 46 sulla schiena, il riferimento è chiaro. È nato a Roma e cresciuto tra le onde di Cerveteri, non esattamente le Hawaii, dove però si è trasferito da anni e dove si allena con i migliori del mondo. La sua è una storia da apripista per l'intero movimento. Ha vinto il titolo mondiale Under 18 nel 2015, poi è stato il primo italiano a qualificarsi per il Championship Tour nel 2017, primo a partecipare alle Olimpiadi, a Tokyo 2020 e poi ancora a Parigi 2024, ora è anche il primo italiano a vincere una tappa del Championship Tour della World Surf League, il massimo circuito mondiale del surf. Una vittoria frutto di sacrifici, lavoro, resilienza quando tutto sembrava impossibile. Una vittoria inseguita per dieci anni, su ogni oceano del mondo, perdendo per un soffio, raccogliendo i pezzi, ricominciando. Il surfista romano ha vinto il Surf City El Salvador Pro, battendo in finale il brasiliano Italo Ferreira, numero uno del mondo, con un punteggio di 15.33 a 10.90.
Ma più che la vittoria il bello, come spesso nello sport, è quello che c'è dietro. Quello che non si vede. “Questo sport è maledettamente duro. Ho dedicato gli ultimi dieci anni della mia vita a ottenere questa vittoria. Ci sono andato vicino molte volte, e sembra irreale” ha detto dopo il trionfo. Già una volta l'aveva sfiorato, nel febbraio 2025, perdendo la finale a Pipeline al tie-break su una singola onda. E lui non lo nasconde: “Mi ha davvero spezzato il cuore. Ma non ho mai mollato, ho tenuto la testa alta. Sai quando dici che il tuo momento verrà? Ho continuato a crederci”. Poi c'è anche spazio per un momento più intimo, ha pensato alla moglie rimasta a casa, che gli ripete sempre la stessa cosa: “Non vincere quando non ci sono!”. Piccoli dettagli che restituiscono la misura di una vita costruita attorno a questo sport, fatta di oceani lontani, partenze, attese, spesso lontani dai riflettori.
Tutto questo rende la vittoria ancora più straordinaria. E poi, diciamocelo, il nostro non è certo un Paese di surfisti. Le coste mediterranee offrono onde irregolari e spesso modeste, le strutture sono poche, la nostra cultura del mare è profondamente diversa da quella atlantica o pacifica. Fioravanti e quelli come lui sono riusciti a diventare professionisti non grazie al sistema, ma nonostante esso. È come se uno cresciuto in mezzo alle pianure diventasse uno straordinario scalatore (spoiler: è successo al ciclista danese Vingegaard). E chissà che proprio questa vittoria non possa diventare un volano per l'intero movimento. Ora Fioravanti sale al terzo posto nel ranking mondiale, numeri che, fino a pochi anni fa, per un surfista italiano erano semplicemente impensabili. Il romano ci ha messo sulla mappa, e soprattutto, ha lanciato un messaggio: si può fare. Anche da qui.