Tra una gara e l’altra, Valentino Rossi trova sempre del tempo per la sua MotoGP. E infatti, qualche attimo prima dell’inizio delle pre qualifiche a Barcellona, eccolo presentarsi nel box del team VR46 inquadrato dalle telecamere di Sky. Chiacchiera con Pablo Nieto e Idalio Gavira, rispettivamente team manager e coach della squadra, poi prende il motorino e inizia a girare per la pista studiando i suoi piloti, ma non solo.
Prima si piazza nella parte iniziale del tracciato seguendo le moto da vicino fino a Curva 7-8, poi sul finale di turno analizza tutto dal maxischermo presente lì vicino. Quando torna in pista lo fa spesso, sempre con il solito occhio a cui non sfugge quasi niente. Poi, tornato ai box, a braccarlo ci pensa Sandro Donato Grosso, già pronto con il microfono in mano: “Quando vengo mi tocca lavorare”, scherza il Doc dopo aver spiegato le attività portate avanti nel corso del turno.
Dice di aver visto un Di Giannantonio in forma e in sintonia con la Ducati GP26, per delle ragioni ben precise: “Tra una pista e l’altra cambiano pochissimo, lavorano soprattutto di messa a punto. Anche in frenata e in ingresso curva è molto efficace e riesce a portare tanta velocità in percorrenza. Naturalmente c’è ancora da lavorare, perché sono tutti racchiusi in pochi decimi, ma mi sembra davvero molto veloce”.
Prima di passare alle domande dallo studio, però, non si può non affrontare l’argomento Bezzecchi. L’italiano è in testa al Mondiale, a Barcellona è già tra i qualificati per il Q2 e, per Rossi, l’essere stato battuto da Martin a Le Mans fa assolutamente parte del gioco: “Bez sta facendo una stagione incredibile. Nelle cinque gare lunghe ne ha vinte tre e nelle altre due è arrivato secondo. È pienamente in lotta per il Mondiale. A Le Mans Martin è stato più forte, ma parliamo comunque di un campione del mondo MotoGP. E infatti oggi anche lui era in difficoltà, fuori dai dieci. La costanza, in questa MotoGP, è difficile per tutti”.
Poi, l’attenzione torna al team VR46. Quelle al Montmelò saranno giornate decisive per il futuro della squadra, che al prossimo anno ci arriverà con Fermin Aldeguer nel box e un Fabio Di Giannantonio verosimilmente ai saluti, insieme a Franco Morbidelli.
Prima di tutto, però, Valentino sottolinea il lavoro portato avanti nel tempo con il pilota romano, finalmente in lotta costante nelle posizioni di vertice: “Siamo molto contenti di quanto fatto con Di Giannantonio. Quando abbiamo iniziato insieme era senza sella e anno dopo anno siamo cresciuti insieme, fino a vederlo oggi così competitivo. Certo, c’è il rischio che possa andare via e ci dispiacerebbe, ma siamo orgogliosi del percorso fatto”.
Qualora Diggia dovesse accettare l’offerta KTM, per VR46 i nomi per la seconda sella a disposizione sono tre: Bulega, Marini e, dopo le ultime prestazioni convincenti in Moto2, Celestino Vietti. Rossi rimane abbottonato, confermando che è ancora tutto aperto: “Per il futuro vorremmo mantenere almeno un pilota italiano nel team, perché la nostra squadra è sempre cresciuta insieme ai piloti italiani. Ci sono diverse opzioni, ma ancora nulla è deciso”.
Terminato il momento mercato, dallo studio gli chiedono di questa MotoGP e di come ha visto i piloti da bordo pista. “Mi ha fatto una grandissima impressione anche Alex Marquez, mi sembra molto veloce”, spiega, mentre più a limite gli sono sembrare le Honda: “Non vanno male, ma manca un po’ di grip al posteriore e la moto si muove parecchio. Mir ha fatto un gran giro, molto al limite, mentre Zarco si è migliorato proprio alla fine. Però direi che non sono male”.
Ma cos’è cambiato dal 2025 al 2026 in termini di valori in campo? Valentino ha le idee chiare: “La Ducati aveva un vantaggio evidente, soprattutto nelle prime gare. Adesso invece tutte le moto sono molto simili. Mi sembra che tutti abbiano fatto un grande passo avanti sull’elettronica, soprattutto in apertura del gas e nelle curve lunghe. Anche le altre moto sono più pulite e più dolci da guidare: è come se gli altri costruttori avessero raggiunto il livello Ducati sotto questo aspetto”.
È una MotoGP in cui tutti sono vicinissimi e il Doc lo sottolinea, parlando di dettagli che faranno la differenza anche a Barcellona. Ma soprattutto, è una stagione in cui il tricolore può tornare a farla da padrone dopo due anni di vittorie spagnole tra Martin e Marquez. Tutto è aperto, sia per la gara che per il mondiale.