Siamo partiti da casa che era ancora buio, io da Venezia e Leonardo, che ha filmato la giornata, da Milano. Soldi in tasca per pagare a malapena la benzina. Non avevamo mai visto Camilla in faccia, eppure l’idea che lei non ci avrebbe visti neanche dopo, cieca da quando aveva sette anni, in qualche modo ha reso tutto più semplice: se si fida lei di farci entrare in casa sua, se è disposta a questo, non possiamo essere nervosi noi che qualcosa vada storto, andrà bene. L’idea è semplice: facciamo due parole, la carichiamo in macchina e partiamo per Chivasso, dove Pecco Bagnaia ci dovrebbe concedere un quarto d’ora per chiacchierare assieme. Camilla vive in un piccolo monolocale nel centro di Bologna, ha una canzone di De Gregori stampata a grosse lettere in rilievo sul muro e dorme con Juliette, un Labrador nero dagli occhi dolci che le fa da cane guida. “Mi sveglia sempre alle cinque per essere sicura che io sia ancora viva”, racconta. Camilla accende la luce quando arrivano gli ospiti. È leggera, spigliata, diretta. I capelli viola e un piercing al naso. Mi aveva scritto qualcosa come un anno fa, sui social, per parlare di corse e di MotoGP dopo aver ascoltato un’intervista che avevo fatto a Pietro Bagnaia in un van parcheggiato nel paddock di Assen, chiedendomi poi se sarebbe mai stato possibile farle conoscere Pecco.
Succede, a distanza di sei mesi, che i ragazzi del Fan Club trovano l’occasione giusta tra una gara e l’altra. Camilla racconta che per lei gli sportivi, ma pure i personaggi pubblici, sono come i protagonisti di un romanzo: li immagini, li fai un po’ tuoi, lasci che le loro storie ti suggeriscano i tratti del loro volto e il modo di muoversi che hanno. Dice che detesta quando le viene chiesto di toccare il volto di qualcuno, che è una cosa veramente troppo intima per essere fatta così, a comando. Camilla ha un olfatto estremamente sviluppato, tanto che è in grado di riconoscere le persone per strada a decine di metri senza che parlino e, allo stesso modo, riesce a cogliere un gran numero di sfumature nei suoni: distingue la moto di Bagnaia da quella di Morbidelli, dice che quella di Bezzecchi a differenza delle due Ducati scoppietta e racconta di quando, appostata alla curva della Quercia per il Gran Premio a Misano, ha sentito la caduta di Bagnaia. Di tanto in tanto se ne esce con frasi potenti, esagerate: “Una volta ho sognato anche di guidare una moto, in un lunghissimo rettilineo. È stato bellissimo, ho capito perché i piloti sono così felici”.
Le corse l’affascinano anche perché, spiega, se a calcio ci ha giocato e a tennis potrebbe provare la moto non potrà mai averla, è troppo lontana anche da una situazione surreale come quel film con Al Pacino, Profumo di Donna, in cui il protagonista cieco guida una Ferrari per le strade di New York. Parliamo de Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, del Grecale di Murubutu.
Arriviamo a Chivasso già piuttosto provati, Camilla è molto tesa. Le facciamo accarezzare le tute, i caschi e i tanti oggetti in mostra. Pecco arriva con un sorriso, gli avevamo scucito un quarto d’ora ma lui è rimasto per quaranta minuti in uno scambio che è impossibile raccontare in video: la timidezza iniziale ha lasciato spazio in fretta a una chiacchierata leggera, anche divertente, finita a stabilire in quali ristoranti valesse la pena mangiare a Bologna. Pecco si fa consigliare qualche trattoria, lei è tutto un tortellini qui, tagliatelle lì, lasagne là: un bel momento. “Adesso è reale”, dice sulla via del ritorno. “È Pecco”.
Leonardo perderà il treno per Milano, Camilla mi manderà un messaggio così commovente da farmi saltare un battito. Ci diciamo che bisogna credere nella legge dell’attrazione, che bisogna provarci. Che in qualche modo, se vuoi davvero, le cose succedono anche per te, magari non in fretta quanto vorresti e senza risolverti la vita. Anche se a volte non possiamo vederlo.